Trump: Walz ha sbagliato, è un brav'uomo. La chat segreta nella quale l'Europa è scroccona e parassita

Trump: Walz ha sbagliato, è un brav'uomo. La chat segreta nella quale l'Europa è scroccona e parassita

Trump: Walz ha sbagliato, è un brav'uomo. La chat segreta nella quale l'Europa è scroccona e parassita Photo Credit: fotogramma


"Non ci sono state conseguenze perché non c'erano informazioni critiche nelle chat" dice il Tycoon per difendere il suo consigliere per la sicurezza nazionale. "Non è così" risponde il giornalista che ha pubblicato lo scambio. La Gran Bretagna risponde in modo conciliante agli attacchi americani

Pete Hegseth è il capo della Difesa americana. Mike Walz è il Consigliere della sicurezza Nazionale. A loro fanno capo dossier delicatissimi, dalla difesa, ai servizi segreti, dalla sicurezza interna, ai piani di guerra in caso di conflitti. Insomma, gli apparati più critici dell’amministrazione americana, e quindi, fondamentali a livello globale. La storia ormai nota della fuoruscita di informazioni classificate è un “clamoroso fallimento di Trump e del suo staff”. Questo è il condivisibile commento di Jeffrey Goldberg, direttore della rivista The Atlantic, che è stato involontariamente coinvolto in una chat ‘segreta’ sulla piattaforma Signal dei vertici dell’amministrazione statunitense, nella quale si discuteva -tra funzionari dello Stato- di un piano di attacco al gruppo terroristico yemenita degli Houthi.

WALZ BRAV'UOMO

Il presidente americano, Donald Trump ha derubricato l’accaduto. “Un piccolo intoppo dopo in due mesi” ha detto the Donald commentando, con Nbcnews, della vicenda. “Walz ha imparato la lezione, è un brav’uomo” ha continuato paternalisticamente il leader americano. Il presidente ha ribadito comunque la sua fiducia nel suo team di sicurezza nazionale e nello stesso Walz, diretto responsabile dell’inclusione del giornalista nella chat classificata. Il Tycoon ha anche affermato che l’incidente non ha provocato conseguenze sull’operazione militare anche perché, secondo il presidente USA, nessun dettaglio critico era stato rivelato. Non della stessa opinione il giornalista, il quale, nell’articolo sulla sua rivista, ha specificato di non aver rivelato i dettagli dell’operazione per non mettere a rischio i militari sul campo.

EUROPA SCROCCONA

Ma l’incidente non si esaurisce sul piano militare, c’è un aspetto diplomatico da sanare. Nello scambio tra Walz e Hegseth sono uscite affermazioni e considerazioni pesanti sugli europei, definiti nella chat parassiti e patetici. 'Non sopporto salvare di nuovo l'Europa', 'Condivido pienamente il tuo odio per il parassita europeo, è patetico'. È lo scambio incriminato, che ha indispettito gli alleati occidentali, che continuano a cercare di parare i fendenti che arrivano da Oltreoceano. Dopo i dazi, e le accuse di non essere sufficientemente liberali nella gestione dei contenuti di siti e piattaforme, ecco un nuovo attacco, seppur involontario.

GB CONCILIANTE

La prima conciliante risposta alle affermazioni americane, è quella del portavoce di Downing Street. Il Regno Unito "ha lavorato a stretto contatto con gli Usa... per la sicurezza in Medio Oriente" e "continuerà a farlo". Inoltre, il funzionario britannico ha specificato che non ci sarà un impatto sui rapporti di fiducia con Washington, ma ha tenuto a ricordare "il contributo logistico" delle forze di Londra ai raid anti-Houthy, oltre al "sostegno alla coalizione a guida Usa che combatte l'Isis in Siria".

IL CADAVERE IN SECONDA PAGINA

Elon Musk non perde l’occasione di entrare a gamba tesa nel caso della chat, con il chiaro intento di derubricare l’accaduto e di attaccare il ‘colpevole’ dell’esfiltrazione di informazioni, che, secondo il miliardario, non è chi ha inserito erroneamente il giornalista, ma il giornalista stesso che ha pubblicato il fatto. "Il posto migliore per nascondere un cadavere è a pagina due della rivista, non la leggerà mai nessuno", ha scritto Musk su X in un post che è stato ripubblicato da Donald Trump. Non elegante, sicuramente, ma punge e strappa un sorriso.



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