Giusto sospendere i sanitari che non si vaccinano contro il Covid, lo decide un giudice di Belluno

23 marzo 2021, ore 13:00 , agg. alle 14:23

I dieci sanitari di due RSA che si erano rifiutati di farsi inoculare il vaccino erano stati messi in ferie forzate e privati dello stipendio

La sentenza è di quelle che farà discutere. Se un operatore sanitario di una Rsa rifiuta il vaccino è giusta la sospensione dello stipendio. Lo ha deciso un giudice di Belluno, Anna Travia, respingendo le richieste di due infermieri e otto operatori sociosanitari di due case di riposo che avevano rifiutato di sottoporsi alla somministrazione della dose di Pfizer lo scorso febbraio e che per questo erano stati sospesi dal lavoro.


Le motivazioni della sentenza

I dieci sanitari dipendenti di due case di riposo del Bellunese, all'indomani del rifiuto erano stati messi in ferie forzate dalla direzione della Rsa e sottoposti alla visita del medico del lavoro che li aveva dichiarati “inidonei al servizio” permettendo così alle due case di riposo di allontanarli dal posto di lavoro senza stipendio per “impossibilità di svolgere la mansione lavorativa prevista”. Una sospensione seguita dal ricorso dei lavoratori al tribunale per essere reintegrati nel posto di lavoro. Il Tribunale ha dichiarato “insussistenti” le ragioni dei lavoratori. Fino a qui ciò che è accaduto oggi.


Lo Stato potrà obbligare i cittadini a vaccinarsi?

Che cosa potrà avvenire in futuro? Lo Stato potrà intervenire rendendo obbligatoria la vaccinazione? Cerchiamo di fare chiarezza, fin quanto è possibile. Purtroppo, come sempre accade quando si tratta di questioni delicate, la risposta più corretta è “dipende”. Dipende da chi sia il destinatario dell’obbligo, dipende anche da che cosa si intenda per obbligo. Cominciamo dalla nostra legge più importante. La Costituzione consente al legislatore di prevedere un obbligo vaccinale, se ciò è ragionevole allo stato attuale delle condizioni epidemiologiche e delle acquisizioni, sempre in evoluzione, della ricerca medica. L’art. 32, infatti, tutela la salute non solo come diritto fondamentale del singolo cittadino ma anche come interesse della collettività. In sostanza permette di imporre un trattamento sanitario se diretto “non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri”.


Il vaccino è fondamentale per superare l'emergenza

Nel caso del coronavirus, scrivono Carlo Melzi d'Eril e Giulio Enea Vigevani sul Sole 24 Ore, il contesto è noto: una pandemia che ha fatto più di centomila morti solo nel nostro Paese, lo ha fermato del tutto per mesi e ancora oggi impone notevolissime restrizioni alle più elementari libertà. In una situazione di questo tipo, converremo tutti eccezionale, diamo per assodati un certo numero di presupposti: anzitutto che la comunità scientifica nel suo complesso garantisca, con il tasso di sicurezza seriamente assicurabile, cioè mai la certezza assoluta, che un vaccino, può giocare una parte importante nel superamento dell’emergenza.

Giusto sospendere i sanitari che non si vaccinano contro il Covid, lo decide un giudice di Belluno


In secondo luogo, che vi sia una campagna di informazione capillare e adeguata a convincere della ragionevolezza della scelta di vaccinarsi chiunque non sia accecato da bizzarre superstizioni e che spieghi i (remoti) rischi per chi si vaccina e i (certi) vantaggi per chiunque, soprattutto per le persone più deboli. Inoltre, che sia prevista una indennità in favore di chi subisca danni dalla vaccinazione. Infine, che sia predisposto un piano che garantisca a tutti la possibilità di vaccinarsi.


Cosa ha deciso il Governo?

Il Governo, pur avendo escluso – per ora – l’obbligo generalizzato di vaccinazione contro il Covid, ha lasciato intendere che sono allo studio diverse ipotesi, tra cui l’obbligatorietà (almeno) per le categorie dei lavoratori più a rischio. La profilassi potrebbe essere requisito indispensabile per l’esercizio della professione medica o infermieristica e per chiunque lavori nelle residenze per anziani. Ed è forse questo il senso della sentenza di Belluno. Così come ci potrebbe essere obbligo di vaccinazione per il corpo docente e non docente delle scuole, per i rappresentanti delle forze dell'ordine e per tutti i soggetti che per lavoro hanno un contatto frequente e diretto con un numero elevato di persone, soprattutto se fanno parte della pubblica amministrazione. Chi non esercita queste professioni non sarebbe così soggetto ad alcuna imposizione.


Il caso della Lorenzin

Già si era intervenuti tre anni fa sulla vicenda vaccini. Il contesto, naturalmente, era completamente diverso. Con il decreto legge n.73/2017, l’allora ministro della salute Beatrice Lorenzin aveva reso obbligatori 12 vaccini (poi ridotti a 10, di cui 4 “storici”) per i minori dei 16 anni di età. La forma scelta dal Governo, considerata la necessità e urgenza, era proprio quella del decreto legge. La motivazione: contrastare il progressivo calo delle vaccinazioni, sia obbligatorie sia raccomandate, iniziato nel 2013, che aveva portato a una copertura vaccinale inferiore del 95%, soglia raccomandata dall’OMS per garantire la cosiddetta “immunità di gregge” per le 10 malattie in oggetto. Nel caso della pandemia mondiale da Covid-19 le motivazioni, eventualmente, sarebbero decisamente più importanti.

Tags: covid, giudice belluno, rsa, vaccino obbligatorio

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