Il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, cauto sulla ripresa della Serie A, "Ricevo messaggi da tanti calciatori che chiedono sicurezza per tornare in campo"

17 maggio 2020, ore 22:00

Il governo sta lavorando, nei tempi giusti, per fare in modo che la serie A possa ripartire in sicurezza, ma anche terminare, poi, tutta la stagione

Malagò ottimista sulla ripresa, Spadafora frena

Il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, in un’intervista esclusiva al portale web CasaNapoli.net, è tornato sul dibattito legato alla ripresa della Serie A. “Ho sentito che il presidente del Coni, Giovanni Malagò, si è detto convinto, al 99%, che la Serie A riprenderà il 13 giugno”, ha affermato Spadafora, “ma ha anche aggiunto che è altrettanto sicuro che il campionato non si concluderà”. “Noi stiamo lavorando per fare in modo che una volta ripartita la serie A possa anche concludersi regolarmente. La prudenza che abbiamo avuto dal primo giorno è stata interpretata da qualcuno, in malafede, come volontà di non far ripartire il campionato di calcio. Invece c’era la necessità di farlo ripartire, ma farlo ripartire in sicurezza”.

Tanti calciatori mi scrivono per chiedere sicurezza

Il ministro Spadafora, inoltre, ha rivelato la voglia del settore di ripartire, ma con le giuste garanzie. “Non l’ho mai rivelato prima, ma sono tantissimi i giocatori che mi scrivono e che cercano di contattarmi sui social per manifestare le proprie preoccupazioni. Altri vorrebbero ripartire domani mattina. Le posizioni sono diverse, così come quelle dei presidenti. Questo è dato dalla complessità del momento che stiamo vivendo, una situazione storicamente mai vissuta. Il governo sta lavorando con tempi e modi giusti. Non possiamo tornare in campo e rischiare di rifermarci successivamente. Sarebbe una cosa devastante, anche a livello psicologico”.

Il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, cauto sulla ripresa della Serie A, "Ricevo messaggi da tanti calciatori che chiedono sicurezza per tornare in campo"

Serie A in campo dal 13 giugno ? Impossibile dirlo ora

“Oggi quello che sappiamo è che sono ripartiti gli allenamenti. In questo caso, però, dipende dalle squadre, non più dal governo, che ha consentito la ripresa delle attività di tutti gli sport di squadra, non solo del calcio”. “Dire adesso, un mese prima”, ha precisato il titolare del dicastero dello sport, “che il 13 giugno sia data certa per il nuovo via alla Serie A, questo è impossibile”. La vera riapertura del Paese è quella di questa Fase 2, ma bisognerà vedere come andrà, come saranno le curve del contagio, sarà necessario analizzare una serie di indicatori. Il mio auspicio è lo stesso del presidente Malagò, ovvero che il 13 giugno sia la data giusta. E faremo tutto il possibile per arrivare a quella data con un’apertura in tutta sicurezza. Per poterlo confermare e darla come notizia certa, bisognerà aspettare ancora qualche giorno.”

Sulla ripresa del calcio non c’è stata una linea comune in Europa

“Purtroppo devo confermare a malincuore che l’Europa non è stata unita. Anche se io mi sono consultato con tanti colleghi, ad esempio con il ministro francese che è stata l’ultima che ho sentito in ordine di tempo. Però, effettivamente, non c’è stata una linea comune. Ma c’è da dire che i Paesi hanno anche affrontato l’emergenza diversamente, con numeri di contagi differenti. Ci sono regole diverse per la ripartenza. Si fa riferimento al modello della Germania, anche per la ripresa dei campionati di calcio, perché il protocollo prevede un isolamento di un numero minore di giorni per i contagi. Quando si è verificato il primo caso, in una squadra di seconda serie del campionato tedesco, tutta è stata messa in quarantena per 14 giorni. Le autorità sanitarie hanno ritenuto che non fosse sufficiente l’isolamento di pochi giorni, ma bisognava mettere in isolamento tutti per 14 giorni. Anche gli Stati Uniti, la stessa Germania, e quei Paesi che prendiamo come modelli, si sono trovati in difficoltà. Anche la Francia e l’Olanda che hanno deciso, addirittura, di considerare terminato il campionato. Quindi inviterei un po' tutti a fare meno i fenomeni perché da fuori è molto più semplice giudicare, ma poi bisogna agire, prendere decisioni e avere responsabilità delle conseguenze.

Tags: calcio, Coni, coronavirus, Figc, Serie A, Spadafora

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