Almodovar indaga l'universo femminile in un film delicato e struggente dove la storia collettiva si scontra con quella intima dei personaggi

03 novembre 2021, ore 08:00

È finalmente uscito nelle sale italiane Madre Paralelas di Pedro Almodovar con Penelope Cruz, che per il ruolo ha vinto il premio come miglior attrice alla Mostra del cinema di Venezia

Un affresco di colori ed emozioni, dove i contrasti sono netti ma delicati e dove coesistono in maniera perfetta la grande storia, e quindi quella collettiva dei desaparecidos, assieme a quella fittizia dei personaggi alle prese con i loro drammi e le loro sofferenze. Questi sono gli ingredienti dell'ultimo film di Pedro Almodovar "Madre Paralelas" che, più di ogni altro, scava nelle profondità più remote dell'animo femminile, analizzando con maestria e rispetto l'essere Madre. Una messa in scena sobria ed elegante, dove non mancano le pennellate di colori vivaci e sgargianti tipici del regista spagnolo.

LA TRAMA DEL FILM

Janis (Penelope Cruz) e Ana (Milena Smit) diventano madri lo stesso giorno, in una clinica di Madrid. La prima è una fotografa affermata, mentre l'altra è un'adolescente intimorita e in cerca d'autore. La nascita delle loro due bambine crea un forte legame che evolve in maniera parallela, fino all'arrivo di alcuni colpi di scena inaspettati. Sullo sfondo c'è anche la vicenda storica, perché Janis/Cruz è ossessionata da una fossa comune dove giacciono i cadaveri dei desaparecidos, per anni occultati e mai riesumati. Per lei e per gli abitanti del suo paese, riportare alla luce i resti e permetterne l'identificazione, significherebbe fare i conti con il passato.

DUE DONNE OPPOSTE MA COMPLEMENTARI

Non è una maternità idilliaca e perfetta quella che mette in scena Almodóvar. Proprio giocando sul desiderio di Janis di essere madre, il regista insinua nella sua protagonista un dilemma morale destinato a compromettere l’integrità della sua coscienza. Fin dove si spingerebbe una madre per amore della sua bambina? Nel rispondere a questa domanda Almodovar costruisce una donna difficile da decifrare, contraddittoria al limite dell’ambiguità, che trova nella fragile e ingenua Ana il suo inaspettato completamento. Non a caso il regista sceglie di affidare il ruolo tutt'altro che semplice di Janis, alla sua attrice feticcio per eccellenza, appunto Penelope Cruz. La consapevolezza e l'apparente determinazione di una donna come Janis, contrapposta alla paura della giovane Ana, sono due approcci alla maternità che trovano un punto di congiunzione in un naturale istinto materno che le due madri condividono e che le rende premurose ed affettuose nei confronti delle loro bambine. Ma i due ruoli sono porosi e talvolta contraddittori, costituendo due facce della stessa medaglia. Un rapporto, quello delle due, che sembra quasi riecheggiare, la situazione vissuta da Bibi Andersson e Liv Ullmann nel film “Persona” del 1966 diretto da Ingmar Bergman, altro grande cineasta in grado di raccontare la complessità dell’animo femminile meglio di chiunque altro. Sembrano esserci anche alcune inquadrature e sequenze che i due film hanno in comune. 

Almodovar indaga l'universo femminile in un film delicato e struggente dove la storia collettiva si scontra con quella intima dei personaggi

IL VALORE DELLA MEMORIA E DELLA VERITÀ

Sullo sfondo delle vicende private delle protagoniste, c'è la storia, quella vera dei desaparecidos, ritrovati nelle fosse comuni. Ma, soprattutto, c'è la ricerca di una verità occultata che deve venire alla luce. C'è la voglia, che non smette di dominare il cinema contemporaneo, di fare i conti con il passato e rimarginare ferite ancora sanguinanti. Liberarsi delle menzogne per tornare a vivere. Esattamente quello che accade alle due donne coinvolte in un gioco di contrasti e di specchi, di bugie e verità. Ciò che è intimo e ciò che è storico sono uniti in un abbraccio la cui forza collega più generazioni attraverso il lutto e il dolore.








Tags: Cinema, Madre Paralelas, Pedro Almodovar, Penelope Cruz, Recensione

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