I libri da leggere della settimana, tra “Piacere, Nico”, “La ragazza che ascoltava i gatti”, “Il test” e “Il paradosso della diagnosi”

I libri da leggere della settimana, tra “Piacere, Nico”, “La ragazza che ascoltava i gatti”, “Il test” e “Il paradosso della diagnosi”

I libri da leggere della settimana, tra “Piacere, Nico”, “La ragazza che ascoltava i gatti”, “Il test” e “Il paradosso della diagnosi” Photo Credit: "Piacere, Nico" di Martino Cafiero, Marotta e Cafiero


Un nuovo quartetto di titoli eterogeneo per contenuti trattati, tra romanzi su una periferia noir, storie dall’esoticità orientale, esperimenti sovrannaturali e indagini medico-scientifiche

Un viaggio che non conosce confini, e che soprattutto non conosce sosta, quello tra le pagine dei libri da leggere. Un appuntamento fisso, quello che ogni domenica ci porta a scoprire le novità più interessanti arrivate di recente sugli scaffali, e che ci mette a confronto con storie e tipologie di narrativa molto differenti tra loro. Sia per contenuti trattati che per loro provenienza (e, perché no, ambientazione) geografica.

Uno slalom gigante che ci vede muoverci di quattro libri in quattro libri alla volta, e che nelle scorse settimane ci ha consentito di saperne di più di volumi come “L’altro fratello”, “La biblioteca perduta”, “Qui siamo tutti colpevoli” e “Una spia in esilio”, o ancora “La traditrice”, “Fiori per Algernon”, “Alaska La serie” e “L’orologiaio di Brest”.

Oggi, sotto la consueta lente d’ingrandimento, ecco che arriva un nuovo poker di titoli. Tra questi troviamo:

- "Piacere, Nico" di Martino Cafiero (Marotta e Cafiero)

- "La ragazza che ascoltava i gatti" di Thomas Leoncini (Sperling & Kupfer)

- "Il test" di Stéphane Allix (HarperCollins)

- "Il paradosso della diagnosi" di Suzanne O'Sullivan (Tea)


PIACERE, NICO, IN GIRO PER UNA BRIANZA DALLE TINTE NOIR

Apriamo la rassegna di questo weekend dedicata ai libri da leggere più interessanti della settimana con un titolo che parla di una generazione, certo, ma lo fa rivolgendosi sostanzialmente a un pubblico di lettori eterogeneo. E questo tanto in virtù delle tematiche sociali che si trovano tra le pieghe della storia, quanto per la loro geolocalizzazione, che va a posizionarsi nella più classica delle province italiane.

In “Piacere, Nico” di Martino Cafiero, pubblicato da Marotta e Cafiero, c’è questo e c’è molto altro. Lo scenario che fa da sfondo alle vicende è la Brianza, sebbene inquadrata da un punto di vista e con una “lente” molto particolare. Non un luogo dominato dalla monotonia, come si potrebbe pensare, bensì una polveriera che potrebbe brillare da un momento all’altro. Il racconto passa dal filtro di Giacomo, un giovane che, insieme al suo gruppo di amici, vuole divertirsi. Come d’altronde è lecito ambire a fare a quell’età, nel rispetto ovviamente delle regole.

Non è proprio di questo avviso il suo amico Nico, che di notte ha un’attività che definire particolare – per quanto redditizia – è fin troppo eufemistico: si apposta nei parcheggi per filmare chi si apparta con le prostitute per poi utilizzare i video per estorcere denaro. Non mancano ovviamente i cosiddetti “rischi del mestiere” (impropriamente detti, in questo caso), come quelli che portano la sua macchina a finire in cenere per opera di uno dei suoi “clienti”, e con essa tutti i filmati stipati a bordo.

È con queste premesse “dinamitarde” che si innesca un noir calato nella provincia italiana. Una caccia all’uomo in cui la banda di giovani (più o meno) scapestrati si lancia senza pensare poi troppo alle conseguenze. E, considerando la variopinta “fauna” con cui andranno a incrociare il proprio cammino, probabilmente qualche valutazione preliminare sarebbe stato il caso di farla.


LA RAGAZZA CHE ASCOLTAVA I GATTI, UN VIAGGIO ALLA RISCOPERTA DI SÈ

Si cambiano ritmi e soprattutto registro narrativo con il secondo dei libri da leggere di questo fine settimana. Un modo per soddisfare anche chi, in un volume che trova sugli scaffali della propria libreria di fiducia, cerca la cosiddetta coccola letteraria. E quando già soltanto in copertina trovi riferimenti grafici al Giappone (o alla cultura orientale più in generale) sai già in che direzione potrebbe svilupparsi il racconto.

Non tradisce le aspettative "La ragazza che ascoltava i gatti" di Thomas Leoncini, pubblicato da Sperling & Kupfer. Protagonista Anna Midori Bennett, giornalista con un doppio cognome che riassume alla perfezione il suo codice genetico. Lei è infatti il prodotto della sintesi tra Giappone e Stati Uniti, per quanto di fatto il primo paese le abbia fornito solo il DNA mentre il secondo ne ha forgiato il modo di essere, essendovi cresciuta.

