La casa di carta 5 vol.2: è arrivato su Netflix il gran finale del fenomeno globale che ha ridisegnato lo scenario seriale europeo

07 dicembre 2021, ore 11:00 , agg. alle 13:05

Cinque episodi che mettono la parola fine alla rapina più celebre degli ultimi anni, ma si annuncia già uno spin off per il 2023 su uno dei personaggi più amati della serie

La parola "fine" è sempre risultata piuttosto spigolosa per il panorama audiovisivo, soprattutto degli ultimi anni. Si pensi per esempio al caso di "Lost", uno dei prodotti seriali più celebri del XXI secolo: l'ultimo attesissimo episodio, andato in onda il 23 Maggio 2010 con il compito di scrivere l'epitaffio della serie, è stato una delusione generale sia per il pubblico che per la critica, che si aspettavano qualcosa di più coraggioso e più innovativo per una narrazione che di fatto dalla prima puntata ha scompaginato lo scenario mediale in modo indelebile e profondo. Non è l'unico caso però. Anche titoli più piccoli come "Suburra", "How i met your mother" o i casi cinematografici come per esempio Star wars del 2019, nell'atto finale hanno disatteso le aspettative. E la casa di carta? Avrà avuto lo stesso destino oppure sarà stato in grado di creare una conclusione degna?

IL FENOMENO DI MASSA CHE RIDONA LINFA ALLA POSTMODERNITÀ

Prima di esprimerci sul gran finale, facciamo un passo indietro e cerchiamo di analizzare il fenomeno per cercare di comprendere meglio il motivo che ha spinto milioni e milioni di utenti in tutto il mondo a seguire le vicissitudini di questa banda di rapinatori. Innanzitutto, la serie ideata da Alex Pina è riuscita a resuscitare uno dei paradigmi narrativi più controversi e dibattuti degli ultimi anni, ossia il cosiddetto postmoderno, sia dal punto di vista formale che narrativo, come dimostrano i molteplici rimandi ai primi film di Tarantino e, in modo forse ancora più esplicito, al “V per Vendetta” dei fratelli Wachowski. La cosa forse più interessante però è che, quello messo in atto dalla Casa di carta, è un “postmoderno al quadrato” in quanto cita la cultura pop degli anni 90 che di per sé è già concepita da molti come la creazione di infiniti pastiche e stilemi prelevati dalla storia della cultura del Novecento. Appunto un postmoderno che cita il postmoderno. Ad ogni modo, forse, parte del successo globale di questa serie è proprio quello di pescare all’interno di un universo artistico cinematografico molto amato e glorificato che però non apporta nulla di nuovo al cinema di oggi.

L’EUROPA GUARDA ALL’AMERICA

Alla casa di carta viene riconosciuto anche il fatto di aver introdotto alcuni stilemi tipici del cinema e della serialità americana all’interno dell’immaginario artistico europeo. Era impensabile, fino a qualche anno fa, che un prodotto di matrice spagnola non fosse riconducibile alla soap opera e a tutti quegli intrecci romantici che hanno reso celebre e popolare certa serialità ispanica mainstream. Ecco, ora grazie a questa banda di rapinatori, tutto è diverso. Si può affermare con certezza che c’è un prima e un dopo La casa di carta. Anche se si pensa alle campagne pubblicitarie di merchandising (tipicamente americane) derivate dalla serie, probabilmente non ci sono precedenti a livello europeo. Sono stati stimati circa 100.000 articoli riconducibili alla Casa di carta a livello mondiale (tra magliette, felpe, tazze, portachiavi e molto altro).

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GLI ULTIMI CINQUE EPISODI

Da parte di chi scrive non c’è mai stato tanto apprezzamento al fenomeno. Buchi di trama, eccesso di spettacolarizzazione non sempre supportata da una narrazione efficace e soprattutto un storia che in partenza sembrava avere tutti i requisiti per essere geniale ma che quasi subito diventa banale e stereotipata. Questo ultimo atto si rivela di facile presa per il fan più incallito che nonostante soluzioni semplici e per nulla coraggiose si dice soddisfatto. Ma forse il problema più grande di questi ultimi cinque episodi è il fatto di perdere totalmente quella forza identitaria antisistema che aveva caratterizzato le prime stagioni. C’è molta più azione che a volte sembra quasi voler essere una sorta di riempitivo per sopperire alla mancanza di idee. Ma all’infuori di tutte le elucubrazioni, occorre riconoscere a La casa di carta di essere riuscita a far provare emozioni molto forti a generazioni diverse tra loro e culture opposte che si sono riconosciute parte di un unico coro, quello liberatorio di “Bella ciao”.

Tags: La casa di carta, Recensione, Serie tv

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