Gran Bretagna: arrestato l'ex ambasciatore Peter Mandelson, coinvolto nel caso Epstein come l'ex principe Andrea,
Gran Bretagna: arrestato l'ex ambasciatore Peter Mandelson, coinvolto nel caso Epstein come l'ex principe Andrea, Photo Credit: ANSA/MATTEO BAZZI
23 febbraio 2026, ore 22:21
Questa volta a essere colpito è il governo del Regno Unito: Mandelson è stato nominato dal premier Keir Starmer, ambasciatore negli Stati Uniti. Intanto il principe William ammette: "sono turbato"
Peter Mandelson, ex eminenza grigia del New Labour di Tony Blair ed ex ambasciatore britannico negli Usa, è stato arrestato dagli agenti di Scotland Yard nell'ambito dell'indagine penale sulle informazioni e i documenti governativi riservati condivisi, quando era ministro, col defunto faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein.
Mandelson come Andrea: avrebbe passato informazioni riservate a Epstein
La Metropolitan Police ha dichiarato che l'arresto è avvenuto in base all'accusa di "cattiva condotta in ufficio pubblico". I 'leak' sotto accusa, venuti alla luce dalle email pubblicate negli Usa sullo scandalo Epstein, riguardano informazioni passate da Mandelson quando era ministro al faccendiere, fra il 2009 e il 2010, sulla stretta fiscale ai bonus dei banchieri dopo la crisi del 2008 e sull'approvazione del mega intervento Ue da 500 miliardi di euro per il salvataggio delle banche europee. Materiale che è stato classificato come sensibile per i mercati finanziari. La vicenda dell'ex eminenza grigia, scelta dal premier laburista Keir Starmer prima come consigliere e poi come inviato britannico a Washington per poi silurarlo, aveva scatenato una bufera politica sul primo ministro compromettendone fortemente la sua leadership. Poco prima dell'arresto, il ministro Darren Jones aveva riferito alla Camera dei Comuni affermando che la prima tranche di documenti relativi alla nomina di Mandelson a inviato britannico negli Usa sarà pubblicata a partire dal prossimo mese, come chiesto a gran voce dai partiti d'opposizione. Jones ha aggiunto che uno di questi documenti è oggetto dell'indagine in corso della polizia di Londra su Mandelson e, pertanto, sarà pubblicato in una data successiva in accordo con Scotland Yard. Si tratta del secondo arresto eccellente nel Regno Unito per lo scandalo Epstein, dopo quello dell'ex principe Andrea
Chi e è Peter Mandelson
Nato il 21 ottobre del 1953, laureato a Oxford, venne eletto come deputato del Labour nel 1992 per poi diventare il guru del successo di Blair alle elezioni del 1997, che misero fine ai 18 anni di governi conservatori. Il neo premier ne tenne conto e al suo arrivo a Downing Street lo nominò prima ministro senza portafoglio e poi titolare per il Commercio e l'Industria. Il "principe delle tenebre", come venne subito ribattezzato dai tanti che nel Labour e fuori lo vedevano come il fumo negli occhi, cadde una prima volta nel 1998: i giornali rivelarono i dettagli di un prestito concessogli da un altro ministro, Geoffrey Robinson, per comprare casa. Fu costretto a dimettersi ma la punizione durò poco, con Blair che lo volle come ministro per l'Irlanda del Nord nel 1999. I suoi rapporti coi media rimasero sempre tesi: stanco delle insinuazioni sulla sua omosessualità, nell'aprile 2000 uscì allo scoperto presentandosi in pubblico con il compagno, il brasiliano Reinaldo Avila da Silva, poi diventato suo marito. A costargli di nuovo il posto, nel gennaio del 2001, fu l'accusa di aver fatto indebite pressioni per facilitare la concessione del passaporto britannico al tycoon indiano Srichand Hinduja. Il veterano di governo gradito all'establishment nella sua veste di lib-lab amico di ricchi e famosi in giro per il mondo, riuscì poi a riciclarsi come commissario europeo al Commercio dal 2004 al 2008 per poi finire nel cimitero degli elefanti della Camera dei Lord. Ma proprio da lì è stato ripescato dal premier laburista moderato Keir Starmer, fautore di un revival blairiano di cui ne sta pagando le conseguenze proprio col terremoto politico scatenato per la sua decisione di scegliere 'Mandy' prima come consigliere e poi l'anno scorso come ambasciatore britannico negli Usa di Donald Trump. Una nomina politica che ha ignorato, a dire di molti, i legami a doppio filo dell'ex eminenza grigia con Epstein, al quale aveva passato quando era ministro una serie di informazioni confidenziali: sulla stretta fiscale ai bonus dei banchieri dopo la crisi del 2008, sull'approvazione del mega intervento Ue da 500 miliardi di euro per il salvataggio delle banche europee, e perfino sulle dimissioni da premier di Gordon Brown. Le sue scuse tardive sui legami col defunto finanziere non lo hanno salvato dalle ulteriori infamanti rivelazioni emerse dai file Usa, fra i bonifici per migliaia di sterline fatti da Epstein al marito alle foto in mutande, mentre anche l'Ue ha deciso di valutare eventuali violazioni della sua condotta quando era commissario europeo
Intanto Buckingham Palace trema per lo scandaloso Andrea
Le rivelazioni sulla condotta scandalosa dell'ex principe Andrea, legato a Epstein a doppio filo stanno facendo vacillare la fiducia del popolo britannico nella monarchia. E con essa, il trono del 77enne Carlo III. Chiamato in causa ormai direttamente da più parti, nella sua veste di capo della famiglia reale, su decenni di sospette coperture delle malefatte di Andrea, per il re, provato nell'animo e da tempo impegnato in una dura battaglia contro il tumore, si prospetta lo scenario tabù per eccellenza di casa Windsor: un'ipotetica abdicazione. Ad azzardare questo sbocco come estrema ancora di sopravvivenza per l'istituzione è ad esempio la giornalista Shelagh Fogarty, ex volto noto della Bbc, che indica la strada di un - pur non immediato - passaggio di consegne all'erede William alla stregua di un gesto "di generosità" da prendere "in considerazione", sull'esempio "delle dimissioni di papa Benedetto XIV" che aprirono le porte alla "svolta di papa Francesco". Convinta che il principe di Galles abbia se non altro il profilo generazionale giusto per provare a "modernizzare (e a salvare) la monarchia". Elucubrazioni che il 43enne William in qualche modo alimenta, facendo un passo avanti nella visibilità pubblica alla cerimonia di premiazione dei Bafta, gli Oscar britannici, dove è ricomparso al fianco della consorte dopo due anni di forfait coincisi con la drammatica sfida al cancro affrontata pure da Kate. "In questo momento non sono in uno stato di calma", le sue parole: quasi un messaggio in codice per esprimere turbamento, se non impazienza. I contorni dello scandalo che investe suo zio, fratello minore di Carlo III e figlio prediletto di Elisabetta II, vera responsabile postuma delle protezioni accordate per anni e anni al reprobo, si fanno del resto ogni giorno più imbarazzanti. .



