Comunità politica europea, dall’Armenia Meloni critica Trump: “Sbagliato il disimpegno Usa dalla Nato” Photo Credit: AnsaFoto.it/US Palazzo Chigi
04 maggio 2026, ore 15:48
La presidente del Consiglio ha rincarato la dose in questo modo: “L'Italia ha sempre mantenuto gli impegni, lo ha sempre fatto sempre nell’ambito dell’Alleanza Atlantica, anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti, in Afghanistan come in Iraq”
Dall’Armenia, prima di volare a Baku, Giorgia Meloni parla brevemente con la stampa al termine del vertice della Comunità politica europea, e coglie l’occasione per rispondere per le rime alle minacce di Donald Trump di voler ritirare le truppe Usa dall'Italia (oltre che da Spagna e Germania). «Non so cosa accadrà, ma non condividerei questa scelta. Da tempo gli Usa parlano di un disimpegno in Europa, dobbiamo rafforzare la nostra sicurezza e crescere nella capacità di risposta. E' comunque è una scelta che non dipende da me, personalmente non la condivido, l'Italia ha sempre mantenuto gli impegni, lo ha sempre fatto sempre in ambito Nato anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti, in Afghanistan come in Iraq».
Iran
Ma non solo, a proposito della guerra in Iran scatenata da Donald Trump, Meloni attacca di nuovo: «A livello di patto atlantico nessuno si è presentato in una sede formale a chiedere un sostegno degli alleati sulle scelte che stava facendo». Però comunque la fiammella del dialogo con la Casa bianca resta accesa, perché venerdì alle 11.30 a Palazzo Chigi è atteso il segretario di Stato Usa Rubio, che sarà a Roma da mercoledì a venerdì per incontrare il Pontefice e «le controparti italiane»: incontri, questi ultimi, «che si concentreranno sugli interessi di sicurezza condivisi e sull'allineamento strategico», conferma il dipartimento di Stato americano.
Crans Montana
E non è tutto. La premier parla poi anche del colloquio avuto con il Presidente della Confederazione Elvetica, Guy Parmelin. «Ho avuto molti incontri bilaterali, quello con Carney» ma «anche con il presidente della Svizzera sulla annosa questione delle fatture ospedaliere, per ora ho avuto intanto la garanzia che non saranno inviate fatture alle famiglie» della tragedia di Crans-Montana, «poi vediamo come gestire la questione sul piano bilaterale». Nel corso del confronto, quindi, la premier ha raccolto l’impegno di Parmelin affinché alle famiglie dei ragazzi italiani colpiti dalla tragedia di Crans Montana non venga richiesto alcun onere relativo alle cure ospedaliere prestate in Svizzera. Per quanto riguarda la questione della fatturazione delle spese ospedaliere tra gli Stati, il Presidente Parmelin ha fatto presente che sono in corso gli approfondimenti del Consiglio federale svizzero volti a individuare una soluzione accettabile. Meloni ha ribadito la piena disponibilità a mantenere un’interlocuzione costante al fine di agevolare una rapida e definitiva risoluzione della vicenda.
I lavori
Queste dunque la parole fuori dall’intervento dal palco, da dove Giorgia Meloni ha utilizzato parole altrettanto nette: «Con la pandemia di Covid-19 e la guerra in Ucraina, l'Unione Europea ha dimostrato di saper rispondere alle emergenze ma "ora" è il momento che alzi il tiro e passi dal sapervi reagire al saperle prevedere». Provando anche a dare la sveglia a Bruxelles: basta soluzioni d'emergenza, ma pianificazione e reazione. «Le crisi incidono sulla qualità delle nostre democrazie: quando i cittadini percepiscono che le grandi sfide non sono governate, perdono fiducia nelle istituzioni», dice Meloni. Che poi ha aggiunto: «La strategia a lungo termine non dovrebbe concentrarsi solo sui Paesi che la pensano allo stesso modo ma anche sul nostro vicinato geografico. Credo che dovremmo anche concentrarci, ad esempio dal punto di vista dell'Italia, molto di più sul nostro vicinato mediterraneo. Dovremmo lavorare anche su un formato come la questo della Cpe, la Comunità politica europea, che è fondamentale in questo periodo, concentrato però sullo spazio geografico del grande Mediterraneo». Non a caso, Meloni conclude facendo riferimento pure ai flussi migratori, che vanno controllati per evitare «quanto accaduto nel 2015»: «I flussi migratori incontrollati mettono a dura prova la sicurezza dei cittadini e, se sfruttati come minaccia ibrida, anche la stabilità degli Stati. Ma non è tutto. Influiscono anche sull’economia, mettendo a dura prova le risorse pubbliche e incidendo sul mercato del lavoro; indeboliscono la competitività. Ciò indebolisce la competitività aumentando l’incertezza e le tensioni sociali. Ha anche legami con l’energia, poiché dobbiamo anche affrontare il fatto che molti flussi provengono da regioni instabili che sono fondamentali per i nostri approvvigionamenti energetici».



