Il velo integrale sarà vietato in pubblico in tutta la Svizzera, il referendum approvato con il 51,2%

Il velo integrale  sarà vietato in pubblico in tutta la Svizzera, il referendum approvato con il 51,2%

Il velo integrale sarà vietato in pubblico in tutta la Svizzera, il referendum approvato con il 51,2%


Burka e niqab sono in realtà contestati anche da una buona parte degli stessi musulmani, in tutta la Svizzera ci sono solo 500 donne che ne fanno uso quotidiano


Il velo integrale, una tradizione o una schiavitù ? In attesa di comprenderlo, è arrivato il giudizio sul tema da parte dei cittadini della confederazione svizzera. Una intera nazione è stata chiamata ad esprimersi sul quesito: “Sei favorevole al divieto delle coperture totali del viso?” Con il 51,2% il quesito referendario, promosso dalla destra conservatrice , è stato approvato. Nelle intenzioni dei promotori era un referendum anche sulla sicurezza .Il divieto prevede che nessuno possa coprirsi il viso completamente se si trova in pubblico, nei negozi o all'aperto. Dunque nella Svizzera che aveva già vietato i minareti nel 2009, c’è una modifica costituzionale che, secondo i promotori del bando, libererà le donne dalla schiavitù del velo integrale.

In Svizzera le donne che indossano il burqa sono poche centinaia

Nel paese vivono circa 450 mila musulmani, di cui meno della metà donne. Che per le leggi musulmane devono indossare burqa e niqab. Ma il tema è dibattuto anche tra i musulmani, per esempio, l'imam di Berna Mustafa Memeti definisce il velo integrale come «strumento di oppressione maschile». Socialisti, ecologisti e femministe hanno difeso strenuamente il diritto delle islamiche a oscurarsi il volto. In preparazione del voto gli schieramenti opposti si sono appellati alla sicurezza la destra, le femministe musulmane all’islam. Ines El-Shikh, portavoce dei «Foulard viola», ha definito la legge «inutile, sessista e razzista quando ci sono solo poche donne col burqa». Stando alle stime meno di 500.


Più ordine e sicurezza anche nelle strade e negli stadi

Alle urne i cittadini hanno deciso di approvare il divieto. Amnesty International, era scesa in campo a sostegno del no alla legge, già in vigore in Ticino. Il Sì è anche un colpo inferto ai vandali e teppisti, per esempio negli stadi. I promotori del quesito hanno insistito con lo slogan: «Stop all'islam radicale e all'estremismo», in grande evidenza. Anche i manifesti con donne in niqab nero per le strade hanno fatto la loro parte. Respinta invece con il 64,4% l'introduzione dell'identità elettronica. Subito polemica la risposta della Federazione delle organizzazioni islamiche (CCIS) che parla di «islamofobia introdotta ora nella Costituzione» promettendo d'essere al fianco delle donne in niqab: «Pagheremo le multe e andremo fino alla Corte europea dei diritti dell'uomo, in Francia dopo il divieto del velo è aumentata la violenza». Invece è «una vittoria della libertà» per i giovani svizzeri dell’ Udc, pro-bando: «Le persone libere mostrano il viso per ridere, difendere la propria opinione, piangere, arrabbiarsi, condividere gioia o dolore, libertà ora garantite in Svizzera a quelle donne obbligate a indossare burqa e niqab». Governo e Parlamento federale in realtà si erano opposti. Devono adesso adeguarsi al responso della votazione.



  


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