John Lennon: la figura e l’attualità di un genio della musica pop che vive oltre il tempo che passa

John Lennon: la figura e l’attualità di un genio della musica pop che vive oltre il tempo che passa

John Lennon: la figura e l’attualità di un genio della musica pop che vive oltre il tempo che passa


Dagli inizi con il rock and roll di importazione americana sino alle più coraggiose sperimentazioni con i Beatles. Lennon indica alle nuove generazioni ancora oggi, con la sua figura controversa e geniale, una possibile strada musicale e di atteggiamento culturale

Sono le 22.51 ora di New York dell’8 dicembre 1980. John Lennon, accompagnato dalla moglie Yoko torna al suo lussuoso appartamento, il Dakota Building sulla 72sima strada a pochi metri dal Central Park. Ha trascorso la giornata al Record Plant Studio, dove ha dato gli ultimi ritocchi a un pezzo che avrebbe poi interpretato la moglie Yoko Ono. C’è un tipo anonimo e un po’ torvo ad attenderli. È uno squilibrato, si chiama Mark David Chapman. Qualche attimo e gli esplode contro 5 colpi di pistola uccidendolo. Sono trascorsi 40 anni esatti da quella drammatica e fredda notte newyorchese. E oggi la figura di Lennon risulta ancora di straordinaria attualità.


ANTICIPATORE DELLA CANZONE ‘INSTANT’

Lennon parte da un base molto solida: il rock and roll americano della prima metà degli Anni ’50, Jerry Lee Lewis, Elvis Presley, Little Richard. Tutta la prima produzione dei Beatles risente in maniera inequivocabile di quelle radici. Lo stile compositivo di Lennon è, come si direbbe oggi, ‘instant’, cioè immediato, magari anche imperfetto ma, proprio per questo, sincero, coerente con la sua formazione naif e impura.


NEL ’65 E NEL ‘66, LA SVOLTA

La sua maturazione è fuori dal comune. Dal ’61 al ’64, Lennon trasforma le proprie idee in terreni di ricerca e di contaminazioni culturali, di nuovi stili. Il 1965 è l’anno dello snodo definitivo: il passaggio da una ‘formula – Beatles’ a un continuo miscelare nuove elaborazioni artistiche e individuali. In quell’anno, scrive “Help!”, “Nowhere Man”, “Norwegian Wood” in cui manifesta un suo personale disagio umorale e fisico. In quell’anno i Beatles incidono il primo album diverso, “Rubber Soul” che li porterà, secondo una naturale maturazione impressa da Lennon e dalla coesistenza con McCartney, a “Revolver” del ’66 dove la sperimentazione si radicalizza sino ad arrivare ai suoni ‘scombinati’ di “Tomorrow Never Knows”.


IL PRIMO ‘MUSICISTA TOTALE’

I Beatles chiudono con i concerti e aprono la stagione di studio che per 4 anni li porterà a innovazioni di ogni tipo. La vena di Lennon diventa sempre più onirica e ricercata, senza barriere. Da “Strawberry Fileds forever” a “I’m the Walrus”, da “Lucy in the Sky with Diamonds” a “Come together” è un tripudio di idee ed esperimenti, di suoni nuovi fino alla straordinaria e classicheggiante “A Day in the Life”. Insomma, Lennon assume il profilo di quello che oggi si definisce “musicista totale”, padrone delle sue esperienze, dei suoi suoni, dei suoi obbiettivi artistici. Qui sta l’attualità della sua figura. Ci sono esempi eclatanti in tal senso. Gli Oasis attingono da lui le ‘sue’ sonorità, Ed Sheeran, la ‘sua’ melodiosa armonia. I cantautori passano dal politico al privato ispirandosi anche se inconsciamente a Lennon che sapeva dosare l’impegno con la ricerca di una strada interiore, fatta di poesia e di vissuto personale.


CREATIVITA’ E RICERCA

Lennon indica agli autori che non si può scindere l’attività creativa dalla formazione tecnica. Oltre a chitarra ritmica e armonica a bocca, suona chitarra solista, tastiere, pianoforte, mellotron, ogni tipo di percussione. E scrive, prima popstar della storia, libri firmati da lui stesso, una moda oggi tanto in voga da diventare un cliché. È il primo nome planetario a battersi per i diritti civili e contro le guerre, senza mai perdere di vista il suo credo: l’arte per l’arte. Dopo i Beatles forse perde un po’ di originalità e smalto creativo ma la sua melodia è sempre di livello altissimo, il suo rispetto verso il rock and roll di specchiata deferenza. Quei micidiali e cupi squarci nella notte di New York non fermano la sua forza. E la sua spiazzante filosofia. “Non ho paura di morire, perché non credo alla morte. In fondo è come scendere da un’auto per salire su un’altra”. E il suo viaggio continua.

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