Il Giro d’Italia visto da un protagonista: l’esperienza di Mirco Maestri del Team Polti-Kometa

Il Giro d’Italia visto da un protagonista: l’esperienza di Mirco Maestri del Team Polti-Kometa

Il Giro d’Italia visto da un protagonista: l’esperienza di Mirco Maestri del Team Polti-Kometa


Il ciclista emiliano racconta la giornata tipo e dice: "Sono un lottatore e un sognatore, amo andare in bici"

Si può essere generosi, gentili e sorridenti, anche se si vivono settimane intense con la corsa più dura del mondo nel Paese più bello del mondo, il Giro d’Italia. È il caso di Mirco Maestri, classe 1991, un professionista di lungo corso, ma ancora con la passione in tasca, con l’obiettivo di andare in bici il più forte possibile, senza risparmiarsi. Per lui correre non è un lavoro ma un piacere, un privilegio che gli è stato concesso; per questo si sente di onorarlo dando sempre il massimo per sé e per la squadra, perché andare in bici gli piace e con la bici insegue il suo sogno, quello della vittoria di una tappa; sogno sfiorato anche a Fano dopo una lunga fuga con Alaphilippe. Il campione francese ha poi ringraziato e abbracciato il suo compagno di avventura, senza il quale non avrebbe vinto. Maestri gareggia con il Team Polti Kometa, è soddisfatto delle sue prestazioni, ci sono state delle occasioni per mettersi in mostra e spera che ce ne siano altre nei prossimi giorni.


Cosa provi quando sali in sella prima di una corsa?

"Sono concentrato, mi isolo e penso al tracciato e a quello che devo fare".

Ansia?

"Ansia no. Ho imparato a gestirla, dopo nove anni da professionista sono tranquillo". 

E quando tagli il traguardo?

"I primi 10/15 secondi sono di liberazione. Penso, anche oggi è andata, è finita la parte fisica. Poi si inizia a pensare e si tirano le somme della corsa".

Quanto dormi?

"Sette ore e mezzo, anche otto. Quando si disputa una lunga corsa a tappe, di notte si dorme tanto". 

E una volta alzati dal letto cosa fate? 

"Subito controllo del peso e dei parametri col medico: battito, ossigenazione e pressione. Poi, colazione rinforzata: pasta, omelette, prosciutto, ma pure cereali e qualche dolce, anche per l’umore. Dopo, riunione tecnica con il direttore e assegnazione dei compiti. In pullman, musica a palla per caricarsi!"

Cosa ascoltate?

"Mah, musica dance, principalmente, il nostro velocista Lonardi, ogni tanto, butta dentro un po’ di reggaeton". 

Alla partenza si va al foglio firme, poi in sella. Quando tornate in albergo?

"Massaggi e cena".

Cosa mangiate?

"Pasta o riso, pollo, a volte salmone. Se siamo stati bravi o abbiamo corso una tappa molto lunga, una fetta di crostata. Poi si ricomincia. Io dico che il Giro è un vortice…".

Come hai passato il giorno di riposo?

"Niente orari, relax e un’ora e mezza di bici (che vuoi che sia… ndr)".

La sera, prima di andare a letto, cosa fate?

"In realtà si sta molto a tavola con i compagni, si raccontano aneddoti legati alla corsa. Dopo cena vado in camera e sento mia moglie, i miei figli e i genitori".

Cosa ha di speciale il Giro d’Italia rispetto alle altre corse? 

"È la gara più importante, soprattutto per noi italiani. Tutto è amplificato. Mi piace dire che siamo come attori di un bellissimo film, del quale, ogni tanto, si può essere protagonisti".


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