Cime tempestose, trama e recensione del film in uscita il 12 febbraio nelle sale

Cime tempestose, trama e recensione del film in uscita il 12 febbraio nelle sale

Cime tempestose, trama e recensione del film in uscita il 12 febbraio nelle sale Photo Credit: Ufficio Stampa Warner Bros. Discovery


L’attesissimo adattamento con Margot Robbie (anche in veste di produttrice) e Jacob Elordi, arriva sul grande schermo in tempo per San Valentino

Si inzia con lo schermo nero. Gemiti e sospiri. Erotismo e morte. Luci e ombre, Eros e Thanatos. Il prologo è interessante, sfumato, accattivante. Peccato che poi quelle premesse non vengano mantenute.

Esce giovedì 12 febbraio nelle sale, Cime Tempestose l’attesissimo adattamento con Margot Robbie (anche in veste di produttrice) e Jacob Elordi.

La confezione è molto curata, forse addirittura impeccabile. Peccato che il contenuto non ne sostenga le ambizioni. L’eleganza formale e l’accuratezza estetica non trovano un equivalente nella sostanza, che risulta meno solida e incisiva di quanto l’involucro lasci intendere. Il risultato è uno scarto netto tra forma e contenuto, dove la prima finisce per sovrastare il secondo senza riuscire davvero a valorizzarlo.

CIME TEMPESTOSE, LA TRAMA

Ambientato nelle brughiere dello Yorkshire, il racconto segue il legame tra Heathcliff (Jacob Elordi), un orfano dal passato oscuro, e Catherine Earnshaw (Margot Robbie), erede del maniero di famiglia. Cresciuti insieme, sviluppano un rapporto profondo che attraversa gli anni e si scontra con le convenzioni sociali, le differenze di classe e le tensioni familiari.

Con il tempo, il loro legame assume forme sempre più conflittuali, dando origine a rivalità, gelosie e atti di vendetta che influenzano non solo le loro scelte, ma anche quelle di chi li circonda. Il paesaggio aspro delle brughiere accompagna il loro percorso, facendo da sfondo a una relazione segnata dall’impossibilità di una reale separazione e di una convivenza pacifica. La vicenda si sviluppa come una traiettoria tragica, in cui Heathcliff e Catherine restano legati oltre i limiti della vita stessa, lasciando un segno duraturo sulle generazioni successive.

CIME (NON COSÌ TANTO) TEMPESTOSE, LA RECENSIONE

Un finale scaraventato addosso allo spettatore a duecento chilometri orari, senza eleganza né grazia, che sembra supplicare chi è seduto in sala di commuoversi a tutti i costi. Il risultato è raffazzonato, forzato, piegato alle sacre (e oggi imprescindibili) logiche del consenso. Il film vuole essere bello nella messinscena (sontuosa, vibrante, spesso persino mozzafiato), vuole essere romantico quel tanto al chilo che basta per ambire allo status di prodotto perfetto per San Valentino e, nel frattempo, strizza l’occhio all’erotismo con scene tutto sommato innocue e soprattutto superficiali. Non c’è la minima complessità: nulla di spigoloso, inafferrabile o davvero sfumato.

Come i colori che dominano molte inquadrature (pur ben filmate da Emerald Fennell) tutto è netto, spiattellato davanti allo spettatore, livellato da una costante e quasi ansiosa voglia di piacere. Qui non si tratta di essere fedeli o meno al romanzo storico: la questione è piuttosto come motivare e rendere accattivante l’ennesimo film che porta nel titolo Cime tempestose.

Non basta la pioggia a evocare la tempesta, non basta invocare la morte per rappresentare la vendetta. E soprattutto, se Margot Robbie si fa in quattro per l’intera durata del film, regalando una prova intensa e generosa, Jacob Elordi sembra accontentarsi di essere semplicemente bello. Erotico quanto il torsolo di una mela, inizialmente inquadrato come una versione patinata di Can Yaman, diventa col procedere del racconto un Don Giovanni programmatico, più interessato al compiacimento del pubblico e dell’occhio della macchina da presa che a incarnare una vera, disturbante ossessione.



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