Gli italiani e il loro bagaglio di competenze digitali. In arrivo 350 milioni in tre anni per farlo crescere

Gli italiani e il loro bagaglio di competenze digitali. In arrivo 350 milioni in tre anni per farlo crescere

Gli italiani e il loro bagaglio di competenze digitali. In arrivo 350 milioni in tre anni per farlo crescere


Risorse fresche, per 350 milioni di euro, per far crescere le competenze digitali dei cittadini, sostenendo progetti rivolti alla formazione e all'inclusione digitale

Sviluppare le nostre capacità digitali richiede prima di tutto volontà, il nostro cervello abbandona difficilmente le abitudini a meno che non sia costretto dalle circostanze. Il lockdown da pandemia ce lo ha insegnato ed ha rappresentato, nel cambiamento, un pungolo, una spinta. La nostra vita si è fermata tra le quattro mura di casa e spostata on line: dallo smart working alla didattica a distanza, dai corsi di pilates agli aperitivi a distanza con gli amici. Oggi nasce il Fondo per la Repubblica Digitale. Sarà finanziato da 350 milioni di euro in tre anni messi in campo dalle fondazioni di origine bancarie punterà a far crescere le competenze digitali degli italiani, sostenendo progetti rivolti alla formazione e all'inclusione digitale, proposti da soggetti pubblici, da privati senza scopo di lucro e dal Terzo Settore, da soli o in partnership.

PROTOCOLLO D’INTESA

Il protocollo d'intesa è stato firmato dal ministro per l'Innovazione tecnologica e la Transizione digitale, Vittorio Colao, il ministro dell'Economia e delle Finanze, Daniele Franco, e il presidente di Acri, Francesco Profumo. In base al più recente Digital Economy and Society Index (DESI) della Commissione Europea il 58% della popolazione italiana tra i 16 e i 74 anni (26 milioni di cittadini) non ha le competenze digitali di base, rispetto al 42% della media Ue. Questo ritardo produce un impatto non solo sulla reale "cittadinanza digitale", ovvero sull'accesso ai servizi digitali della pubblica amministrazione da parte di tutti i cittadini, ma determina anche uno dei maggiori freni allo sviluppo del Paese. In questo scenario intende intervenire il Fondo per la Repubblica Digitale nel periodo 2022- 2026, che selezionerà progetti da finanziare tramite bandi a cui potranno partecipare soggetti pubblici, privati senza scopo di lucro e soggetti del Terzo settore, da soli o in partnership.

COLAO, NESSUNA DIGITALIZZAZIONE SE NON SI INVESTE SULLE PERSONE

"Gli obiettivi di digitalizzazione inseriti nel PNRR sono molto ambiziosi e puntiamo ad essere uno dei paesi di testa in Unione Europea già nel 2026 - ha affermato il ministro Colao - Per fare questo il PNRR investe risorse importanti in infrastrutture digitali, come la connettività e il cloud. Ma nessuna trasformazione può avvenire equamente se non si investe anche sulle persone".

FRANCO, RINFORZERA’ LA COMPETITIVITA' DELLA NOSTRA ECONOMIA

"L'accelerazione agli investimenti in nuove tecnologie, infrastrutture e processi digitali ci consentirà di potenziare la competitività della nostra economia - ha aggiunto il ministro dell’Economia Franco - Il Fondo per la Repubblica Digitale rappresenta un importante strumento di cui si dota il nostro Paese per perseguire questi obiettivi".

IL RUOLO DELLE FONDAZIONI BANCARIE

"Il Fondo per la Repubblica Digitale permetterà l'attivazione di progetti tesi a fare in modo che questa rivoluzione si realizzi senza lasciare indietro nessuno – ha commentato il presidente di Acri, Francesco Profumo - Si tratta di un'iniziativa molto ambiziosa, a cui le Fondazioni di origine bancaria sono liete di concorrere. Forti dell'esperienza del Fondo per il contrasto della poverta' educativa minorile - che da 6 anni, grazie a un innovativo partenariato pubblico-privato sociale, sta sperimentando in tutto il Paese soluzioni in grado di incidere positivamente - siamo certi che anche il Fondo Repubblica Digitale saprà chiamare a raccolta le migliori energie dei territori, per attivare un processo diffuso di crescita delle competenze digitali, una strada importantissima per far ripartire il Paese, mitigando disuguaglianze che rischiano di acuirsi".


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