A Sanremo, Paolo Jannacci e Stefano Massini, il dolore per i morti sul lavoro

A Sanremo, Paolo Jannacci e Stefano Massini, il dolore per i morti sul lavoro

A Sanremo, Paolo Jannacci e Stefano Massini, il dolore per i morti sul lavoro Photo Credit: foto agenzia fotogramma.it


Un momento di serietà e riflessione sul palco dell'Ariston con Paolo Jannacci e Stefano Massini che con il loro monologo ricordano le tante vittime sul lavoro

Il Festival di Sanremo non è solo fatto di canzoni, allegria, spensieratezza, ma è anche un momento per parlare anche di uno dei drammi del nostro tempo: le morti sul lavoro. In questo caso è  il monologo portato sul palco dal duo Paolo Jannacci e Stefano Massini. Introdotti da Amadeus che ricorda come  “Quattro persone muoino ogni giorno in Italia sul posto di lavoro”, tragedie che raccontano di “Un’esplosione devastante, i testimoni: lo abbiamo visto sparire come in un lampo. Quell’uomo lasciava un bimbo di un mese”. Ispirati a quel tragico evento che è la morte sul lavoro, Paolo Jannacci e Stefano Massini hanno composto la canzone; "L’uomo nel lampo" che racconta la storia di un operaio che muore in un'esplosione in fabbrica e lascia un bambino di pochi mesi. Massini poi ricorda che: "C'è un amore di cui non si parla mai, ma fondamentale, quello che dovremmo avere per i nostri diritti, quelli che ci spettano, chiunque tu sia. Viva la dignità".



Il testo del monologo

Ehi, ehi Michè,

Sono io Michè, questa voce lontana

Dicono, sai la vita è strana

Ma più che strana è proprio bastarda

Ed io lo so perché mi riguarda

Da quando il mio filo si è rotto

Sono una foto appesa in salotto

E in quella foto oltretutto...

Ma dai Michè son così brutto

Occhi chiusi, viso scuro...

Che se mi avessero detto giuro

Questa foto resterà di te

Accidenti Michè, mi sarei messo in posa

1,2,3, flash, perfetto

Sono io, sì, sono l'uomo di cui ti hanno detto

Che un lampo mi portò via

E di me non resta, che una fotografia

C'era una volta un uomo che vide come un lampo

sorrise e alzò le mani come per abbracciarlo

L'uomo nel lampo che non è più tornato

Lo videro in quel lampo e lì si è addormentato

Proprio quel lampo che portò via mio padre

e che da quel momento è musica nel vento

Sai Michè,

non è che sono solo in questo posto

C'è più folla che a Rimini ad agosto

Tutti come me finiti fuori pista

Tutti fuori dalla lista

Tutti con il marchio addosso di questo paradosso

Che il lavoro porta sotto terra

e l'operaio muore come in guerra

Ma io Michè, io che ridevo anche dei guai

io, che la battuta non mi mancava mai,

Quando mi dicono: "la fabbrica è una miniera"

No, piuttosto è una galera

Perché loro si fanno l'ora d'aria

e pure noi, nel senso che saltiamo in aria...

E nelle fiamme di 6 metri e via..

Passi da uomo a fotografia.

C'era una volta un uomo che vide come un lampo

sorrise e alzò le mani come per fermarlo

L'uomo nel lampo che non è più tornato

Lo videro in quel lampo

Questo lampo non ha odore ne colore

Il lampo uccide ma senza far rumore

Poi ti guardi ad uno specchio

E lì vorresti perdonare

E vabè, basta dai...

Da questa foto mi guardo intorno

E non ho smesso un solo giorno

in silenzio fotografato e muto di dirti:

"ciao Michè, sono il padre che non hai conosciuto"


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