Il 16 febbraio di due anni moriva l'oppositore russo Alexei Navalny, cinque paesi europei hanno accusato Mosca di averlo avvelenato
Il 16 febbraio di due anni moriva l'oppositore russo Alexei Navalny, cinque paesi europei hanno accusato Mosca di averlo avvelenato Photo Credit: ANSA/ROBERT GHEMENT
16 febbraio 2026, ore 17:00
Il Cremlino smentisce la tesi di Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi e sostiene che è senza fondamento l'accusa di averlo avvelenato
Due anni fa, il 16 febbraio del 2024 moriva Alexey Navalny. L’oppositore del presidente russo Putin era detenuto in un carcere siberiano sopra il Circolo Polare Artico, a 1.900 chilometri da Mosca, da oltre tre tre anni. La morte aveva destato enorme scalpore nel mondo. Il Cremlino, da subito aveva negato responsabilità nella sulla sua fine. Ma i sospetti non sono mai naufragati. Proprio ieri cinque paesi europei, in una nota hanno dichiarato che Navalny è stato ucciso con il potente veleno di una rana. Un anno fa, nel primo anniversario dalla morte, decine di cittadini gli avevano reso omaggio al cimitero di Borisovo, a Mosca, dove Navalny riposa. Una processione che si ripete anche quest'anno.
Chi era Navalny
Alexey Navalny è nato il 4 giugno 1976 a Butyn, in Russia e buona parte della sua vita l’ha trascorsa a lottare contro la corruzione e la violazione dei diritti umani nel suo Paese. Sopravvissuto ad un tentativo di assassinio, nell'agosto 2020, con un agente nervino, il Novičok, l'anno seguente un tribunale di Mosca lo condannò a 3 anni e 6 mesi per motivi finanziari. Era stato arrestato nel gennaio 2021 e condannato a 19 anni di reclusione con l’accusa farsa di “estremismo”. Accuse da lui sempre smentite. Imprigionato, aveva più volte denunciato di essere vittima di soprusi in carcere. A meno di un anno dall'ultima condanna, il 16 febbraio 2024 morì improvvisamente. Per le autorità il decesso è stato causato da una "sindrome da morte improvvisa" dovuta ad una aritmia cardiaca.
L’avvelenamento
I sospetti su un possibile avvelenamento di Navalny non si sono mai sopite, tanto che cinque paesi europei: Gran Bretagna, Francia, Germania, Svezia e Paesi Bassi, hanno apertamente accusato il Cremlino di aver ucciso il suo principale oppositore con l'epibatidina. Si tratta di una tossina rara e micidiale, che viene estratta da una minuscola rana che vive in Sud America. Per la ministra degli Esteri britannica Yvette Cooper “solo il regime russo aveva il movente, i mezzi e l'opportunità di somministrargli questo veleno letale mentre era in prigione in Siberia”. Anche il segretario di Stato americano Marco Rubio ieri ha dichiarato di non avere "nessun" motivo per mettere in discussione le conclusioni dei cinque paesi europei sulla morte di Navalny. Accuse prontamente smentite dal Cremlino. Il portavoce Dmitry Peskov, ha parlato di voci "prive di fondamento".
La vedova
"L'assassinio" di Alexey Navalny è stato "provato dalla scienza, ha detto sabato Yulia Navalnaya, la vedova dell'oppositore russo, che da subito ha accusato Mosca di aver avvelenato il marito. L’oppositore di Putin durante i mesi di prigionia aveva più volte denunciato i frequenti confinamenti in cella di punizione per infrazioni al regolamento. L'ultimo dei quali era avvenuto solo due giorni prima della sua morte.



