Venezia 81, Ainda estou aqui (I’m still here): il potere sovversivo di un sorriso

Venezia 81, Ainda estou aqui (I’m still here): il potere sovversivo di un sorriso

Venezia 81, Ainda estou aqui (I’m still here): il potere sovversivo di un sorriso Photo Credit: Ufficio Stampa Biennale Cinema


La pellicola in concorso alla Mostra del Cinema 2024 è tratta dal romanzo di Marcelo Rubens Paiva

Il mare. Se nella serie Disclaimer di Alfonso Cuaron il mare porta con sé morte e dolore, nel film “Ainda estou aqui” in concorso a Venezia 81, l’acqua delle spiagge di Rio dona libertà, soprattutto se siamo negli anni 70 e non è facile averla dal momento che fuori per le strade c’è la dittatura. Una storia molto potente quella messa in scena dal regista Walter Salles, che pone lo spettatore davanti a problematiche ancora spaventosamente attuali.


LA TRAMA DEL FILM

Brasile, 1971: un paese nella morsa sempre più stretta della dittatura militare. Qui vive una famiglia numerosa, che prova ad andare avanti con serenità nonostante fuori dalla loro quiete domestica si celi l'esercito. Le notizie drammatiche arrivano soltanto dalla radio o dalla tv e apparentemente non sembrano riguardare le vicende quotidiane dei personaggi. Un giorno però il destino bussa alla loro porta e la bolla di vetro in cui tutti loro vivevano viene frantumata. Al centro di questa storia, tratta dal romanzo omonimo di Marcelo Rubens Paiva, c’è una madre costretta a reinventarsi per sopravvivere e mantenere la stabilità al nucleo familiare.


UNO SGUARDO TENERO SULLE ATROCITÀ

La forza del sorriso, vero e proprio atto politico e di resistenza. In"Ainda estou aqui” c’è una scena dove un fotografo che deve immortale la famiglia (senza padre) per il giornale locale si oppone alla felicità dei loro volti che con naturalezza ridono senza vergogna. “L’editore chiede dei volti più seri” ribadisce lui più di una volta. Ma la madre assieme ai suoi figli non gli danno ascolto, sfoggiando dei volti sereni e sorridenti. É questo uno dei momenti più potenti della pellicola che è arrivata oggi qui a lido, conquistando il cuore e la mente. Ancora una volta una pagina della storia passata che forse potrebbe essere riscritta anche oggi. Qui però non c’è il conflitto mondiale o il razzismo americano, qui siamo a Rio De Janeiro nel bel mezzo della dittatura brasiliana, che tra il 1964 e il 1985 ha perpetrato atti violenti su dissidenti e oppositori. “Ho avuto la percezione che il film non si stesse rivolgendo agli anni 70 ma alla situazione reale che girava intorno alle riprese” ha ammesso il regista in conferenza stampa. Uno sguardo tenero che si posa sulle atrocità. Una donna forte e coraggiosa interpretata magistralmente da Fernanda Torres, che potrebbe mettere i bastoni tra le ruote alle blasonate Kidman e Jolie per la Coppa Volpi. Spiazza e consola, riscalda il cuore ma allo stesso tempo ci getta davanti alla crudeltà senza mezzi termini. Una pellicola che pone anche grande importanza alla memoria passata, come qualcosa da non dimenticare oggi e da riannodare sempre e comunque per non perdere la bussola nel futuro. Un film di dettagli, valorizzati e raccontati per dare profondità alla narrazione, ricordandoci come è dalla cura della minuzia che si crea l’affresco più grande.

Occhio perchè forse non si becca il premio più ambito, ma non è da escludere che “Ainda estou aqui” (I’m Still Here) possa andare ad occupare qualche gradino del palmarès.



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