Viaggio in Italia, un itinerario di scoperta che spinge alla riflessione: Gianrico Carofiglio ci porta dietro le quinte del suo nuovo libro
Viaggio in Italia, un itinerario di scoperta che spinge alla riflessione: Gianrico Carofiglio ci porta dietro le quinte del suo nuovo libro Photo Credit: "Viaggio in Italia" di Gianrico Carofiglio, Touring Club Italiano
04 marzo 2026, ore 09:00
Un volume che, in undici tappe in altrettante città della nostra penisola, riscopre paesaggi, cultura e costumi, provando anche a correggere la prospettiva che abbiamo di tutto
Il tema del viaggio è sempre stato uno dei grandi “topos” della letteratura. Dall’epica antica dell’Odissea a quella più recente di opere come “Sulla strada” di Jack Kerouac e “La strada” di Cormac McCarthy sono tantissimi gli autori – ognuno a modo suo – che si sono lasciati trasportare e ispirare dalla possibilità di far muovere i propri personaggi in lungo e in largo. Un modo per dare dinamismo al racconto, certo, ma che fornisce a lettori e lettrici uno formidabile strumento di conoscenza, che li porta a esplorare luoghi mai visti visualizzandone le ambientazioni attraverso gli occhi e le parole di autori e autrici.
Un tema, quello del viaggio, che torna anche in “Viaggio in Italia” di Gianrico Carofiglio, pubblicato dal Touring Club Italiano. Un modo per raccontare un paese, il nostro, che con le sue numerosissime sfumature offre scenari – culturali, sociali e paesaggistici – molto diversi pur spostandosi soltanto di poche centinaia di chilometri. Un viaggio che l’autore è passato a raccontarci su queste pagine.
VIAGGIO IN ITALIA, ALLA RISCOPERTA DI UN PAESE CHE FORSE CONOSCIAMO PER DEFINIZIONE
Ciao Gianrico, lascio subito a te la parola per fare gli onori del caso: cosa troviamo in “Viaggio in Italia”?
“Si trova un’Italia attraversata con un passo che non è quello della guida e nemmeno quello del pamphlet. Ho scelto undici città e le ho usate come se fossero undici lenti diverse: ognuna mette a fuoco qualcosa, e insieme costruiscono un’immagine che resta inevitabilmente incompleta, ma — spero — vera nel senso in cui può esserlo un viaggio raccontato onestamente. Dentro c’è lo sguardo di chi cammina, o comunque attraversa senza fretta, e si lascia deviare: non solo dai luoghi “belli”, ma dai margini, dai dettagli, dalle storie minute. Mi interessavano le tracce: quelle visibili e quelle che si capiscono solo se ci si ferma un po’. E mi interessava anche l’ambiguità: l’Italia che incanta e l’Italia che irrita, quella che accoglie e quella che respinge, spesso nello stesso isolato.”
Com’è nata l’idea di lavorare a questo libro?
“È nata da una combinazione di invito e di tentazione. L’invito era concreto: l’occasione di fare un viaggio ragionato, con una cornice precisa. La tentazione era più personale: tornare a guardare l’Italia come se non fosse un dato ovvio, come se non la conoscessimo già per definizione solo perché ci viviamo dentro. Mi piace l’idea che il viaggio non sia tanto “andare lontano”, quanto cambiare punto di vista. A volte basta spostarsi di poco — dentro una città, tra un quartiere e l’altro, o tra centro e periferia — per accorgersi che la mappa mentale che avevamo è sbagliata, o almeno incompleta. Viaggio in Italia nasce da lì: dal desiderio di farmi correggere lo sguardo.”
Quanto lavoro ti è stato necessario per portare a compimento la tua opera? Intendo sia in fatto di ricerca tra le pagine dei libri che magari anche di “indagini sul campo”…
“È stato un lavoro a due tempi, che poi in realtà si intrecciano. Da una parte c’è l’andare: vedere, parlare, ascoltare, perdersi un po’, ritrovare il filo. Dall’altra c’è la ricerca: leggere e rileggere, controllare dettagli, rimettere in contesto, capire cosa di una città è leggibile oggi e cosa, invece, resta nascosto se non hai qualche strumento in più. Ma la cosa più faticosa non è stata accumulare informazioni. È stata scegliere. Se scrivi di luoghi rischi sempre due eccessi opposti: o fai la cartolina, o fai la requisitoria. Io volevo una terza cosa: una specie di resoconto morale, non nel senso di predicare, ma nel senso di prendere sul serio ciò che vedi. Per farlo devi tagliare molto e, allo stesso tempo, devi difenderti dalla tentazione di riempire tutto con spiegazioni. I luoghi, se li lasci respirare, parlano anche da soli.”
