Addio a Licia Pinelli, 91 anni, vedova dell'anarchico Giuseppe morto per la caduta dal quarto piano della questura di Milano

Addio a Licia Pinelli, 91 anni, vedova dell'anarchico Giuseppe morto per la caduta dal quarto piano della questura di Milano

Addio a Licia Pinelli, 91 anni, vedova dell'anarchico Giuseppe morto per la caduta dal quarto piano della questura di Milano Photo Credit: AGENZIA FOTOGRAMMA,IT


Giuseppe Pinelli era stato fermato per la bomba a Piazza Fontana, la polizia era convinta che gli autori dell'attentato fossero gli anarchici

E' morta a 96 anni a Milano Licia Pinelli, la vedova dell'anarchico Giuseppe Pinelli accusato ingiustamente per la strage di Piazza Fontana a Milano. Nata nel 1928 a Senigallia (Ancona) si era trasferita all’età di due anni a Milano dove ha vissuto tutta la vita. Lascia le due figlie Silvia e Claudia. La sua esistenza è passata alla ricerca della verità sulla morte del marito. Licia Pinelli era stata nominata nel 2015 commendatore al Merito della Repubblica da parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che nel 2009, in occasione della Giornata della memoria delle vittime del terrorismo, la invitò al Quirinale con Gemma Capra, vedova del commissario Luigi Calabresi. Licia Rognini e Giuseppe 'Pino' Pinelli si erano sposati nel 1955, dopo essersi conosciuti 3 anni prima a un corso di esperanto a Milano.


Una ricerca vana


Dopo la morte del marito, avvenuta la notte tra il 15 e il 16 dicembre del 1969, Licia Pinelli ha combattuto una lunga battaglia giudiziaria per arrivare alla verità sulla morte della "18/a vittima innocente" di Piazza Fontana, come si legge sulla targa del Comune di Milano posata nel 50/0 anniversario della strage. Dopo oltre dieci anni di silenzio, raccontò la vicenda in "Una storia quasi soltanto mia', libro scritto con lo storico fondatore di Radio Popolare Piero Scaramucci.


Il quarto piano

Giuseppe Pinelli è circondato da particolari mai veramente chiariti. Lui era Il ferroviere anarchico, poi la finestra aperta al quarto piano della questura di Milano, il commissario Calabresi. La bomba di Piazza Fontana, le inchieste, le controinchieste, le sentenze storte. Libri, interviste, ricerche, ricostruzioni non hanno portato a nulla. Ci sarebbe una sentenza che identifica come responsabili gruppi di estrema destra. Nella notte tra lunedì 15 e martedì 16 dicembre 1969, la stanza del giovane commissario dell’Ufficio politico della questura di Milano Luigi Calabresi ecco l’inspiegabile morte dell’ interrogato che aveva 41 anni, era Giuseppe Pinelli. In questura, Pinelli ci era entrato tre giorni prima, la sera del 12 dicembre, a poche ore di distanza dalla bomba scoppiata alla Banca dell’Agricoltura di piazza Fontana. Un attentato per il quale la polizia si era subito convinta che i responsabili fossero gli anarchici. Ottantaquattro è il numero delle persone fermate nelle ore immediatamente successive all’esplosione. Pinelli, la sera del 15, è detenuto ormai illegalmente, visto che le 48 di fermo sono abbondantemente scadute. Negli anni successivi la vedova e le figlie lo hanno ricordato in varie maniere, e hanno cercato sempre una verità che è rimasta nascosta.



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