Il mito di Marilyn Monroe: 60 anni dopo la sua scomparsa, la ricordiamo così

12 agosto 2022, ore 13:00 , agg. alle 14:25

Marilyn Monroe, nome d’arte di Norma Jeane Mortenson Baker Monroe, è stata più che una stella di Hollywood. Con grandi difficoltà, stiamo imparando a raccontarla

Passano gli anni, ma lei no. Marilyn Monroe rappresenta ancora oggi un enigma difficile da risolvere, eppure il suo fascino è rimasto ineguagliato. Sono passati 60 anni, e fiumi di inchiostro si spendono per decifrare l’incarnazione di luci e ombre che caratterizza lo star system, ma non solo. Ecco come cinema ed editoria celebrano la Dea.

PERCHE’ PARLIAMO ANCORA DI MARILYN

È difficile illudersi ancora che “Marilyn” sia riducibile una bambolina da copertina e poco più. La sua iconicità va ben oltre il bel visino, il fisico da capogiro e lo sguardo sognante. In un momento storico in cui possiamo fregiarci della capacità di andare oltre la sessualizzazione della figura femminile, tentiamo finalmente una conoscenza più onnicomprensiva di ciò che la diva ha significato per il cinema, l’arte, ma anche, per vie traverse, la psicologia e il giornalismo. A ben vedere, non è quasi mai appartenuta a se stessa, Marilyn: strattonata tra un’infanzia turbolenta (i cui poli portanti sono un padre sconosciuto e una madre tendenzialmente depressa, che presto fu ricoverata in clinica), un passato familiare di disturbi mentali e una carriera da modella e attrice che la inserì in un microcosmo estremamente accidentato, quello dello show business, Norma Jeane diventa subito oggetto di altri. Basti pensare a quanto la sua morte alla fine non sia stata totalmente sua, strumentalizzata per raccontare le magagne di uomini più importanti di lei, i Kennedy. Eppure, ancora giovanissima, è lei a scegliere la carriera dell’attrice. Quando inizia a essere scelta e contattata è già un concentrato di sensualità, ma è anche una personalità non lineare, che successivamente verrà analizzata in ambiente psichiatrico e considerata potenzialmente una “personalità borderline”.

CHI E’ MARILYN

Marilyn Monroe è innanzitutto un mix di contraddizioni: fascino e mistero, sesso e amore, tragedia e vitalità, fragilità e carattere, notorietà e solitudine. Non dobbiamo stupirci che ci sia tanta difficoltà nel restituirne una rappresentazione adeguata, o quantomeno veritiera (lei stessa, secondo varie testimonianze, ebbe non pochi problemi a distinguere la verità dalla sua fantasia). Possiamo però rendere omaggio alla sua complessità. C’è dell’ironia nel fatto che il nome di battesimo, Norma Jeane, richiami la parola “normal”. Semplicemente “normale” Marilyn, che volesse o no, non lo fu mai.

TRA BLONDE E DEA: LE VITE DI MARILYN MONROE

Marilyn Monroe fu una grande lettrice. Nella rappresentazione che se ne è voluta dare pochi amano ricordare la sua inesauribile curiosità, che tanto dice di una mente complessa, per certi versi danneggiata, ma sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo. È facile raccontare la storia di una bionda un po’ svampita che se ne andava in giro a far innamorare gli uomini. Per fortuna, la carta stampata ci viene in aiuto: è La Nave di Teseo a farsi carico di questo ricordo doloroso, portando nelle librerie italian due testi già fondamentali per raccontare un pezzo della storia del Novecento, non solo dal punto di vista dello spettacolo: a febbraio 2021 traduceva il romanzo (attenzione, non la biografia) Blonde della statunitense Joyce Carol Oates. Il romanzo, apparso per la prima volta nel 2000 e arrivato finalista al Premio Pulitzer, riporta in vita la ricchezza di Marilyn Monroe, mescolando vita vera e invenzione. Questo capolavoro ibrido torna oggi sulla bocca di tutti in attesa della sua trasposizione cinematografica. Ma ci arriveremo dopo. Ben più recente è la seconda pubblicazione che completa – per quanto possibile – il quadro: è uscito il 5 agosto, in una nuova edizione aggiornata, Dea. Le vite segrete di Marilyn Monroe, biografia definitiva della diva. A fare un lavoro mastodontico di reperimento di materiali – spesso e volentieri secretati – è lo scrittore e giornalista Anthony Summers, finalista al Premio Pulitzer e acclamato autore di non-fiction. Si è occupato della ricostruzione di molte vite, tra le quali quella di Nixon. Per restituirci Marilyn, Summers ha intervistato più di seicento persone tra conoscenti, amici e amanti, ha attinto a rapporti segreti della polizia e a registrazioni telefoniche prima secretate; ha potuto utilizzare la corrispondenza privata tra Marilyn e il suo psichiatra e documenti inediti. Oates e Summers, dunque, ci offrono la possibilità di andare più a fondo, sotto la superficie dell’incarnazione di gioie, paure, traumi, dolori, successi e nevrosi del mondo contemporaneo, raccontandoci che Marilyn è ancora Marilyn, oggi più che mai.

Il mito di Marilyn Monroe: 60 anni dopo la sua scomparsa, la ricordiamo così

ANA DE ARMAS E’ MARILYN MONROE IN BLONDE

A ben vedere, la vita di una grande attrice è estremamente difficile da portare al cinema. Lo è ancor di più se quell’attrice è una delle dee dell’Olimpo di Hollywood. Marilyn, che di ruoli ne ha interpretati tanti, fa fatica a farsi interpretare da qualcuno. È per questo che il progetto Blonde, in cantiere da almeno 10 anni, è rimasto in sospeso così a lungo: come trovare una Marilyn che sia sfaccettata, seducente, penetrante e malinconica come fu l’originale? Ci aveva provato Michelle Williams in Marilyn, pellicola del 2011 non particolarmente memorabile, che racconta una settimana di riposo dal set della diva, appena sposata con Arthur Miller. Blonde di Andrew Dominik, prodotto da Netflix, vuole fare un lavoro più dirompente, prendendo come base della sceneggiatura il romanzo omonimo di Oates. Ma chi sarà Norma Jeane? Chi sarà Marilyn? La scelta cade, dopo tanti tentennamenti, sulla giovane Ana de Armas, nota ai più per il ruolo da protagonista in Knives Out e di Bond girl nell’ultimo film di 007, No time To Die, sempre al fianco di Daniel Craig. Dopo il rilascio delle foto dal set e del trailer, Blonde si è imposta come una delle novità più attese della prossima stagione cinematografica, nonché come una delle pellicole protagoniste della 79esima Mostra del Cinema di Venezia. Per Ana de Armas si parla già di Oscar, nonostante alcune critiche arrivino ancor prima del rilascio del film: l’accento spagnolo dell’attrice “sporcherebbe” l’immagine di Marilyn, ricordata anche per il suo tono caratteristico (adottato dalla diva per risolvere la balbuzie). Ana de Armas ha giustamente parlato di Blonde come di un’esperienza, non di una semplice rappresentazione fotografica della vita di Marilyn. Quel che è certo è che, tra libri e film in uscita, non ci sono scuse per non rivivere questo iconico personaggio dall’inizio alla fine. Marilyn ci insegna che il mito, per essere tale, deve essere dolorosamente e inesauribilmente umano.

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