The Hateful Eight a #CinemaScoppio

09 febbraio 2016, ore 09:00 , agg. alle 14:02

L'ottavo film di Quentin Tarantino: alcuni lo criticano, altri dicono che sia solo un'imitazione di se stesso. Per me è stata l'evoluzione

Io ho un rito quando si tratta di andare a vedere un nuovo Tarantino.

Non leggere nulla, entrare bendato al cinema e possibilmente andarci nei primi tre giorni di programmazione. Per ora ha sempre funzionato alla grande e anche questa volta non è stato da meno. 

Ammetto però che stavolta, qualche giorno prima di entrare in sala, mi sono imbattuto nella sistematica recensione del Mereghetti, dalla quale, leggendo solo il titolo, sono rimasto un attimo shockato. La sintesi è  questa: Tarantino è noioso. Ho cercato di lasciare ciò che avevo letto qunto più possibile fuori dal cinema, aspettandomi però una pellicola un attimo più lenta delle solite tarantiniane e mi sono accomodato, sprofondando nella poltrona.

The Hateful Eight a #CinemaScoppio

E sì, lo ammetto: la prima ora e mezza non è semplicissima da portare a casa perché fondamentalmente è costituita da due location (una estarna e una interna) e tanti, ma tanti dialoghi. Ma andiamo con ordine.

Sono andato a vedere il film nella sua forma più suntuosa, ovvero in pellicola 70mm all'Arcadia di Melzo. La cattedrale del cinema, ora con nuovo schermo ancora più grande e impianto audio Meyer quasi ultimato. Insomma, un posto dove il 2.75:1 (aspect ratio dell'Ultra-Panavision) ha un senso viscerale di esistere. Quest'edizione si differenzia da quella in digitale (che hanno il 99% dei cinema) per una durata di 20 minuti più lunga. Il film infatti si apre con l'overture di quattro minuti del tema che Morricone ha composto apposta per Tarantino, poi le immagini cominiciano a muoversi e si entra nella prima sequenza. Come in un grande western, ecco cosa vediamo: campo lungo su delle montagne innevate, con una bufera in corso e in primo piano la statua in legno di un Cristo crocifisso. La camera allarga lentamente il campo e vediamo arrivare da lontano una diligenza trainata da sei cavalli. Ci si gode per circa due minuti questa inquadratura, che però in realtà, ci dà già la tara del film. 

Come dicevo, la prima ora mezza è in realtà un grande set-up per la seguente ora e mezza, la quale però non ha necessità di esistere se non si assiste alla prima.

Tarantino carica e carica e sai che da un momento con l'altro premerà il grilletto e si crearà quel casino splatter che tanto ci piace e ci fa godere. Solo bisogna avere pazienza ed entrare in quel rifugio di montagna assieme ai detestabili otto. E poi diventa un colpo di pistola unico, sangue a litri ed ecco che ci viene restituito il regista di Pulp Fiction.

I personaggi, come sempre, non sono eroi o antagonisti a una singola faccia, ma piuttosto una commistione data da alti e bassi di questi due archetipi. Il Maggiore Warren (un grandissimo Samuel Jackson) è forse il più precisamente tarato sulla "morale" tarantiniana, mentre gli altri personaggi del coro hanno una funzione altrettanto importante, seppur minore. Mi è spiaciuto invece vedere messo da parte il personaggio di Oswaldo Mobray (interpratato da un classico attore tanto caro a Quentin, ovvero Tim Roth), che sembra per altro rifarsi a macchietta agli ultimi personaggi interpretati da Cristopher Waltz: eccentrici, istruiti e cinici.

Ma al di là di tutte queste considerazioni, Tarantino non ci sta solo proponendo il suo ottavo film, bensì un'esperienza che molti di noi (me per primo!), non hanno mai vissuto. Ovvero l'esperienza Cinematografica, con la C maiuscola. Sedersi su una comoda (si spera) poltrona, godersi un'overture che dia il giusto timbro al film, farsi avvolgere dalla pasta della cellulosa che gira nel formato più ampio a 70mm e dopo un'ora e mezzo avere quel quarto d'ora di intervallo per consumare qualcosa e scambiarsi le prime opinioni sul tempo appena trascorso. 

E sì, sicuramente è anche un film che vive delle ossessioni e delle manie tarantiniane, ma a chi ama Tarantino, piace proprio questo. E piace anche la logorrea di cui alcuni accusano il film, che però trovo anche propedeutico a ciò che lo stesso regista ha dichiarato di voler fare dopo il suo decimo film: teatro!

Il mio suggerimento è ovviamente, se ne avete la possibilità, di andare a vederlo in 70mm (vi ricordo che è stato anche montato in moviola in pellicola, quindi non c'è stato manco un passaggio al digitale, proprio come si faceva fino a un po' di anni fa), senza però aspettarvi un Tarantino già conosciuto.

Tags: Quentin Tarantino, Samuel L. Jackson, The Hateful Eight

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