Age shaming in Usa, che fine fanno le conduttrici tv quando invecchiano

03 gennaio 2021, ore 08:00 , agg. alle 17:32

Trattate come merce scaduta, pagate meno e discriminate, è terminata così in America la carriera di 5 donne del piccolo schermo

Prima regola del mondo dello spettacolo. Vietato invecchiare. Lo sanno bene tutte le persone che lavorano nello show bussines. Ma quello che è accaduto a cinque conduttrici televisive americane ha davvero dell’incredibile. Perché si è toccato il gradino più basso, nel rispetto dell’essere femminile, con il cosiddetto “Age shaming”, la discriminazione in base all’età della donna, costretta a restare sempre giovane per restare sulla cresta dell’onda. Alla fine "la triste vicenda" si è conclusa con un patteggiamento. E non sono mancate le critiche.   


Cinque conduttrici televisive hanno chiuso i loro contratti, dopo una lunga battaglia legale

La storia ha destato molto clamore. Cinque conduttrici della rete tv via cavo NY1, dopo 18 mesi di battaglia legale hanno accettato di dimettersi. Tutte hanno raggiunto un accordo extragiudiziario con l'emittente che le aveva emarginate rispetto a colleghe più giovani e di minore esperienza o a coetanei maschi. Una vicenda che ha sollevato negli Stati Uniti, davvero, un polverone.


Con un patteggiamento è finita la “brutta storia” di age shaming

Non si conosce l’entità economica dell’accordo raggiunto dalle parti. E’ stato solo sottolineato, dalle persone coinvolte nella vicenda, che l’intesa è stata siglata raggiungendo il miglior interesse di tutti, attraverso un patteggiamento. Le accuse choc delle cinque conduttrici televisive. Con il patteggiamento si è chiusa una vertenza per discriminazione sessuale e 'age shaming', in cui le cinque donne, di età compresa tra i 41 e i 62 anni, avevano accusato NY1 di averle trattate come merce scaduta. 


Quali sono le vittime di atti discriminatori in base all’età  

Tra le conduttrici, protagoniste di questa triste vicenda, c'è Roma Torre, due premi Emmy e la prima assunta nel 1992 dal canale che trasmette non stop notizie a tutto campo sui cinque boroughs di New York: "Da allora sono stata il volto della rete" si legge nella denuncia. Il gruppo, come sottolineato, è composto da cinque conduttrici televisive. Le altre quattro sono Amanda Farinacci, Vivian Lee, Jeanine Ramirez e Kristen Shaughnessy. Tutte hanno denunciato NY1 per averle discriminate sia dal punto di vista dello stipendio sia e degli spazi concessi in onda rispetto a colleghe più giovani o a maschi con simile anzianità. 

 

Nessuno spazio per un dialogo costruttivo da parte dell’emittente

Con l'azione legale le cinque donne avevano sperato di aprire un dialogo sul modo con cui le conduttrici non più giovani vengono trattate in tv. "Ci considerano eliminabili, come se avessimo una data di scadenza, mentre i nostri coetanei maschi, più passano gli anni, più acquistano fascino" hanno spiegato le conduttrici. L'addio delle cinque conduttrici televisive ha sconcertato i fedelissimi di NY1 tra cui il governatore dello stato di New York Andrew Cuomo. Quest’ultimo ha commentato polemicamente su Twitter: "Il 2020 è stato un anno segnato da molte perdite, ed eccone un altra".  


Il primo caso di age shaming negli Stati Uniti 

La prima a fare causa per 'age shaming' è stata nel 1983 Christine Craft. La conduttrice televisiva ha ottenuto in tribunale mezzo milione di dollari di danni da una affiliata della Abc. 


Age shaming in Usa, che fine fanno le conduttrici tv quando invecchiano
Tags: conduttrici tv, Age shaming, battaglia legale, discriminazione, fine carriera

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