Caso Genovese, le indagini su pressioni alle ragazze per farle tacere

Caso Genovese, le indagini su pressioni alle ragazze per farle tacere

Caso Genovese, le indagini su pressioni alle ragazze per farle tacere


Daniele Leali, braccio destro dell'imprenditore, si difende da Bali: "Mai passato droga"

Daniele Leali risponde al cellulare da Canggu, un piccolo paradiso sulla costa meridionale dell'isola di Bali, e precisa subito il motivo per cui e' dall'altra parte del mondo. "Sono qui per lavoro, sono arrivato ieri ma avevo accordi presi da tempo e stavo aspettando l'autorizzazione per partire - dichiara - Vi avverto che stiamo gia' querelando le testate giornalistiche e denunciando per calunnia e diffamazione chi ha scritto inesattezze sulla mia vicenda. I miei avvocati ci stanno lavorando".

La testimonianza delle ragazze

Vocalist e imprenditore, fino a qualche giorno fa Leali era noto per lo piu' nel mondo della notte, sia a Milano che in Spagna, dove e' proprietario di un locale molto frequentato. Da meta' ottobre il suo nome e' entrato anche negli uffici degli investigatori che lavorano all'inchiesta su Alberto Genovese, l'imprenditore digitale arrestato con l'accusa di aver drogato e violentato per ore una modella 18enne ospite di una festa organizzata nel suo lussuoso appartamento a due passi dal Duomo. A parlare dell'uomo, che non e' indagato, e' una delle invitate a quel party del 10 ottobre, a cui avrebbero partecipato una trentina di ragazze. Testimoni su cui ora aleggia il rischio di possibili pressioni, anche economiche, per cancellare la memoria. "C'era della droga alla festa e a un certo punto c'erano due piatti a disposizione per tutti. Li ha portati vicino al bar Daniele Leali: in uno c'era 2CB, conosciuta come 'coca rosa', e nell'altra 'Kalvin Klain', che e' chetamina mischiata con cocaina - hanno messo a verbale alcune ragazze -. Erano stati messi a disposizione per tutti, gratuitamente ovviamente. Credo che tutti si aspettassero che Leali la portasse in sala, nessuno diciamo si e' spaventato o sorpreso della cosa".

La replica di Leali

"Non so chi mi stia accusando", ha detto il diretto interessato, definito "braccio destro di Genovese" nel decreto di fermo che ha portato all'arresto dell'imprenditore digitale. "Smentisco quanto dichiarato da queste ragazze - sottolinea l'avvocato Sabino Di Sibio dello studio Lexant -. Un conto e' dire di aver portato sostanza da fuori a dentro l'abitazione, un'altra e' essere presente all'interno e consumarla assieme agli altri, limitandosi eventualmente a passarla. Circostanza che comunque questa difesa smentisce". Il legale esclude "categoricamente condotte relative allo spaccio" e ribadisce che "a oggi Leali non e' ancora formalmente indagato in nessun reato in concorso con Genovese", quindi la sua partenza "non e' assolutamente una fuga e al suo ritorno chiarira' qualunque posizione davanti al pm".

Proseguono le indagini

Nel frattempo, alcune delle giovani che erano presenti alla festa sono gia' state ascoltate da inquirenti e investigatori; altre verranno sentite piu' avanti dalla Squadra Mobile. Gli investigatori della polizia, coordinati dall'aggiunto Letizia Mannella e dal pm Rosaria Stagnaro, intendo ora appurare anche un altro aspetto della vicenda. Sono infatti in corso verifiche pure su possibili pressioni, anche economiche, nei confronti delle testimoni. La vittima degli abusi, che prima era assistita da un legale dell'associazione anti-violenze, la Svs, ha intanto cambiato avvocato. C'e' un rischio di inquinamento probatorio nelle indagini, stando a quanto trapelato, e per questo si stanno facendo verifiche su possibili pressioni nei confronti delle ragazze. E gli inquirenti stanno raccogliendo elementi sul punto. A quanto raccolto finora dall'aggiunto Letizia Mannella e dal pm Rosaria Stagnaro, le giovani ospiti delle serate.


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