Il bandito sardo Graziano Mesina è morto. L'ex primula rossa, le evasioni, la sua mediazione nel sequestro Kassam

Il bandito sardo Graziano Mesina è morto. L'ex primula rossa, le evasioni, la sua mediazione nel sequestro Kassam

Il bandito sardo Graziano Mesina è morto. L'ex primula rossa, le evasioni, la sua mediazione nel sequestro Kassam Photo Credit: Fotogramma.it


L'83enne, storica figura del banditismo sardo, era afflitto da una malattia terminale. Era stato scarcerato ieri per essere trasferito in ospedale

Alla fine la malattia lo ha fatto uscire dal carcere, in modo definitivo. La storica figura del banditismo sardo, Graziano Mesina, è morto all'età di 83 anni proprio all'indomani del suo trasferimento dal carcere di Opera al reparto per detenuti del San Paolo di Milano per ragioni di salute. Una decisione arrivata troppo tardi, commentano contrariati i suoi legali denunciando che sull'ex primula rossa c'è stato accanimento. Mesina si trovava in carcere dal 2021 per scontare 24 anni, ricalcolati sulla condanna a 30 anni, per associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga. Conosciuto per le numerose evasioni (ventidue, di cui dieci riuscite) e per il suo ruolo di mediatore nel sequestro di Farouk Kassam, Mesina era rimasto un anno e mezzo latitante prima dell'ultima cattura.

IL RITRATTO DEL BANDITO

Mesina nasce il 4 aprile del 1942 a Orgosolo, comune immerso nel Supramonte, in provincia di Nuoro. Penultimo di 11 figli 'Gratzianeddu' era conosciuto anche come la Primula rossa del banditismo sardo. E' lo stesso Mesina a raccontare nella sua biografia che in quarta elementare prese a pietrate il suo maestro, per questo fu costretto a lasciare la scuola per diventare servo pastore in campagna. Il primo arresto risale al 1956, aveva 14 anni, per porto abusivo d'armi. Quattro anni più tardi inizia una lunga sequela di arresti e tentativi di evasione, alcuni riusciti altri scoperti in tempo: come quella volta che trasferito a Sassari per un processo, tentò di aprire un buco nel pavimento del treno, ma non riuscì a fuggire.

I SEQUESTRI

Si potrebbe affermare che con il compagno di prigionia, Miguel Atienza (si scoprirà in seguito che il vero nome è Miguel Alberto Asencio Prados Ponte), un giovane spagnolo disertore della Legione straniera, Mesina mise in piedi una 'premiata ditta'. Nel 1966 riuscirono a fuggire scalando il muro del carcere alto 7 metri e gettandosi sotto nella centrale via Roma di Sassari. Alla coppia furono attribuiti molti sequestri: Mossa Capelli, un grosso commerciante di carni che venne rilasciato dopo che la famiglia versò come riscatto 18 milioni di lire. Poi ancora Campus, Petretto, Moralis, Canetto, Papandrea. Un anno dopo Mesina e Atienza vennero intercettati dalle forze dell'ordine che li circondarono nelle colline di Osposidda, sotto Orgosolo. Durante lo scontro Atienza uccise due agenti, ma venne ferito a morte. Mesina venne assolto dalle accuse per la morte dei due agenti.

IL SEQUESTRO KASSAM, LA MEDIAZIONE

Nel 1992, dopo il sequestro del piccolo Farouk Kassam, Graziano Mesina interviene in Sardegna durante uno dei suoi permessi, con la funzione di mediatore, nel tentativo di trattare la liberazione con il gruppo di banditi sardi responsabili del sequestro del bimbo rapito a Porto Cervo il 15 gennaio e liberato a luglio. In questa vicenda resta il giallo del riscatto, mai pagato per le forze dell'ordine mentre secondo Mesina la polizia pagò circa un miliardo di lire per il rilascio dell'ostaggio, aiutando la famiglia del bambino a soddisfare le richieste dei rapitori.

LEGALE MESINA, VOLEVA TORNARE IN SARDEGNA

Non voleva morire in carcere, voleva tornare a casa e ora stiamo lavorando per riportare in Sardegna la salma, dice l'avvocato Beatrice Goddi. Su di lui c'è stato una sorta di accanimento, aggiunge il legale spiegando che "si poteva scarceralo prima, almeno un mese fa - aggiunge - oggi ci stavamo preparando per andare a trovarlo con alcuni familiari e organizzare il suo trasferimento in Sardegna, invece c'è stato questo epilogo".


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