Ecco il fossile che racconta l'origine dei pianeti

13 febbraio 2020, ore 22:00

Si chiama Arrokoth ed è rosso e coperto di molecole organiche

Rosso e coperto di molecole organiche, il piccolo mondo ghiacciato Arrokoth aiuta a ricostruire la storia dei pianeti e fa luce su una regione popolata da asteroidi e pianetini ancora poco nota. I dati, raccolti dalla sonda New Horizons della Nasa sono raccolti in tre articoli pubblicati sulla rivista Science dal gruppo del Southwest Research Institute di Boulder (Colorado) coordinato da Alan Stern, dal gruppo dell'Universita' di Washington a St. Louis guidato da William McKinnon e dal gruppo dell'Osservatorio Lowell, in Arizona, guidato da Will Grundy. Più noto come Ultima Thule e distante 6,4 miliardi di chilometri dal Sole, Arrokoth si trova oltre Nettuno, nella fascia di Kuiper popolata da fossili del Sistema Solare. Al momento è l'oggetto più lontano e primitivo del Sistema Solare mai studiato da vicino da una sonda. Arrokoth, il cui nome nella lingua dei Nativi americani significa 'cielo', ha una superficie rossa perchè ricca di composti organici, rimasta quasi immutata da quattro miliardi di anni. Secondo i ricercatori è una caratteristica legata alle sue origini, legate al collasso di una regione locale della stessa nebulosa planetaria da cui è nato il Sistema Solare. Indicato con la sigla 2014 MU69, Arrokoth è stato scoperto nel 2014 dal telescopio spaziale Hubble ed è lungo circa 32 chilometri e largo 16 e ha una forma a due lobi come la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko,  obiettivo della missione Rosetta. Adesso i dati confermano che i lobi erano corpi diversi, fusi in seguito a un violento impatto.
Ecco il fossile che racconta l'origine dei pianeti

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