Caso Ramy. Per la Procura 'da carabiniere omicidio stradale ma in adempimento del dovere' Photo Credit: Foto: Ansa/Ufficio Stampa Carabinieri
17 febbraio 2026, ore 08:00
Modifica nell'imputazione di omicidio stradale a carico del militare che era alla guida della macchina che inseguiva lo scooter scappato all'alt
A chiusura delle indagini sulla morte di Ramy Elgaml i pm di Milano hanno cambiato l’imputazione nei confronti del carabiniere da omicidio stradale a omicidio stradale ma per "eccesso colposo nell'adempimento del dovere". Era il 24 novembre del 2024, Ramy era a bordo dello scooter guidato dall’amico Fares Bouzidi tallonato da una macchina dei carabinieri. Ramy morì nello schianto al termine dell'inseguimento di 8 km, i magistrati hanno riconosciuto al militare alla guida della macchina che inseguì i due giovani che stava "adempiendo" ad un dovere, dato che Bouzidi è stato anche già condannato per resistenza a pubblico ufficiale, non si era fermato all’alt ed era scappato. Il carabiniere però avrebbe tenuto una distanza troppa ravvicinata in relazione alla velocità. Da qui la condotta colposa. Anche le lesioni nei confronti di Fares sono contestate con la stessa formula, per "eccesso colposo nell'adempimento del dovere".
LE MOTIVAZIONI DELLA PROCURA
In pratica, la Procura riconosce che con quell'inseguimento il militare stava adempiendo ad un proprio dovere, tanto che Bouzidi è stato già condannato in primo grado a 2 anni e 8 mesi per resistenza con rito abbreviato. L'"eccesso colposo" nella sua condotta sta nel fatto che, data la velocità che la macchina e lo scooter stavano tenendo, il militare avrebbe dovuto mantenere una distanza maggiore per evitare l'urto e il conseguente schianto nella fase finale, all'incrocio tra via Ripamonti e via Quaranta. Fase in cui morì il 19enne Ramy Elgaml. Ci fu, infatti, un "urto" tra il lato posteriore destro del TMax con la "fascia anteriore del paraurti" della Giulietta. Lo scooter slittò e Ramy venne sbalzato "contro il palo" di un semaforo e poi schiacciato dalla macchina dei carabinieri, che finì addosso, anch'essa, al palo.
L'INCHIESTA
I pm Serafini e Cirigliano, lo scorso dicembre, avevano già dovuto notificare un nuovo avviso di conclusione indagini, perché nel tempo erano aumentate le imputazioni e gli indagati, rispetto alle tre chiusure indagini distinte per sei indagati in totale dei mesi precedenti. Quella chiusura di due mesi fa vedeva 8 indagati in tutto, tra cui Bouzidi per omicidio stradale in concorso col carabiniere e poi altri sei militari accusati, a vario titolo, di ipotesi di depistaggio e favoreggiamento, per la cancellazione di video di testimoni, di un presunto falso ideologico sul verbale d'arresto di Fares per resistenza e anche per ipotesi di false informazioni ai pm. In particolare, nella nuova chiusura, notificata oggi dalla Procura, diretta da Marcello Viola, a sei indagati in totale, la contestazione di false informazioni ai pm, che vede indagati due militari, è stata stralciata per motivi tecnico-procedurali. Mentre l'altra novità dell'atto dei pm - che ha portato appunto a dover notificare un altro avviso di conclusione indagini che prelude alla richiesta di processo - è quella modifica nell'imputazione di omicidio stradale a carico del militare che era alla guida.



