La settima tappa del Giro d’Italia nel Parco Nazionale della Maiella

La settima tappa del Giro d’Italia nel Parco Nazionale della Maiella

La settima tappa del Giro d’Italia nel Parco Nazionale della Maiella


Gli Appennini abruzzesi fanno da sfondo alla corsa rosa. Oltre a Sulmona Roccaraso e Tagliacozzo, spuntano borghi suggestivi

Natura, montagna, vallate borghi: questa è la tappa di oggi nel cuore degli Appennini abruzzesi. Partenza da Castel di Sangro, arrivo a Tagliacozzo.

I BORGHI INCANTATI

Buon cibo, buon vino e il calore della gente che aspetta il passaggio del Giro d’Italia, un po’ in contrasto con la temperatura esterna, che col vento freddo e qualche spruzzata di pioggia fa correre qualche brivido. Siamo immersi nel Parco Nazionale della Maiella. I panorami sono da perdere il fiato. Rocche che sovrastano alture isolate e dominano vallate. Abeti di ogni gradazione di verde, dal più brillante a più scuro. Borghi che spuntano in cima alle montagne, dai quali svettano torri campanarie e piccoli castelli, poi piccole frazioni aggrappate ai pendii ancorate alle pareti rocciose che sembra debbano scivolar giù da un momento all’altro. Ecco, questi piccoli antichi accampamenti sono i padroni indiscussi del paesaggio.

I BORGHI CONOSCIUTI

La prima salita del giorno porta a Roccaraso. Il paesino in questa stagione ha un aspetto molto diverso da quello che ricordiamo qualche mese fa, dopo la chiamata alle armi dell’influencer napoletana, che aveva fatto invadere la località, creando non pochi disagi ai residenti e all’amministrazione. Oggi la meta sciistica sembra sonnecchiare, in attesa della corsa. Sono solo i residenti quelli che si affacciano alle transenne in attesa dei ciclisti che si sfidano nella settima frazione della corsa Rosa. Tra discese e salite, i corridori attraversano Sulmona, famosa per i suoi confetti e con una piazza centrale grande e addobbata, gremita e festante, che attende il passaggio del Giro. Ovindoli è l’altra meta turistica conosciuta e molto frequentata in centro Italia inclusa nel tracciato. La sua fama è stata aumentata considerevolmente da Mario Brega, che in Vacanze di Natale la rimpiange a discapito della ben più cara Cortina.

TAGLIACOZZO

L’arrivo è impegnativo, sopra il borgo medievale di Tagliacozzo. Il toponimo della città deriverebbe dalle parole latine “talus” (taglio) e “cotium” (roccia) ovvero “taglio nella roccia”, nome che identifica la spaccatura che divide il monte nel quale si è sviluppato l’insediamento. Avvicinandoci a questo piccolo paesino tra i monti saltano subito all’occhio le origini antiche e ben conservate. Tagliacozzo ha piccole case ordinate e ben tenute attaccate tra di loro. Il nucleo compatto più antico si riconosce subito, al centro del paese, che declina lentamente sulle pendici del monte Civita. Sovrastato da un castello che fu edificato nell’XI secolo, è cinta da mura di protezione. Nonostante le modeste dimensioni, è costellato di piccole chiese costruite nel medioevo. La più antica è dedicata ai Santi Cosma e Damiano, risalente al X secolo. Il Palazzo Ducale è considerato il simbolo della città ed è stato voluto dalla famiglia Orsini che ha dominato per anni questo territorio.



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