Buon compleanno, Mina, gli ottant'anni del mito della musica italiana che dal 1978 non appare in pubblico

Buon compleanno, Mina, gli ottant'anni del mito della musica italiana che dal 1978 non appare in pubblico

Buon compleanno, Mina, gli ottant'anni del mito della musica italiana che dal 1978 non appare in pubblico


Il compleanno della cantante che da oltre quarant'anni non appare più alimentando un mito che non ha età come l’arte del suo canto

Nel ’78 l’ultima apparizione

Oggi Mina compie 80 anni, un dato definitivo, scientifico, oltre che anagrafico. Forse l’unico che vive oltre l’indefinibilità del suo personaggio, del suo mito, della sua stessa fisionomia artistica. Mina è un universo metafisico, una voce, una figura stilizzata e quasi fumettistica stampata sulle copertine dei suoi dischi, un omaggio all’Arte del Canto e della Canzone. Certo è una donna che ha sofferto, gioito, peccato, amato come tutte le donne del mondo, con i suoi vizi e le sue debolezze. Una madre, una nonna e, da poco, una bisnonna. Ma non è un’immagine, non è lo è più da quel lontano 1978 quando tenne l’ultimo concerto alla Bussoladomani al Lido di Camaiore.

Quella volta che disse no a Tv Sorrisi e Canzoni

Poi basta. Niente interviste, foto, apparizioni televisive, promozioni discografiche. Solo musica, lo spartito tra le mani, il testo della canzone sul leggio e buona la prima. Solo il tragitto breve tra casa e studio di registrazione e il proverbiale rifiuto ad avere il benché minimo scambio di battute con i giornalisti, la critica. Ricordo un episodio di una quarantina di anni fa. Il potente direttore di Tv Sorrisi e Canzoni Gigi Vesigna che la conosceva bene le telefona. “Ti mando un mio giornalista a trovarti”. Lei decisa: “Se vuole stare qui ad ascoltare il mio nuovo album va bene. Ma niente chiacchiere, niente foto”. Quel giornalista ero io e l’album l’avevo già ascoltato in anteprima. Così non se ne fece nulla. Per cercare di scrivere un articolo che non fosse la pedissequa lista di titoli di canzoni con relativo giudizio annesso, la qual cosa non interessa proprio a nessuno, mi sono attaccato al telefono e ho incominciato a chiedere di lei alle personalità dello spettacolo che avevano avuto modo di incontrarla, di lavorarci assieme. Molte dichiarazioni di circostanza, qualche aneddoto. Ricordo ciò che mi disse Amanda Lear: “Ti devo dire che è la più grande? Ma questo già lo sai. No, posso dirti invece che con lei mi trovo a mio agio, perché le piacciono gli uomini come a me…”. 


Duemila canzoni all’anno

Chiusa nella sua dimora di Lugano, Mina ha condotto programmi radiofonici su RadioRai, ha realizzato video per gli sponsor in cui appare di persona. Fine. I suoi interlocutori sono il figlio Massimiliano, music maker di valore, spalla artistica importante, e una folla da stadio di autori che le inviano le loro proposte. Si pensa che siano oltre duemila all’anno, spedite a un indirizzo senza indirizzo. Solo: Mina, Lugano. Fino al 2015 quella miriade di sconosciuti alla ricerca di identità poteva contattarla alla casella account ‘Inediti per Mina’. L’intasamento sistematico ha consigliato di tornare all’antico rito del postino. Ha venduto oltre 150 milioni di dischi e si è assicurata una pensione dorata. 

L’ultimo no a Silvio Berlusconi

Qualche anno fa è girata una voce che, con l’andare del tempo, ha assunto le dimensioni di una leggenda metropolitana mai smentita: un’offerta indecente di fronte alla quale qualsiasi altro personaggio avrebbe ceduto. Si dice che l’idea fosse di Silvio Berlusconi. Un solo concerto live allo Stadio Meazza di Milano, la ripresa televisiva di Canale 5 che si sarebbe impegnata a diffonderlo in tutto il mondo, una ricca percentuale sugli sponsor. E per farle dire di sì, un assegno in bianco. Niente da fare. Mina non va contro il copione che le impone il suo Mito senza prezzo, la sua somma grandezza che la differenzia da tutti gli altri. Finisce lì con quell’ennesimo rifiuto l’utopia che ogni italiano serba dentro di sé: rivedere Mina in carne e ossa, toccare con mano le proporzioni del suo smisurato talento. Godere con lei grappoli di canzoni che la Storia conserverà sempre nell’archivio delle opere d’arte. 



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