Bob Marley a San Siro, cronaca di un concerto che lanciò un messaggio di pace e amore lungo 40 anni

Bob Marley a San Siro, cronaca di un concerto che lanciò un messaggio di pace e amore lungo 40 anni

Bob Marley a San Siro, cronaca di un concerto che lanciò un messaggio di pace e amore lungo 40 anni


Il re del reggae suonò a Milano il 27 giugno 1980 davanti a un pubblico eterogeneo e variopinto di 80 mila persone. Da allora è cambiata l’era dei concerti in Italia

Fa un caldo afoso e opprimente a Milano la sera del 27 giugno 1980. San Siro si riempie sin dalle prime ore del pomeriggio di decine di migliaia di ragazzi. Il richiamo è troppo forte perché non venga colto. E’ in programma il concerto di Bob Marley che da pochi anni, pur essendo originale della Giamaica, un’area alla periferia dell’impero rock, è una superstar di caratura internazionale. La voglia di musica è enorme. A parte il concerto per Demetrio Stratos e “Banana Republic”, la tournée di Dalla – De Gregori, di musica in giro se n’è vista poca o niente dalla seconda metà degli Anni ’70. L’Italia è stata cancellata dalle tappe dei promoter per i continui terrificanti episodi di violenza verificatesi ai concerti dei Led Zeppelin, di Santana e di molti altri. Forse anche per questo quel 27 giugno si respira aria di pace e di fratellanza: la ragione sta incominciando a prevalere sull’istinto di distruzione di un decennio segnato da violenze di ogni colore politico.

Quella folla eterogenea e variopinta 


Nell’aria una fragranza poco rassicurante di spinelli fa da contraltare all’eterogeneità di un pubblico che più vario e variopinto non si può. Ci sono rocchettari e impiegati appena usciti dall’ufficio, mamme con le figlie teen ager, intere famiglie da ogni parte d’Italia e l’immancabile esercito di addetti ai lavori. Tra i giornalisti, i fotografi, i fotoreporter gira da tempo una brutta notizia: Marley ha un tumore e sembra sia già metastatizzato. Per cui, quella di Milano, potrebbe essere una delle ultime occasioni per vederlo all’opera su un palco accompagnato dai suoi leggendari Wailers. Gruppo spalla, Pino Daniele che attacca a suonare quando il catino dello stadio Meazza è già rovente. E non ancora pieno stipato come sarà al calar della sera. Non c’è ancora il terzo anello e la folla, stimata in circa 80mila persone, si accalca sui popolari, i distinti e infine in mezzo al campo teatro delle grandi imprese di Inter e Milan.


Il reggae come messa cantata 


Quando Marley incomincia a suonare il vero spettacolo è la gente. Il rito di liberazione dallo spettro della violenza degli Anni ’70 si celebra nella sua catartica simbologia pacifista. Tra i colleghi c’è chi partecipa a quella Messa cantata con una tale suggestione che sembra ipnotizzato. Tra questi, il famoso ‘Mister Fantasy’ Carlo Massarini, conduttore radiofonico e televisivo che più di ogni altro ha raccolto il messaggio di Marley sin dai suoi primi passi. Scrive oggi Massarini: “La canzone che mi rimane impressa è la sua messa in musica del discorso di Hailè Selassiè, Ras Tafari, all’ONU nel 1963: Finchè la filosofia che ritiene una razza superiore e un’altra inferiore non sarà screditata e abbandonata…Finchè ci saranno cittadini di prima e seconda classe…ci sarà guerra. E’ il brano-simbolo del Marley militante, la potrebbero scandire adesso nelle strade d’America i Black Lives Matter, cos’è cambiato in 40 anni…?”

Il coro di "No Woman No Cry" 


Musicalmente la ritmicità del reggae a lungo andare risulta anche un po’ ripetitiva, ma non importa. La gente è inebriata dalla notte di musica e pace, dalla gioia di un rito collettivo finalmente compiuto. E quando dal palco parte “No Woman No Cry”, cantano tutti e San Siro eleva il suo coro fino a far tremare le tribune e il prato. La sera dopo si replica a Torino. Marley apre con quei due concerti la nuova era della musica live in Italia. E vorremmo tanto che dopo questo maledetto lockdown ritrovassimo tutti lo spirito di allora. E la voglia di ritrovarci assieme per un nuovo rito collettivo nel ricordo di quell’omino sorridente e timido che ci aveva comunicato un messaggio d’amore e di pace 40 anni fa. Ancora oggi così attuale.



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