Basket, l'NBA dei dubbi, anche in America non ci sono certezze su un'eventuale ripresa della stagione in corso: confermato, per ora, il 25 giugno, il Draft 2020/21

02 maggio 2020, ore 22:00

Società e giocatori intenzionati a completare il campionato, nonostante l'emergenza coronavirus, ma restano tanti problemi legati alla sicurezza, ai tempi e ai modi per tornare sul parquet

Riprendere o meno, questo è il problema

Anche nell’Nba, il campionato professionistico americano di basket, come in tutto lo sport mondiale, l’interrogativo è lo stesso : riprendere a giocare e finire la stagione in corso, oppure considerarla già terminata, a causa del coronavirus ? Società e giocatori sono intenzionati a tornare sul parquet, ma, ovviamente, con la sicurezza garantita. E qui il problema non è di poco conto. Giocare a porte chiuse non sarebbe il solo rimedio in uno sport così fisico, che vede come caratteristica imprescindibile il contatto tra i giocatori.

Gli sponsor premono per la ripresa

In questo scenario, naturalmente, si inserisce il potere del business. Attorno alla Nba ruotano interessi enormi legati alle sponsorizzazioni, ai diritti televisivi e agli ingaggi miliardari di giocatori e allenatori. Conciliare le esigenze economiche e quelle sanitarie non è semplice. La salute viene prima di tutto, si dice sempre così, ma i soldi sono, da sempre, elemento condizionante, anche e soprattutto negli Stati Uniti.

Uno sguardo al futuro

In questa atmosfera di estrema incertezza si guarda, comunque, al futuro, al Draft per la stagione 2020/2021, la cerimonia durante la quale le varie franchigie, squadre, scelgono i giocatori e si scambiano i diritti su questi ultimi. Una sorta di mercato del calcio, pur con profonde differenze. La data del Draft, al momento, è confermata al 25 giugno prossimo, ma secondo molti media slitterà e, comunque, per conoscere l’ordine di scelta delle franchigie bisognerà aspettare ancora. Sono stati rinviati, a data da destinarsi, infatti, la cosiddetta “Lottery”, che definisce l’ordine di scelta delle franchigie, prevista in precedenza per il 19 maggio, e il “Draft Combine”, cioè la vetrina organizzata per i giocatori che ambiscono ad essere scelti dalle varie squadre.

L’ipotesi di posticipare il prossimo campionato


I proprietari delle società americane, stando a indiscrezioni giornalistiche e non solo, starebbero valutando la possibilità di far scalare, da ottobre a dicembre, l’inizio del prossimo torneo. La data di partenza potrebbe essere quella di Natale, per sfruttare il cosiddetto “Christmas Day”, giorno in cui l’Nba entra anche nelle case degli americani non appassionati di questa disciplina. Questo sempre con la speranza che si possano giocare quante più partite è possibile con i tifosi sugli spalti e non con i palazzetti off limits per gli spettatori. Le partite di pallacanestro, negli Stati Uniti, non sono soltanto un evento sportivo, ma un vero e proprio spettacolo. Non solo, bisognerà evitare la concorrenza della Nfl, il football americano, che, nei mesi autunnali e invernali, toglie tantissimi ascolti televisivi al basket.

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L’Nba, intanto, piange la morte di Mark Mc Namara

Nel periodo più difficile nella storia dell’Nba, proprio il mondo della palla a spicchi statunitense piange la scomparsa, a soli 60 anni, a causa di un infarto, di Mark Mc Namara, ex centro dei Philadelphia 76ers vincitori del torneo nel 1982, anno in cui Mc Namara venne scelto nel Draft. Alto 2 metri e 11 centimetri, conquistò subito, da rookie, da esordiente, il tanto ambito anello che viene dato a chi vince il titolo Nba. Fece la riserva non a un giocatore qualunque, ma a uno dei campioni più noti, ancora oggi, il mito Moses Malone.

Nella sua carriera anche l’Italia

Mc Namara venne a giocare anche nel nostro Paese. Lo ingaggiò la Cortan Livorno, nella stagione 1985-86. Con coach Alberto Bucci in panchina conquistò la promozione dalla serie A2 alla A1. Poi girò l’Europa, con tappa pure in Spagna, e si ritirò nel 1993, andando a vivere in Alaska, dove fece l’allenatore nelle high school.

Dopo il basket arrivò, per caso, il cinema

Mark Mc Namara, però, oltre alla pallacanestro, ebbe anche una breve carriera cinematografica. Nell’estate in cui passò dal college all’NBA fu preso per il film “Il ritorno dello Jedi”, come controfigura di Peter Mayhew, per il ruolo di Chewbecca, che divenne il suo soprannome. Sul set ci capitò per caso, quando suo cugino era uno degli assistenti di Carrie Fisher, l’attrice che interpretava la principessa Leila, e, appena seppe che cercavano uno molto alto per quella parte, fece il nome di Mark che, come detto in precedenza, era alto 2 metri e 11 centimetri.

Tags: basket, Coronavirus, Covid_19, Lakers, Lebron James, MC Namara, NBA

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