Indiana Jones e il quadrante del destino, una luce fioca e passata che si è stancata di brillare

Indiana Jones e il quadrante del destino, una luce fioca e passata che si è stancata di brillare

Indiana Jones e il quadrante del destino, una luce fioca e passata che si è stancata di brillare Photo Credit: Ufficio Stampa Cinema


L’ultima fatica dell’archeologo più famoso della storia del cinema è in sala da oggi e vede il ritorno sul grande schermo di Harrison Ford

Il logo della Paramount che si dissolve per lasciare posto alla montagna dell’isola di Kauai. Una foresta pluviale circondata di mistero e umidità. Dalla fitta vegetazione ecco spuntare quel cappello e quella frusta, che di lì a poco sarebbero diventati iconici. Inizia così la prima avventura di Indiana Jones, “I predatori dell’arca perduta”, diventato oggi un vero e proprio cult. Oggi, dopo essere passato sul red carpet del Festival di Cannes e dopo l’anteprima italiana del Taormina Film Festival, il quinto capitolo della saga, esce nelle sale per l’ultima avventura.

LA TRAMA DEL FILM

"Indiana Jones e il Quadrante del Destino", il film diretto da James Mangold, vede un Indy accasato e invecchiato ma soprattutto prossimo alla pensione. Siamo nel 1969, nei frenetici giorni dell'Allunaggio. Il nostro eroe si sente superato dal mondo che lo circonda, tanto che scienziati ex-nazisti come Voller (Mads Mikkelsen) collaborano persino con la NASA.

Ma proprio quando sta per appendere la frusta al chiodo, il prof. Henry Jones Jr. è costretto a tornare in azione. La sua figlioccia Helena (Phoebe Waller-Bridge), un'abile truffatrice, è riuscita a entrare in possesso di un prezioso e raro manufatto che suo padre aveva affidato alle cure di Indy. Si tratta del cosiddetto Quadrante di Archimede, un dispositivo capace di individuare le fratture temporali e, teoricamente, rendere possibili i viaggi nel tempo. Helena, è riuscita a rubare il quadrante ed è fuggita rapidamente dal paese, decisa a venderlo al miglior offerente. Toccherà nuovamente al nostro eroe cercare di salvare il raro reperto, per consegnarlo a qualche museo in grado di studiare i suoi poteri sbalorditivi.


INDIANA JONES 5, UN FILM FUORI TEMPO MASSIMO

È inutile girarci intorno. Indiana Jones 5 non funziona bene. Fin dalle prime immagini si capisce che qualcosa si è inceppato e, sebbene Mangold provi con tutto se’ stesso ad aggiustare il tiro, il risultato che ne deriva non riesce ad essere minimamente all’altezza dei predecessori. È un giocattolo pieno di polvere che ha perso la magia dell’innocenza. Si percepisce che tutto nel film è fuori tempo massimo. Ma soprattutto, si sente la mancanza di Spielberg in cabina di regia. Guardando il film si ha la netta sensazione che Harrison Ford non basti a fare Indiana Jones. Sembra incredibile ma forse l’essenza stessa del personaggio e dell’intera saga è sempre stata nel tocco geniale e sapiente di Spielberg che qui diserta la regia per nascondersi nelle vesti di produttore. Si prova estrema tenerezza nel vedere questo eroe al tramonto, ormai invecchiato e acciaccato, che viene catapultato in un'era che non gli appartiene. Probabilmente Indiana Jones si è nutrito dello spirito di quegli anni 80 che lo ha reso iconico e ne ha amplificato la bellezza. Ma al di fuori di quel decennio, è come se non riuscisse a ritrovare quella alchimia perfetta che lo aveva contraddistinto. Già il quarto capitolo del 2008 si muoveva a tentoni, pur preservando il tocco spielberghiano e pur non essendo così male come qualcuno si era sbrigato a dire. Ma ora, il contesto contemporaneo, sembra rigettare totalmente il personaggio.


INDIANA JONES 5, L’ACCANIMENTO CINEMATOGRAFICO

Com’è noto, i primi 20 minuti circa di "Indiana Jones e il quadrante del destino", vedono un Harrison Ford ringiovanito digitalmente, sfoggiando le incredibili capacità di una tecnologia che, se perfezionata ancora di più, potrebbe essere predominante nel cinema del futuro. Purtroppo però a quell’eroe digitale, manca totalmente l’anima. È freddo e asettico. Non sembra finto, perché comunque è fatto bene, ma semplicemente si sente che è contraffatto, che c’è qualcosa che non gli rende giustizia. E allora, ci si domanda, forse non si poteva semplicemente evitare l’accanimento cinematografico, lasciando Indy e la saga nell’olimpo dei grandi eroi della storia del cinema? O semplicemente si poteva percorrere una strada diversa, più onesta e meno artificiale? Ai posteri l'ardua sentenza.

In conclusione, sebbene Indiana Jones 5 assomigli ad una luce fioca e passata che si è stancata di brillare, vi invitiamo comunque ad andare in sala, anche solo per l’ultima scena del film, forse l’unica veramente in grado di celebrare il personaggio e l’intera saga, strappando anche qualche lacrima. Soprattutto se avete seguito le sue avventure dal 1981.

Parafrasando una celebre frase del primo film, "I predatori dell’arca perduta", “Non sono gli anni amore, sono i chilometri”, stavolta per Indiana Jones 5 non sono solo i chilometri, sono anche gli anni.


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Indiana Jones e il Quadrante del Destino

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