Vaticano: il processo per la gestione dei fondi azzerato, va rifatto per errori procedurali

Vaticano: il processo per la gestione dei fondi azzerato, va rifatto per errori procedurali

Vaticano: il processo per la gestione dei fondi azzerato, va rifatto per errori procedurali Photo Credit: Ansa/


In primo grado erano stati condannati il Cardinale Angelo Becciu con altri imputati, la nuova procedura fissa la prima udienza al 22 di giugno

Il processo per il cardinale Angelo Becciu e per altri per la gestione dei fondi della segreteria di stato del Vaticano deve ricominciare da zero. La Corte d’appello vaticana ha infatti decretato la «nullità relativa del primo grado del procedimento giudiziario». Ha dunque ordinato «la rinnovazione del dibattimento», a partire dal deposito in cancelleria di tutti gli atti e documenti del procedimento istruttorio e ha fissato al 22 giugno la comparizione delle parti al fine di stabilire il calendario delle udienze. La questione riguarda, tra i vari rilievi, il mancato deposito integrale del fascicolo istruttorio da parte del Promotore di giustizia. Il 22 giugno è stata fissata l'udienza. Il Promotore di Giustizia è obbligato a depositare entro un mese tutti gli atti

Le tesi della difesa
Le difese del Becciu, come degli altri condannati in primo grado, avevano chiesto in appello – come si ricorda nell’ordinanza – di dichiarare il giudizio nullo perché il Promotore di Giustizia avrebbe effettuato un deposito incompleto di quanto era risultato dall’istruttoria. Alcuni documenti erano poi stati riprodotti coperti da omissis e non nella loro versione integrale. Le difese contestavano anche che non erano stati «pubblicati tempestivamente» i Rescripta di Papa Francesco con i quali aveva modificato le norme derogando al codice di procedura.
Il provvedimento della Corte d’appello vaticana
L’ordinanza della Corte d’appello fa notare che ci si trova di fronte ad una situazione inedita perché «nelle pronunce dei giudici vaticani non si rinvengono precedenti che facciano riferimento al deposito parziale del fascicolo istruttorio o al deposito di documenti parzialmente coperti da omissis». Ma è evidente il mancato rispetto del «principio della piena conoscenza di tutti gli atti raccolti durante la fase istruttoria da parte dell’imputato e del suo difensore». Di qui la decisione di «nullità relativa» perché è stato «viziato un atto fondamentale del giudizio, quale è la citazione» e ora «ha come effetto che la Corte d’appello debba ritenere il giudizio e ordinare la rinnovazione del dibattimento avanti a sé».
Quindi al termine dell’ordinanza di 16 pagine la Corte d’appello vaticana, richiamando l’articolo 495 del codice di procedura penale, «ordina la rinnovazione del dibattimento; ordina all’Ufficio del Promotore di Giustizia di depositare in cancelleria, entro il 30 aprile 2026, tutti gli atti del procedimento istruttorio svolto nella loro versione integrale; concede termine alle parti, fino al 15 giugno 2026, per esaminare atti e documenti nonché per preparare le prove a difesa; fissa l’udienza del 22 giugno 2026, ore 9, per la comparizione delle parti al solo fine di fissare il calendario delle prossime udienze».
Un processo con molti nodi, a partire dall’ appello per il palazzo di Londra
L’avvio del processo d’appello era stato particolarmente turbolento. Nell’ottobre scorso, le difese di quattro imputati – il cardinale Becciu, i finanzieri Enrico Crasso e Raffaele Mincione, e l’ex funzionario della Segreteria di Stato Fabrizio Tirabassi – avevano presentato un’istanza di ricusazione nei confronti del Promotore di Giustizia Alessandro Diddi, che successivamente ha fatto un passo indietro. Secondo i legali Diddi avrebbe avuto «un interesse nel procedimento». A sostegno di questa tesi furono mostrati alcuni messaggi scambiati tra la pr Francesca Chaouqui e Genoveffa Ciferri, entrambe legate al memoriale di monsignor Alberto Perlasca, considerato il principale accusatore del cardinale Becciu.

Le tesi della difesa

Le difese del Becciu, come degli altri condannati in primo grado, avevano chiesto in appello – come si ricorda nell’ordinanza – di dichiarare il giudizio nullo perché il Promotore di Giustizia avrebbe effettuato un deposito incompleto di quanto era risultato dall’istruttoria. Alcuni documenti erano poi stati riprodotti coperti da omissis e non nella loro versione integrale. Le difese contestavano anche che non erano stati «pubblicati tempestivamente» i Rescripta di Papa Francesco con i quali aveva modificato le norme derogando al codice di procedura.

Il provvedimento della Corte d’appello vaticana

L’ordinanza della Corte d’appello fa notare che ci si trova di fronte ad una situazione inedita perché «nelle pronunce dei giudici vaticani non si rinvengono precedenti che facciano riferimento al deposito parziale del fascicolo istruttorio o al deposito di documenti parzialmente coperti da omissis». Ma è evidente il mancato rispetto del «principio della piena conoscenza di tutti gli atti raccolti durante la fase istruttoria da parte dell’imputato e del suo difensore». Di qui la decisione di «nullità relativa» perché è stato «viziato un atto fondamentale del giudizio, quale è la citazione» e ora «ha come effetto che la Corte d’appello debba ritenere il giudizio e ordinare la rinnovazione del dibattimento avanti a sé».

Quindi al termine dell’ordinanza di 16 pagine la Corte d’appello vaticana, richiamando l’articolo 495 del codice di procedura penale, «ordina la rinnovazione del dibattimento; ordina all’Ufficio del Promotore di Giustizia di depositare in cancelleria, entro il 30 aprile 2026, tutti gli atti del procedimento istruttorio svolto nella loro versione integrale; concede termine alle parti, fino al 15 giugno 2026, per esaminare atti e documenti nonché per preparare le prove a difesa; fissa l’udienza del 22 giugno 2026, ore 9, per la comparizione delle parti al solo fine di fissare il calendario delle prossime udienze».

Un processo con molti nodi, a partire dall’ appello per il palazzo di Londra

L’avvio del processo d’appello era stato particolarmente turbolento. Nell’ottobre scorso, le difese di quattro imputati – il cardinale Becciu, i finanzieri Enrico Crasso e Raffaele Mincione, e l’ex funzionario della Segreteria di Stato Fabrizio Tirabassi – avevano presentato un’istanza di ricusazione nei confronti del Promotore di Giustizia Alessandro Diddi, che successivamente ha fatto un passo indietro. Secondo i legali Diddi avrebbe avuto «un interesse nel procedimento». A sostegno di questa tesi furono mostrati alcuni messaggi scambiati tra la pr Francesca Chaouqui e Genoveffa Ciferri, entrambe legate al memoriale di monsignor Alberto Perlasca, considerato il principale accusatore del cardinale Becciu.



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