Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. L'identikit di chi uccide

Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. L'identikit di chi uccide

Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. L'identikit di chi uccide Photo Credit: agenziafotogramma.it


Il Capo dello Stato Sergio Mattarella e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni hanno condannato un fenomeno in grande espansione. Oggi sentenza contro Impagnatiello e requisitoria per Turetta

Diritto violato delle donne di poter vivere una vita libera e dignitosa, è insufficiente quanto fatto finora, questo il monito del capo dello Stato, Sergio Mattarella, in occasione della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Un comportamento che non trova giustificazioni, radicato in disuguaglianze, stereotipi di genere che tollerano o minimizzano gli abusi, dice il presidente per stimmatizzare un fenomeno che ha numeri impressionanti. Anche la Presidente del consiglio, Giorgia Meloni, è intervenuta sul tema, ha ricordato il numero per segnalare le violenze il 1522 e ha voluto ricordare alle vittime che non sono sole. 

CHI UCCIDE

Quest’anno in Italia l’identikit di chi commette un femminicidio corrisponde a un maschio, che vive nelle regioni del centro, più solitamente in piccoli comuni, ha più di 64 anni, uccide con un’arma da fuoco o da taglio, più raramente a mani nude, ed è un parente stretto della vittima: il compagno o magari il figlio. Nel 2024 fino ad oggi, ha ucciso 99 volte, circa 1 volta ogni 3 giorni. Lo dice l’11mo rapporto Eures, che spiega che nel 90% dei casi le vittime sono donne che vivono o hanno vissuto una relazione di coppia con l’omicida, in alcuni casi sono le figlie dell’assassino, per lo più sono italiane, la casa diventa il luogo più pericoloso per queste donne, dove si consuma l’orrore. e poi, ci sono le Giulie, i Turetta e gli Impagnatiello.

LE DONNE OGGI

Mentre Montecitorio si tinge simbolicamente di arancione, il colore della campagna dell’Onu, il presidente del tribunale di Milano Fabio Roia stigmatizza: il problema non sono i migranti ma il patriarcato. Una ricerca condotta dal Museo del risparmio di Torino, con Episteme, su un campione rappresentativo della popolazione ha evidenziato che nel 2020 le donne che non avevano un conto corrente, né cointestato né condiviso, erano il 18%, in pratica una su cinque. Tra quelle che il conto corrente ce l’avevano, l’82%, solo il 67% ha un accesso autonomo: in pratica a gestirlo è il cointestatario. Secondo altre indagini le donne senza un conto corrente sarebbero addirittura il 30%. In realtà, non sarebbe difficile avere dati più dettagliati sulla situazione, ma quando si parla di credito entra in gioco la questione della privacy, e diventa difficile andare in profondità. Quello che si sa è in ogni caso già abbastanza per rendere chiaro che le italiane sono ben lontane dall’indipendenza economica, con tutte le conseguenze che ciò comporta. Riassumibili in una sostanziale mancanza di libertà d’azione e reazione, anche di fronte alla violenza di genere.

ALCUNI DATI

Il 53% delle donne che lavorano nella stragrande maggioranza guadagna meno dei mariti/compagni. In queste condizioni è già un risultato se hai la firma su un conto in comune. Il lavoro è la condizione abilitante a monte di tutto. Siamo l’ultimo Paese in Europa per tasso di occupazione femminile, dopo il Covid abbiamo fatto qualche passo avanti ma le donne che lavorano sono sempre 53 su 100. Le altre 47, quelle che un posto ce l’hanno, poi, non se la passano benissimo. Nel senso che sono molto più precarie degli uomini. E quando vivi di contratti a termine o a chiamata è chiaro che guadagnerai di meno del marito/compagno perché, tra un contratto e l’altro, ci saranno sempre periodi in cui sei costretta a rimanere a casa. Per non parlare del part time, “riservato” in gran parte alle donne che pure vorrebbero lavorare a tempo pieno (il 60% del part time femminile è involontario).

GIULIE

Accomunate dal nome e da un destino tragico, vittime di uomini che dicevano di amarle: Giulia Cecchettin e Giulia Tramontano. La prima è vittima dell’ultimo atto di controllo esercitato da Filippo Turetta. Questa la tesi esposta nella requisitoria dal pm per il delitto commesso 11 novembre del 2023, Turetta è accusato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà. Cui si aggiungono stalking, sequestro di persona, occultamento di cadavere, che potrebbero comportare una condanna all'ergastolo. Turetta è presente nell'aula della Corte d'Assise di Venezia, assente, invece, il papà della vittima, Gino Cecchettin. Per Alessandro Impagnatiello la sentenza è attesa verso le 12.30 di oggi. l’ex barman è accusato di aver ucciso con 37 coltellate Giulia Tramontano incinta al 7mo mese del loro bambino, nel maggio dell’anno scorso, perché erano un ostacolo alla sua nuova vita con l’amante. I familiari di Giulia, arriveranno per la lettura del verdetto.



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25 novembre
femminicidio
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