La curiosità di scoprire le proprie radici è ovviamente elevatissima, e l’incarico di scrivere un reportage su un villaggio remoto proprio in Giappone casca proverbialmente a fagiolo. Come si suol dire in questi casi, bisogna stare attenti a ciò che si desidera, perché c’è il rischio di poterlo ottenere. Con tutte le conseguenze del caso in termini di presa di coscienza anche di verità che potrebbero risultare poco digeribili sul passato della propria famiglia.

Un racconto che, tra incontri e l’imprescindibile fascino delle location nipponiche, avvolge lettori e lettrici e li mette a confronto con quel tempo lento che caratterizza buona parte della cultura del posto. Certo, non di sola vita lenta si vive in Giappone, ma per chi vuole fuggire dalla routine per ritrovare se stesso – come uno dei personaggi con cui Anna incrocerà il proprio cammino – di occasioni per rallentare se ne trovano sicuramente tante. Anche soltanto godendosi quelle piccole cose che potrebbero passare inosservate a un occhio più superficiale.


IL TEST, ESISTE LA VITA OLTRE LA MORTE?

Quello editoriale è un panorama ricchissimo di sfumature. Perché sì, ci sono le narrazioni che affondano le proprie radici nella fantasia degli autori e delle autrici che quelle storie le scrivono, ma ci sono anche titoli che si muovono su binari molto differenti. Come nel caso del terzo volume che troviamo tra i libri da leggere di questo weekend, che prova a rispondere a uno dei quesiti che da sempre l’essere umano si pone: esiste la vita oltre la morte?

Un compito non da poco quello che si pone come obbiettivo Stéphane Allix con il suo "Il test", pubblicato da HarperCollins. Un vero e proprio esperimento dalle tinte paranormali, quello che l’autore ha pensato di imbastire, partendo da un evento infausto che ne ha segnato la vita: la morte del padre. Alla dipartita del genitore, la necessità di una risposta alla domanda di cui sopra si fa più bruciante che mai. E per provare a trovare una risposta pensa innanzitutto di fare una cosa: porre nella bara, prima che venga chiusa, quattro oggetti, senza però farne parola con nessuno.

Dopo aver fatto ciò, Stephane Allix ha consultato diversi medium, per saggiarne le capacità e cercare di dare una risposta all’annoso quesito. Con un piglio giornalistico – settore in cui ha lavorato prima della tragica dipartita del fratello, in un incidente in Afghanistan nel 2001 – continua in un lavoro che ha già intavolato con precedenti trattazioni, arrivate in Italia con i titoli di “Dopo…” (Pienogiorno) e “La morte non esiste” (HarperCollins).

Un vero e proprio viaggio dove ovviamente a dominare è la fede e la speranza, in assenza di prove scientifiche che possano sancire il famigerato “oltre ogni ragionevole dubbio” (quasi fossimo in ambito giuridico). Per quanto gli elementi “ritornanti” nelle diverse esperienze riportate spingano a porsi qualche domanda, alimentando dunque gli “e se…”.


IL PARADOSSO DELLA DIAGNOSI, IL PROGRESSO È UN’ARMA A DOPPIO TAGLIO?

Chiudiamo la nostra consueta rassegna domenicale che ci vede fare lo slalom tra i libri da leggere più interessanti tra quelli di recente pubblicazione con un titolo che, così come il predecessore, si discosta dalla narrativa di fantasia. Il titolo, di per sé, è già sintomatico del carattere scientifico del lavoro che arriva sugli scaffali delle librerie.

Ne “Il paradosso della diagnosi” di Suzanne O’Sullivan, e pubblicato da Tea, a prendere la parola e a portare avanti le disamine è una neurologa di fama internazionale. Va da sé che l’istituzionalità riconosciuta incrementa esponenzialmente l’autorevolezza di colei fa da ideale moderatrice al dibattito che prende vita tra le pagine. Al centro, ovviamente, il tema già sottolineato in copertina. La serie di riflessioni gravitano proprio attorno alla diagnosi, uno strumento che per molti è identificato come primo passo verso la guarigione ma che, in realtà, può pericolosamente divenire un’arma a doppio taglio.

La ricerca quasi ossessiva di una diagnosi che definisca clinicamente una condizione di salute può aprire la strada a una serie di esami e interventi che possono finire per peggiorare una situazione che invece avrebbero dovuto (idealmente) migliorare. La medicina moderna, grazie agli strumenti diagnostici di nuova generazione - che portano un continuo e costante perfezionamento - prova a dare un’identità definita a ogni disturbo. Finendo talvolta per inquadrare come malate anche persone che presentano magari semplicemente condizioni cliniche differenti.

Un lavoro dal taglio scientifico, ma ampiamente fruibile da un pubblico eterogeneo, che spinge alla riflessione in materia medico-scientifica e che esorta al ripristinare l’antico valore della medicina di per sé: la cura delle persone.


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