Cresce la repressione in Iran, la protesta dilaga e i manifestanti rischiano la pena di morte

Cresce la repressione in Iran, la protesta dilaga e i manifestanti rischiano la pena di morte

Cresce la repressione in Iran, la protesta dilaga e i manifestanti rischiano la pena di morte Photo Credit: ANSA/UGC


Il presidente degli Stati Uniti, Trump, si dice pronto ad aiutare i dimostranti, intanto Khamenei alza l'allerta nel Paese

Poco emerge di quanto sta succedendo in Iran, sulle manifestazioni anti regime, tra fuochi in strada, canti e slogan contro Khamenei e lunga vita allo Scià. Nonostante il blackout di internet e un bilancio di decine di morti e migliaia di arresti, il popolo iraniano non si ferma. E torna in piazza per portare avanti una protesta giunta al suo quattordicesimo giorno. Numeri senza precedenti negli ultimi tre anni. Il regime minaccia la pena di morte per i rivoltosi in quanto “nemici di Dio” e la Guida Suprema dell'Iran Ali Khamenei ha messo in stato d’allerta i pasdaran. In uno stato più elevato rispetto a giugno scorso durante dei 12 giorni con Israele. Misure che fanno crescere il timore di una ancora più brutale repressione del dissenso.


Gli Stati Uniti

In questo contesto, il presidente Donald Trump prima ribadisce l'invito a "non iniziare a sparare" sui civili, "altrimenti, inizieremo a sparare anche noi". In serata ha assicurato che gli Stati Uniti sono "pronti ad aiutare" i manifestanti che "lottano per la libertà". In questo senso l’amministrazione statunitense avrebbe avviato discussioni preliminari su un possibile attacco contro la Repubblica islamica, nel caso in cui il regime uccida manifestanti. Lo riporta il Wall Street Journal, che cita fonti informate. L'America "sostiene il coraggioso popolo iraniano", sostiene il segretario di Stato Usa Marco Rubio. Anche l'Ue chiede di fermare la repressione. La presidente dell'Eurocamera, Roberta Metsola, propone di sanzionare il Corpo delle guardie della rivoluzione.


I fatti

Da Teheran poco trapela sulle notizie sulle proteste e la repressione in tutto il Paese. È in atto da oltre 48 ore il blackout delle comunicazioni internet. I cittadini sono raggiungibili solo dagli sms della polizia che li invitano a non unirsi alle proteste o dare supporto ai dimostranti. Secondo l'ong Human Rights Activists News Agency, l'ultima notte di proteste avrebbe portato ad almeno 65 il numero delle vittime delle proteste, tra cui 49 civili, mentre gli arresti sarebbero oltre 2.300. Poche notizie escono dal Paese. Secondo la Bbc, un medico e un assistente sociale di due ospedali che si sono messi in contatto con la tv britannica, hanno denunciato che le loro strutture sono ormai "sopraffatte" dai feriti. Ma le poche testimonianze che arrivano in Occidente parlano di caos nella capitale, atti di violenza sia da parte dei manifestanti sia della polizia. E infine, la ventilata notizia dell’arrivo di miliziani iracheni in Iran con lo scopo di sommarsi alle forze dell'ordine. Indiscrezioni che hanno portato la tensione alle stelle, e sembra non voler accennare a diminuire.


Gli appelli di Reza Pahlavi

Il figlio dell'ultimo Scià di Persia ha invitato a sfruttare il momento per rovesciare il regime degli ayatollah. "Sono certo che, rendendo la nostra presenza in piazza più concentrata e interrompendo i canali finanziari, rovesceremo la Repubblica Islamica", ha affermato, prima di "invitare i lavoratori e gli impiegati dei settori chiave dell'economia ad avviare uno sciopero nazionale". E a "scendere in piazza con bandiere, immagini e simboli nazionali e occupare gli spazi pubblici". In risposta, le autorità iraniane continuano ad accusare i manifestanti di portare avanti "una guerra orchestrata dall'estero", puntando il dito su Stati Uniti e Israele. Intanto l'agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim ha annunciato per lunedì pomeriggio una grande contro-manifestazione a Teheran per "condannare le azioni dei rivoltosi.



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