Dall'Italia a Bruxelles i progetti vincitori dei NEB prizes 2025, i premi del nuovo Bauhaus europeo
Dall'Italia a Bruxelles i progetti vincitori dei NEB prizes 2025, i premi del nuovo Bauhaus europeo
30 settembre 2025, ore 20:20
agg. 02 ottobre 2025, ore 20:57
Tanti progetti italiani premiati tra i migliori di tutta l'Unione europea. Molti arrivati da piccolissimi paesi
La partita dei fondi di coesione è una di quelle su cui l’Unione europea si giocherà il proprio destino. Non solo quello dei sette anni che compongono un singolo periodo di programmazione, ma quello dei prossimi decenni di vita dei propri stati membri che quei fondi stanno programmando e spendendo. In questo senso l’Italia sconta una scarsa “fiducia di spesa”, un’atavica difficoltà nel saper sfruttare al meglio quei fondi che pure nel nostro Paese hanno finanziato centinaia di progetti che sì hanno cambiato, nei fatti, la vita di molti cittadini. Ci sono però progetti che hanno saputo sfruttare quei fondi per ritrasformare spazi, ripopolare territori, recuperare attività perse e generare crescita (di tanti tipi, economica, sociale, culturale). Ci sono anche progetti che pure non hanno beneficiato di specifici fondi ma che puntano a poterlo fare. È in questo senso che per il quinto anno la Commissione europea ha promosso i NEB prizes, i premi del nuovo Bauhaus europeo. Nel promuovere l’evento la Commissione è attenta nel ricordare che nella grande partita dei fondi di coesione, i progetti finanziati dai premi NEB hanno un carattere di bellezza diverso da altre realtà legate alla coesione europea. Le tre parole chiave dei NEB prizes sono beautiful, sustainable e togheter. In questo alveo anche due progetti arrivati dall’Italia sono tra i vincitori dei premi di questa edizione: "Therapeutic sculpture" e "UN_SKIN". Molti italiani tra i vincitori dei premi dedicati alle small municipalities: "Vigone towards the Future!" da Vigone (Torino), "The Solidarity Condominium" da Soliera (Modena), "Banca Del Fare" da Castelletto Uzzone, Levice (Cuneo), "Ritornanti al convento" da Gagliano Aterno (L'Aquila), "Urban Regeneration Strategy" da Campogalliano (Modena) e "School of Collective Care" da Marcignago (Pavia).
Laguna nel bicchiere: da chiostri abbandonati nasce il vino di Venezia
Tra i progetti finalisti ce n’è uno che guarda all’arte del vino. I volontari dell’Associazione “Laguna nel bicchiere - le vigne ritrovate” hanno portato a Bruxelles l’esperienza della loro realtà nata nel 2008 dal professor Flavio Franceschet e che oggi recupera le vigne (ma anche orti e giardini) dei conventi abbandonati di Venezia: lì dove il vino si è fatto in passato, torna a farsi di nuovo oggi. L’obiettivo è rigenerare il patrimonio agricolo dimenticato della laguna. Per farlo l’associazione conta su una serie di volontari che con il loro lavoro rafforzano il senso di comunità del territorio. “Laguna nel bicchiere” gestisce oggi le vigne del vecchio convento francescano abbandonato dell’isola di San Michele, di Sant’Elena e delle Vignole. Da lì i volontari riescono, senza venderle, a produrre circa trecento bottiglie di vino naturale ogni anno, di varie tipologie.
