Il sesso degli Angeli: un film con buone premesse ma sviluppate male, che fatica perfino a far ridere come vorrebbe

19 aprile 2022, ore 16:00

Arriverà nei cinema giovedì 21 aprile il nuovo film di Leonardo Pieraccioni, che vede come protagonisti anche Sabrina Ferilli e Marcello Fonte

Ci aveva già provato Carlo Verdone nel 1983 e nel 2011. Prima in “Acqua e sapone”, quel piccolo gioiellino della tarda commedia italiana, e in seguito in “Io, lei e Lara”, forse uno degli ultimi suoi film veramente degni di nota. Poi sono arrivati Nanni Moretti e Paolo Sorrentino, con “Habemus Papam” e la serie tv “The young Pope”, che hanno raccontato, con linguaggi diversi, due Papi nel drammatico momento della crisi spirituale. Insomma, uomini di chiesa alle prese con vicissitudini poco sacre e tanto profane, sembra un argomento molto gettonato all'interno del nostro cinema, soprattutto in quello contemporaneo. Stavolta, è toccato a Leonardo Pieraccioni confrontarsi con un parroco alle prese con un bordello in Svizzera che ha ereditato da un lontano parente.

LA TRAMA DEL FILM IN BREVE

Don Simone (Leonardo Pieraccioni) è un prete di provincia di una piccola cappella in difficoltà. Il sacerdote non sa come invogliare i ragazzi a frequentare la comunità cristiana, perché troppo presi dal mondo dei social. Un giorno Don Simone riceve la notizia della dipartita di un suo zio un po' sui generis, che viveva in Svizzera. Il parente gli ha lasciato in eredità un'attività molto redditizia proprio a Lugano e il prete, fiducioso di poter aiutare la sua comunità con il denaro guadagnato, si precipita in Svizzera. Giunto sul posto, scopre che l'attività molto fruttuosa è una casa chiusa piena di seducenti prostitute, e governata dalla maitresse Lena (Sabrina Ferilli). Amareggiato, vede il sogno di ravvivare il suo oratorio e mettere a posto la sua chiesa andare in fumo.

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PROBLEMI DI SCENEGGIATURA

Le premesse non erano sbagliate e anzi promettevano anche piuttosto bene. La crisi spirituale di un parroco contemporaneo, i giovani e la chiesa fino al tema delle case chiuse e della prostituzione. Il tutto condito dalla leggerezza e dal filtro della commedia, che riesce ad arrivare al cuore della gente sempre molto di più di tanto cinema impegnato. Il problema è una sceneggiatura molto superficiale che spesso si incastra su se stessa e non riesce a fare da collante come dovrebbe. Ad esempio, come possiamo credere al dubbio spirituale che si innesta nel personaggio di Pieraccioni durante il film, se fin dall'inizio viene costruito come un prete un po’ sui generis che fatica ad avere un attaccamento alla causa cattolica? Sarebbe stato più semplice se Don Simone fosse stato un prete bigotto e totalmente devoto alla fede cristiana, che gli eventi narrati nel film mettono seriamente in crisi. Il tutto sarebbe stato molto più divertente e avrebbe strappato sicuramente molte più risate. Invece, questo personaggio così poco definito e contradditorio, crea confusione e rende più farraginoso il passaggio narrativo. Anche tutta la parte finale possiede grandi problemi di sceneggiatura: accadono troppi eventi tutti insieme e senza equilibrio, che finiscono per risultare poco credibili e poco sviluppati. Per non parlare del tema del dubbio che si perde in una melassa buonista che poco sembra avere a che fare con il tono complessivo della pellicola. Ad ogni modo, come sempre ci auguriamo che il film abbia un buon riscontro in termini di botteghino, in quanto facciamo sempre il tifo per il cinema Italiano e soprattutto per gli esercenti cinematografici.

Tags: Cinema, Film, Italia, Leonardo Pieraccioni, Marcello Fonte, Sabrina Ferilli

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