Venezia 81, Vermiglio: la sinfonia visiva di Maura Delpero

Venezia 81, Vermiglio: la sinfonia visiva di Maura Delpero

Venezia 81, Vermiglio: la sinfonia visiva di Maura Delpero Photo Credit: Ufficio Stampa Biennale Cinema


La pellicola dopo il passaggio al Lido sarà nelle sale partire dal prossimo 19 settembre

In quattro stagioni la natura compie il suo ciclo. Lenta e inesorabile scorre sullo sfondo, quasi indisturbata ma influenzando le emozioni dei personaggi e della storia in primo piano.

A Venezia 81 si è affacciata Maura Delpero, che porta in concorso il suo Vermiglio, opera seconda di un’autrice che ha già vinto il premio più ambito del Festival di Locarno nel 2019. Il film sarà nelle sale con Lucky Red a partire dal prossimo 19 settembre e per ora prova ad entrare nel palmarès della Mostra del Cinema 2024.


LA TRAMA

Vermiglio non è soltanto un colore, che peraltro non è presente nelle tinte cromatiche della pellicola della Delpero, ma soprattutto un paese dove l’intera storia si svolge.

Siamo nel 1944, Lucia, Ada e Livia sono tre sorelle adolescenti inseparabili, figlie di un eccentrico insegnante. Quando in paese arriva Pietro, un soldato siciliano, Lucia si innamora di lui e rimane incinta. I due sono costretti a sposarsi. Gli equilibri della famiglia cambiano, Livia è la preferita e Ada si sente trascurata. Tutti sentono la mancanza di Lucia quando nel 1945, finita la guerra, parte con Pietro e suo figlio per la Sicilia. Ma una volta arrivata scopre nel peggiore dei modi che suo marito era già sposato. Sua moglie, scoperto il matrimonio con Lucia, si vendica sparandogli. La giovane vedova e il suo bambino devono ricostruirsi una vita rimettendo insieme i pezzi del passato del marito.


CINEMA VEDUTISTA

Maura Delpero promette bene. Per certi versi ci si potrebbe sbrigare a nominarla l’erede di Ermanno Olmi. Ma non solo. Il suo realismo spietato e al contempo così poetico ricorda moltissimo lo stile di Alice Rohrwacher. Vermiglio lascia il segno. Lo fa con grazia e precisione chirurgica nell’impostare un impianto visivo così ammaliante. Dopo Amelio (meno riuscito rispetto a questo) anche qui viene fatto grande uso del dialetto. Se in Campo di battaglia c’era una polifonia indistinta di suoni provenienti da più parti d’Italia, qui in Vermiglio c’è un’unica nota, quella del Trentino, che si muove come una melodia che accompagna la storia. Ma la sinfonia è soprattutto quella che Delpero crea con le immagini, estasi visive che non vogliono soltanto essere vetrine da osservare, ma un vero e proprio specchio che riflette l’andamento della storia e dell'interiorità dei personaggi. I bambini che dominano il racconto sono una sorta di coro come nel teatro greco, a commento della storia che si svolge. Il loro sembra uno sguardo ironico, quasi pascoliano sull’intera vicenda, che spesso stempera il dramma e il dolore a cui vanno incontro i personaggi. Molto interessante il contrasto che si crea tra micro e macro storia. Se infatti da un lato il mondo ritrova la pace uscendo dal secondo conflitto mondiale, la storia della protagonista si incrina, vivendo un dramma interiore.



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