Paolo Rossi, la storia e i trionfi, dai gol a Brasile e Germania alla vita semplice tra le sue vigne

Paolo Rossi, la storia e i trionfi, dai gol a Brasile e Germania alla vita semplice tra le sue vigne

Paolo Rossi, la storia e i trionfi, dai gol a Brasile e Germania alla vita semplice tra le sue vigne


È sempre rimasto fedele al suo stile anche quando era l'italiano più famoso nel mondo, la semplicità e il sorriso di un uomo semplice e di un campione straordinario

Paolo Rossi era PaoloRossi, tutto attaccato. Negli anni ’80 è stato l’italiano più famoso nel mondo. In ogni luogo della Terra nel quale si mettesse piede in quegli anni, la frase era: “Italiano? Paolo Rossi!”. Il Dio del calcio se lo è preso troppo presto. Era un ragazzo straordinario, sotto tutti gli aspetti. Paolo Rossi era PaoloRossi. È stato uno dei pochissimi giocatori italiani che è appartenuto a tutti. Le squadre nelle quali ha giocato sono state, quasi, un dettaglio: Vicenza, Juventus; Perugia, Milan, Verona. Lui era quello della Nazionale. Lui era l’emblema assoluto degli azzurri di quell’epoca. Aveva la maglia della sua nazione tatuata sul corpo.


Il Mondiale in Spagna

Era quello delle braccia alzate nei gol al Brasile e alla Germania ai Mundial di Spagna. Due partite incredibilmente emozionanti, di quelle che rimarranno impresse nella storia del calcio italiano. È morta una leggenda, si legge sulle pagine dei giornali di tutto il mondo. Paolo Rossi non si è mai sentito tale. Lo era, invece. Era il simbolo di quell’Italia che non c’è più. Infinitamente più umile di quella di oggi. Quella delle nostre origini. Quella dipinta nei visi contadini di Pertini e Bearzot. L’Italia del “non ci prendono più”, della partita a carte sull’ aereo che riportava in patria i Campioni del Mondo. C’era anche Paolo Rossi su quel volo. Era l’eroe, il goleador, cioè quello che aveva fatto piangere il Brasile. E quel Brasile lì, eliminato e battuto in un afoso pomeriggio del luglio del 1982, era una delle Selecao più forte di tutti i tempi. Chi ha visto quella partita si ricorda, per filo e per segno dov’era. Non la si dimentica.


L'Italia felice

Paolo Rossi è stato uno dei simboli dell’ Italia felice. Non solo quella della notte dell’ 11 luglio 1982 quando il nostro paese si riversò nei centri delle città per vivere una festa indimenticabile. Avevamo voglia di festeggiare. Era un’ Italia che usciva dagli anni di piombo e si gettava a capofitto in una nuova era. L’inizio ha proprio quella data: 11 luglio. Pablito, questo il soprannome dopo il trionfo spagnolo, racchiudeva, nel suo sorriso di eterno ragazzo, una generazione. Ha unito un popolo che, per genetica, si nutre di divisioni. Non è stato divorato quando ha lasciato il calcio giocato. Era persona intelligente. Ha vissuto la sua vita da commentatore sportivo come quella da calciatore. Con sobrietà, senza eccessi. Ha gestito con riservatezza ed umiltà la sua popolarità. Lui, che poteva essere il padrone del mondo, dopo quel mondiale, si ritirò tra le vigne. Passeggiare tra i filari, toccare i grappoli, annusare la terra, valeva più della mondanità. Così chiudeva il suo articolo Gianni Brera nel luglio del 1982, il giorno dopo il trionfo mondiale, in Spagna: “E grazie a voi, benamati brocchetti del mio tifo, benamati fratelli miei in mutande. Avevo pur detto che Paolo Rossi in trionfo è tutti noi. II terzo titolo mondiale dell'Italia non si discute come non si discutono i miracoli veri. Adios, intanto tia Espana, adios”. Paolo Rossi, in trionfo, è, ancora tutti noi.


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