Ti prefiggevi un target di riferimento preciso, in termini di pubblico, mentre scrivevi?
“Non ho pensato a un target in senso commerciale, ma avevo in mente un lettore preciso: qualcuno che non cerca istruzioni ma compagnia. Qualcuno che ama viaggiare, o che vorrebbe farlo, ma non si accontenta del “cosa vedere” e del “dove mangiare”. Mi interessava anche un’altra possibilità: che questo libro parlasse a chi non si muove, o non può muoversi. Perché il viaggio, quando è raccontato bene, è anche una forma di immaginazione civile. Ti mette davanti un paese reale, non ideale: con le sue contraddizioni, i suoi slanci, le sue ferite. E ti obbliga a pensare che l’Italia non è un’astrazione: è un insieme di vite concrete.”
L’ITALIA, UN PAESE DI STRATIFICAZIONI E CORTOCIRCUITI
L’Italia ha da sempre ispirato grandissimi autori e personaggi storici: da Goethe a Stendhal, passando anche per Mary Shelley (Frankenstein): pensi sia così ancora oggi?
“Sì, ma in modo diverso. L’Italia continua a esercitare un’attrazione potente, solo che oggi non è più l’Italia-simbolo di un Grand Tour “educativo”, né l’Italia come pura promessa estetica. È diventata un luogo dove convivono, in modo quasi crudele, l’eccesso di bellezza e l’eccesso di fragilità. E poi c’è una cosa: l’Italia, per chi viene da fuori, è spesso un dispositivo narrativo. O la racconti come paradiso, o la racconti come disastro. Entrambe le cose funzionano, perché sono comode. Ma non sono vere. Quello che mi sembra ancora fertilissimo, oggi, è proprio il conflitto fra immagine e realtà: il fatto che l’Italia sfugga alle definizioni. È un paese che resiste alla semplificazione, e questa è una buona notizia per la letteratura — e una pessima notizia per la propaganda.”
Nel tuo libro sono prese in considerazione – senza nulla togliere alle altre – 11 città: se dovessi sintetizzare l’Italia (magari anche incuriosendo chi ci legge) in poche parole partendo da queste undici città, come la descriveresti?
“Un itinerario, una sequenza di scelte inevitabilmente arbitrarie. Undici città non “spiegano” l’Italia, al massimo la interrogano. Se però devo provare a sintetizzare, direi così: l’Italia è un paese di stratificazioni e di cortocircuiti. Dove il passato non passa mai del tutto, e il presente arriva spesso in modo disordinato. Un luogo in cui l’innovazione convive con l’immobilismo, la generosità con il cinismo, la cura con l’abbandono. E soprattutto: l’Italia è un paese che cambia pelle senza farlo in modo uniforme. A volte lo capisci in una piazza, a volte in una periferia, a volte in un dettaglio linguistico: una parola usata diversamente, un tono, una diffidenza o un’ironia che non c’era. Se questo libro incuriosisce, spero lo faccia così: facendo venire voglia di guardare meglio, non solo di vedere.”
Cosa ti lascia in eredità, in quanto scrittore, questo viaggio in Italia? Cosa ti porti dietro?
“Mi lascia una lezione semplice e non facile: che lo sguardo va continuamente rieducato. Noi crediamo di conoscere i luoghi perché li abbiamo già visti, o perché li abbiamo già raccontati a noi stessi. In realtà spesso li riconosciamo soltanto: appiccichiamo un’etichetta e passiamo oltre. Questo viaggio mi ha costretto a restare un po’ più a lungo dentro le contraddizioni. A non risolverle subito in un giudizio. A riconoscere che l’Italia è un posto dove la bellezza non è un ornamento, ma una responsabilità: perché se vivi in mezzo a cose straordinarie e le lasci degradare, quella non è solo incuria materiale, è una forma di cecità morale. E poi mi porto dietro le voci. Le conversazioni vere, quelle che non sembrano “materiale” e invece sono la sostanza. Quando trovi la domanda giusta — o quando hai solo il tempo giusto — le persone parlano. Non sempre, non con chiunque. Ma parlano. E lì capisci che, nonostante tutto, questo è ancora un paese che non ha rinunciato del tutto alla possibilità di capirsi.”
Storicamente sei sempre molto attivo sul fronte della scrittura: ci sono progetti futuri in essere che ti vedono protagonista e di cui si può già fare qualche anticipazione?
“A fine marzo uscirà un libro pensato per i ragazzi e le ragazze ma in realtà destinato anche agli adulti. Un libro sulla passione civile, sul dovere (ma anche l’allegria) di impegnarsi, lottare per cambiare il mondo. Il titolo sarà “Accendere i fuochi. Manuale di lotta e gentilezza”.”



