Giuseppe Conte a RTL 102.5: " Il massimo che può ottenere l'Italia è il bacio in fronte da Biden, noi diremo sempre di no alle armi Kiev"

Giuseppe Conte a RTL 102.5: " Il massimo che può ottenere l'Italia è il bacio in fronte da Biden, noi diremo sempre di no alle armi Kiev"

Giuseppe Conte a RTL 102.5: " Il massimo che può ottenere l'Italia è il bacio in fronte da Biden, noi diremo sempre di no alle armi Kiev"


Il Presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, è stato ospite di RTL 102.5 in Non Stop News con Enrico Galletti, Giusi Legrenzi e Massimo Lo Nigro per un punto in vista delle elezioni euro.

«La decisione di non candidarmi alle Europee è dettata da una scelta di coerenza di una forza politica che punta sulla trasparenza e sul rispetto degli elettori. Quelle degli altri leader politici sono candidature "civetta"; io le chiamo candidature "truffa". Gli altri leader chiedono il voto per andare in Europarlamento, sapendo già che non ci andranno. Anzi, ho fatto una proposta di legge per rendere incandidabili i membri del governo e del parlamento italiano. In questo scenario ingannevole risalta ancora di più la candidatura di Giorgia Meloni: non si è mai visto un Presidente del Consiglio che fa finta di voler andare all'Europarlamento con la scusa di fare un referendum su di lei. Ma quindi, se il voto va male, si dimette? No, resterà attaccata alla poltrona. È un inganno senza soluzione. Quando dice "votatemi", lo fa anche in modo accattivante, dicendo di scrivere "Giorgia" sulla scheda. Mi sembra che ci sia abbastanza per esporre a livello europeo un malcostume che non si verifica in nessun altro paese».

Il programma del movimento 5 stelle

«È un programma in linea con i nostri valori e principi. Ma sintetizzando, noi diremo sempre no a ulteriori invii di armi. Contrastiamo la corsa al riarmo, considerandola una follia; investire in armamenti e seguire questo delirio collettivo è sbagliato. Siamo per i negoziati di pace. Abbiamo inserito la parola "pace" nel nostro logo. All'inizio, abbiamo appoggiato i primi invii di armi perché c'era una asimmetria militare sul campo ed era necessario per impostare i negoziati di pace. Siamo stati chiarissimi. Ma ora siamo costretti a mandare sempre più armi, sempre più letali e sofisticate. Adesso stiamo per inviare anche le nostre truppe, ma io non sono favorevole a mandare i nostri giovani con elmetti e giubbotti antiproiettile perché è una soluzione che si sta rivelando controproducente. Non contiamo nulla; una volta che scegli di assecondare Washington e Londra, il massimo che puoi aspettarti è un bacio in fronte da Biden. Il tema, però, è un altro: gli altri parlano di pace in campagna elettorale, ma nessuno si è prodigato per una strategia alternativa. Questo è dimostrato dal fatto che, qualche settimana fa, nel Parlamento europeo si è votata una risoluzione che prevede l'invio di armi ad oltranza, e tutte le forze politiche italiane hanno votato sì. Gli unici che hanno detto no siamo noi del Movimento 5 Stelle. Se parliamo del massacro di Gaza, il governo ha mancato l’occasione di promuovere e votare una risoluzione per il cessate il fuoco. Per tre volte, il governo italiano si è astenuto all’Assemblea delle Nazioni Unite. Quindi, oggi parlare di pace per prendere qualche voto in più non conta nulla. Ho stabilito, nell’interesse dell’Italia, di avere sempre buoni rapporti con tutti. Tuttavia, quando si è trattato di assecondare interessi nazionali, ho scontentato anche Trump. Quando hai degli alleati, devi parlare chiaro: non ti puoi inginocchiare per assecondare il mainstream se è contrario agli interessi in cui credi».

Gli obbiettivi

«Per me, un obiettivo ragionevole è avere un buon numero di europarlamentari. Qualcuno in più o in meno non cambia molto. Abbiamo dimostrato che, pur non avendo tanti europarlamentari, possiamo essere rilevanti e determinanti, come per l’avvio della Commissione von der Leyen. Abbiamo dato voti decisivi anche per imprimere una svolta nella transizione ecologica, che non può essere scimmiottata; è una necessità vitale. Dobbiamo investire, e tutta questa cagnara indecente contro il Superbonus ci sta facendo perdere di vista che la rigenerazione urbana è un obiettivo che dobbiamo perseguire. In prospettiva, un ecobonus sostenibile è la strada da seguire».

Il Superbonus

«In un portafoglio di crediti fiscali di 116 miliardi, 66 miliardi sono stati generati col governo Meloni, che ha fatto sei provvedimenti. Io sono andato via nel febbraio del 2021, dopodiché non ho avuto più accesso ai dati dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dell’Economia. Erano loro che dovevano controllare; se sono incapaci di farlo, devono andare a casa. Se parliamo solo dei costi, cadiamo nella trappola mediatica della Meloni. Ci sono 900 mila occupati, quindi 900 mila famiglie: già questo è un dato incredibile. Il taglio dei costi energetici e la riduzione del rapporto debito/PIL di 17 punti sono dati sorprendenti. Tutte le agevolazioni che si fanno non sono possibili senza l'impegno economico delle persone. All’inizio, quindi, c’è stato un boost per poter avviare la norma, dopodiché doveva essere gestita e non certo per tutti gli anni a venire. Non ho mai parlato di un Superbonus a vita. Le forze politiche, come Lega e Fratelli d'Italia, hanno prolungato l’applicazione nel tempo. Lo rifarei di nuovo ma lo gestirei come avrebbe dovuto fare Draghi e Meloni. Parlano di “norma Conte”, ma come può essere una “norma Conte” se sono andato via qualche mese dopo? Il dato importante da comunicare è che quella è la strada giusta: non può essere il 110%, ma dobbiamo andare avanti».

Sanità e liste d'attesa

«Penso che la situazione sia drammatica. Le ultime statistiche dimostrano che la media di attesa è di 31 ore. Ora, siccome siamo in campagna elettorale, il governo fa un decretino, ma per tagliare le liste d’attesa bisogna investire seriamente. Se si guarda alla sequenza storica, ogni premier ha messo miliardi in più, ma ora sento parlare di qualche centinaio di milioni, che è una cosa ridicola. La premessa è di accettare la nostra proposta, su cui stiamo lavorando e per la quale vorremmo il consenso di tutte le forze politiche: via la politica dalla sanità. Se continuiamo a fare nomine per simpatie politiche, è inaccettabile».



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