Cinema, in difesa di Anora di Sean Baker: giusto premiare il film con 5 Oscar?

Cinema, in difesa di Anora di Sean Baker: giusto premiare il film con 5 Oscar?

Cinema, in difesa di Anora di Sean Baker: giusto premiare il film con 5 Oscar? Photo Credit: Agenzia Fotogramma.it


La pellicola ha incassato 525.641 euro, con una crescita esponenziale del +668% rispetto allo scorso weekend

Negli ultimi giorni il pubblico si è riversato nelle sale per poter vedere (o rivedere) “Anora”, il film di Sean Baker che la settimana scorsa ha dominato la 97esima edizione dei Premi Oscar portando a casa ben cinque statuette (film, regia, sceneggiatura, montaggio e attrice protagonista a Mikey Madison). In Italia, nel corso del fine settimana appena concluso, la pellicola ha incassato 525.641 euro, con una crescita esponenziale del +668% rispetto allo scorso weekend. I cinema sono passati da 141 a 368 e il suo totale complessivo ammonta a 1.515.227 euro. Ma le cose potrebbero migliorare ancora.

Molti però si stanno domandando, dopo averlo visto, se effettivamente meritava di fare incetta di premi e se è giusto avergli addirittura riconosciuto il titolo di miglior film. Ricordiamo che la pellicola aveva anche già vinto la Palma d’oro all’ultima edizione del Festival di Cannes.

LA TRAMA

La pellicola segue le avventure di Anora, una sex worker tra New York e Las Vegas che per guadagnarsi dei soldi, all’inizio del film, lavora in un club dove vende il suo corpo e il sesso. La ragazza ha la possibilità di vivere una storia da Cenerentola quando incontra e sposa impulsivamente Ivan, il figlio di un oligarca russo. Il ragazzo è molto ricco e possiede la voglia smisurata di godersi la vita. La notizia arriva in Russia e la favola di Anora rischia di andare in frantumi quando i genitori di lui partono per New York per far annullare il matrimonio.

LA DISTRUZIONE DELL’AMERICAN DREAM

Anora è un cinema indipendente che attraverso il percorso di presa di coscienza e disillusione di una ragazza di 23 anni, distrugge il sogno americano andando a criticare le contraddizioni di una società sempre più capitalistica. Una cenerentola contemporanea che non perde la scarpetta ma i sogni e le speranze. “Anora” è una commedia romantica che gode della forza di non assomigliare a nulla pur nutrendosi di tutti gli stilemi classici del genere a cui attinge. Questo perché si diverte a sovvertire le regole, senza clamore e senza esibirlo volutamente davanti allo spettatore, ma diluendo tutto in una storia ben scritta e ben raccontata. La regia richiama il linguaggio dei videoclip, insistendo su un montaggio veloce, fatto di sequenze frammentate e predominanza musicale e utilizzando talvolta anche i jump cut (ossia quel taglio brusco e repentino dove si innesca una discontinuità temporale). L’immagine, soprattutto nella prima parte, è sempre colorata e brillante, con neon e luci dei palazzi che invadono il quadro e illuminano i corpi all’insegna di feste, sesso e droghe. Poi la luce perde consistenza, diventa più fredda, realistica e meno edulcorata, andando così a spegnere quel clima favolistico di fuochi d’artificio e emozioni di plastica. Sean Baker mette in scena la deriva oscena del presente, quella per cui la ricchezza è sinonimo di felicità e dove soprattutto le giovani generazioni hanno perso qualsiasi valore. Anora sembra interessata solamente al denaro, mentre Ivan vede tutto come un gioco e crede di poter comprare tutto, perfino l’amore e i sentimenti. Sullo sfondo c’è l’America, marginale e mortificata, dove tutti i sogni vengono spenti e traditi dalla crudeltà della vita. Ma nonostante tutto, nel film di Baker si ride tanto. C’è grande onestà e purezza in “Anora”, che riesce a fondere alla perfezione ciò che è semplicissimo con questioni più complesse e profonde. Grande plauso a Yuri Borisov (il taciturno Igor), un attore formidabile che senza abusare delle parole e dei dialoghi, e solo con la forza della mimica, si ruba la scena, con una disinvoltura e un’abilità che altri ucciderebbero per avere. Un destino di degrado della dignità che nessuna innovazione lessicale può adornare. Il montaggio si rompe e si sgretola, l’inquadratura cinematografica abdica al suo ruolo per abbracciare quello dei social. Sean Baker filma tutto con la potenza della semplicità che è l’unica cosa che veramente manca ad una società fatta di eccessi e priva di normalità.

UN FINALE TRATTENUTO E INTIMO

E poi si approda all'ultima sequenza. Silenziosa e trattenuta, così intima e spietata nella sua estrema semplicità. Non c'è Hollywood del melò che avrebbe annaffiato tutto di spettacolarità e orchestra. Qui c'è un'automobile parcheggiata in un sobborgo di periferia, circondata dalla neve e dalla tempesta. Ma la vera tempesta è dentro i due personaggi che sono chiusi nell’abitacolo, soli e indifesi nell'eterna lotta delle emozioni. Un sussurro di amore, un vagito di tenerezza sconfitto dal dolore e dalla rabbia. Non c’è scampo per la Anora che ormai traduce l’amore solo con il sesso, e si spaventa di una carezza poichè abituata solo agli schiaffi morali e fisici dei suoi clienti pervertiti. In quegli ultimi minuti finali, Sean Baker filma la giovane con un primissimo piano del suo volto che guarda negli occhi proprio gli spettatori, come a voler chiedere aiuto. Poco dopo Anora scoppia in un pianto profondo che spiegare sarebbe possibile, ma non necessario. Lo schermo diventa nero e lascia gli spettatori storditi e confusi. Partono i titoli di coda, senza musica e senza risposte. Il vero film inizia in quel momento.



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