La tragedia del bus. Lo shock di chi è scampato, dove sono i miei familiari?

La tragedia del bus. Lo shock di chi è scampato, dove sono i miei familiari?

La tragedia del bus. Lo shock di chi è scampato, dove sono i miei familiari? Photo Credit: Fotogramma.it


E’ un momento dolorosissimo, i sopravvissuti che si trovano in ospedale cercano i propri cari che l’altra sera viaggiavano con loro sul bus precipitato da un cavalcavia a Mestre

Ci sono padri che cercano figli, figli che chiedono delle madri. Mariti che domandano delle mogli. Alcuni hanno saputo che i loro cari sono morti, altri che si trovano in condizioni gravissime. Altri ancora non ne conoscono con certezza il destino. A meno di 24 ore dall'incidente di Mestre disperazione e ansia sono i sentimenti da gestire per l'equipe di psicologi che si è subito attivata per dare supporto ai feriti e ai familiari delle vittime, stranieri, gruppi e famiglie di diverse nazioni, turisti in Italia, passati dalla vacanza alla tragedia. Ventuno persone sono decedute, ci sono famiglie spezzate. Alcuni hanno avuto fratture per il volo del bus e ustioni per il fuoco, un trauma duplice.

GLI PSICOLOGI CON FERITI E PARENTI

Dei 15 feriti, quelli che sono in grado di comunicare "sono in quella fase che noi chiamiamo 'shock', quindi hanno ricordi confusi e sono in stato di agitazione". A spiegarlo è Rita Lorio, responsabile della Psicologia dell'ospedale dell'Angelo di Mestre. "E' la fase tipica dell'evento traumatico. Non sono ancora nella consapevolezza di quello che è successo o di quello che potrebbero aver perso", aggiunge. Alcuni ricordano solo istanti di uno schianto che è durato un attimo. Un bagliore, oppure un boato. C'è chi è riuscito a stringere un familiare, chi lo ha perso per sempre. Ma se gli inquirenti stanno tentando, attraverso le testimonianze di chi può rilasciarle, di capire qualcosa di più sulla dinamica dei fatti, in questo momento gli psicologi non si stanno concentrando sulla ricostruzione di quello che è successo. E' troppo presto. Cercano piuttosto di soddisfare i cosiddetti bisogni primari e quasi sempre si tratta di informazioni sui propri familiari, compagni di viaggio. Simile è l'approccio nei confronti dei parenti di morti e feriti, i primi arrivati nella mattinata di ieri, altri in viaggio verso l'Italia dall'estero. Con queste persone, ha spiegato sempre Lorio "si sta facendo un'azione di contenimento, far capire dove sono loro e i loro cari". All'ospedale dell'Angelo di Mestre sono stati accolti in una stanza riservata dell'ospedale presidiata dalla polizia e accompagnati dagli psicoterapeuti in ogni movimento. C'è un punto di prima accoglienza dove viene indicato a chi rivolgersi. Anche il governatore Luca Zaia ha voluto incontrare e ringraziare, oltre ai medici, gli specialisti della psicoterapia in emergenza. "E' un momento doloroso, difficilissimo. Man mano che passano le ore diminuisce la speranza di queste persone, le stiamo accompagnando in questa situazione drammatica", ha detto il primario di psichiatria e coordinatore del team, Moreno De Rossi. "Ogni situazione è diversa, stiamo supportando caso per caso". A Treviso, per esempio, ci sono due fratellini che hanno perso la madre e il suo compagno. A Mestre è morto un bimbo piccolo. A Mirano è ricoverato un giovane croato che ha perso la moglie con cui si era sposato una ventina di giorni fa e anche le sue condizioni sono gravissime. I quattro pazienti coscienti ricoverati a Mestre, conferma la direttrice sanitaria Chiara Berti, "dicono molte cose, chiedono informazioni dei cari che erano insieme a loro. C'erano famiglie intere, nonni, nipoti, coniugi. Ognuno chiede della propria famiglia". Il primo problema "è di salute e poi viene anche tutto il resto - ha aggiunto - Adesso stiamo cercando di curare, appena saranno nelle condizioni c'è chi interverrà dal punto di vista del trauma psicologico". Fin da subito, le persone soccorse hanno espresso "la sofferenza per il trauma e il dolore per la ricerca dei familiari che non sapevano dove fossero, né le condizioni cliniche in cui erano", ha detto la dottoressa Federica Stella, una dei primi a intervenire sul luogo del disastro. La dinamica è stata "estremamente importante, con la duplice componente del trauma dovuto a precipitazione e dell'ustione dovuto al fuoco, scenari complessi".

IL TRAUMA DEI SOCCORRITORI

"Il drammatico scenario che si è presentato agli occhi dei vigili del fuoco intervenuti è stato senza dubbio sconvolgente per la complessità dell'intervento, per l'impressionante numero di vittime e feriti, tra cui bambino in tenerissima età, e per la straziante condizione dei corpi. I vigili del fuoco non sono inumani, passata l'adrenalina, molti sono scoppiati a piangere o si sono chiusi nel silenzio. Il ministero dell'Interno si attivi con urgenza per dare ai vigili del fuoco intervenuti che ne ravvisassero il bisogno, tutto il necessario supporto psicologico per evitare traumi al personale, non li lasci soli e abbandonati a se stessi come accaduto in altre emergenze". Lo chiede Marco Piergallini, segretario generale del sindacato Conapo dei Vigili del fuoco.


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