Come rimettere in moto l'Italia dopo l'emergenza coronavirus, il modello dell'imprenditore Adriano Olivetti

Come rimettere in moto l'Italia dopo l'emergenza coronavirus, il modello dell'imprenditore Adriano Olivetti

Come rimettere in moto l'Italia dopo l'emergenza coronavirus, il modello dell'imprenditore Adriano Olivetti


L’emergenza Covid-19 ha colpito duramente l’Italia e il mondo intero, provocando innumerevoli vittime e una grave crisi economica e sociale, ma ripartire è possibile

Il 23 febbraio 2020 è un giorno che tutti gli italiani, purtroppo, ricordano con grande dolore e sconforto. È stata quella, infatti, la data in cui il Governo presieduto da Giuseppe Conte ha emanato il primo decreto che prevedeva l’isolamento di undici comuni del Nord Italia. Più di 50mila cittadini costretti a rimanere chiusi in casa da un giorno all’altro. Ma quello era solo l’inizio di una delle pagine più tristi della storia d’Italia dal dopoguerra ad oggi. Nel corso di questi mesi il Covid-19 ha mostrato al mondo intero la sua efferatezza. È sotto gli occhi di tutti il fatto che questa pandemia ha messo in luce la fragilità della società moderna. L’ideale della società dinamica, intraprendente e che non si ferma di fronte a nulla è capitolato a terra nel giro di pochi giorni.


Rimettere in moto il Paese

Il Covid-19 non ha provocato solamente un’enorme emergenza sanitaria, bensì anche una grave crisi economica. Buona parte del mercato, infatti, è paralizzata e molte aziende sono sull’orlo del baratro. Il debito pubblico alle stelle, le disposizioni di legge poco chiare e una burocrazia lenta e farraginosa non contribuiscono di certo a favorire la ripartenza del paese. E allora, con ogni probabilità, è proprio per questo motivo che questa crisi deve essere vista non solo come una disgrazia, ma come un’opportunità. Un’opportunità di cambiare finalmente un sistema inadatto e inefficace. La domanda di fondo, però, resta una soltanto: come rimettere in moto l’Italia? Sono stati molti gli esperti e non che, nel corso di questi giorni, hanno fornito opinioni e idee di vario tipo. La concessione di finanziamenti a fondo perduto, l’abbassamento o il rinvio delle tasse e dei mutui e lo snellimento dei processi burocratici sono solo alcune delle proposte. Si tratta senza dubbio di richieste corrette e legittime. Il problema, però, è sempre quello di trovare i fondi necessari per realizzarli e di gestire i vari processi. Se la proposta non è accompagnata da un piano chiaro e preciso, sarà destinata a rimanere chiusa in un cassetto. L’Italia non può permettersi di non ripartire.

Il modello di Adriano Olivetti

Uno spunto per guardare al futuro può arrivare, paradossalmente, proprio dal passato. L’Italia, infatti, è stata la culla di uno dei più grandi imprenditori di tutti i tempi, ovvero Adriano Olivetti. Adriano nacque nel 1901 a Ivrea (TO) e fu uno dei protagonisti dell’incredibile rinascita del Bel Paese nel secondo dopoguerra. Egli ereditò la guida della fabbrica Olivetti dal padre Camillo e la rese celebre in tutto il mondo. In molti, ancora oggi, ricorderanno la mitica macchina da scrivere Lettera 22, la calcolatrice elettromeccanica Divisumma 14 o il calcolatore elettronico Elea 9003, simboli di un’era che resiste nel tempo. Adriano Olivetti, però, non è mai stato un imprenditore come tutti gli altri. Egli riteneva fortemente che la fabbrica non dovesse guardare unicamente all’indice dei profitti. Questa, infatti, secondo la sua idea, doveva distribuire ricchezza, cultura e servizi. In poche parole, tra il lavoratore, la città e la fabbrica vi era uno stretto legame. Lo sviluppo della cittadina di Ivrea e del Canavese, infatti, fu dovuto in particolare alla presenza della Olivetti. Adriano Olivetti investì sempre una parte consistente dei profitti per la realizzazione di case per gli operai, servizi sanitari, asili nido, centri ricreativi e una rete per i trasporti. Tutto ciò, unito a salari giusti e a orari di lavoro adeguati, contribuì a creare una vera e propria comunità. Dopo la morte improvvisa di Adriano, avvenuta nel 1960, il suo ambizioso progetto non fu portato avanti con la stessa convinzione e tenacia. Ad oggi resta il rimpianto di non aver sfruttato appieno quella grande opportunità e di non aver dato un seguito al lavoro svolto da Adriano. Ma, forse, è arrivato ora il momento di riprendere il cammino sulla strada da lui tracciata. «Il termine utopia è la maniera più comoda per liquidare quello che non si ha voglia, capacità o coraggio di fare.» - cit. Adriano Olivetti.


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