La fine di Maduro, da autista di bus a tre volte presidente
La fine di Maduro, da autista di bus a tre volte presidente Photo Credit: ABC News
04 gennaio 2026, ore 08:00
La parabola del 'gallo pinto' venezuelano e della 'prima combattente' Celia
Da autista di autobus a tre mandati presidenziali: Nicolas Maduro, padre padrone del Venezuela, alla testa di una crudele repressione, e catturato dal Pentagono insieme alla moglie Cilia Flores durante un bombardamento aereo di Caracas, è stato il capo dell'esecutivo venezuelano più longevo della storia politica del Paese. Conosciuto anche per il suo ruolo di deputato, ministro degli Esteri e vicepresidente durante i governi di Hugo Chávez - che nel 2012 lo aveva designato come suo successore - il leader ha gettato lo Stato sudamericano in una crisi economica record, col Pil crollato dell'80% in dieci anni, l'inflazione a oltre il 500% e un'ondata migratoria senza precedenti.
GLI INIZI
Il capo di Stato ha iniziato la sua carriera politica fin da bambino, sulla spinta del padre, Nicolás Maduro Garcia, economista e fondatore di partiti di area socialista. Nato nel quartiere di Los Chaguaramos, a Caracas, nel 1962, da famiglia colombiana, e tifoso sfegatato della squadra di baseball dei Leones di Caracas, a soli cinque anni Maduro partecipava già a manifestazioni e campagne elettorali. Mentre sua madre, vedendolo vestire gli abiti del chierichetto, lo avrebbe voluto sacerdote. Al Liceo José Avalos, il leader si avvicinò alla Teologia della Liberazione, corrente progressista della Chiesa cattolica, e nel 1980 a 18 anni entrò nella Lega Socialista di stampo marxista-leninista. Tra i fondatori del movimento c'era anche Jorge Antonio Rodríguez, padre dell'attuale vicepresidente Delcy e del capo dell'Assemblea nazionale Jorge Rodríguez. Con questo gruppo il presidente ottenne una borsa di studio, formandosi a Cuba. Sebbene la sua carriera come sindacalista e autista di autobus non lasciasse presagire la sua ascesa, fu la campagna per la liberazione di Hugo Chavez, dopo il fallito colpo di Stato nel 1992, a segnare la svolta per Maduro. E' stato in questo contesto che il bolivariano ha conosciuto l'avvocatessa Cilia Flores, diventata la sua compagna e alleata politica, con un'unione poi suggellata dal matrimonio nel 2013, quando salì alla guida del Paese e Celia conquistò il titolo di "prima combattente".
UN MANDATO SEGNATO DA VIOLENZE
Ma il governo di Maduro, che nel corso dell'ultima campagna elettorale, nel 2023 si è fregiato del soprannome di "gallo pinto" è stato segnato, fin dall'inizio, da momenti di grande violenza, con la repressione nel sangue dei movimenti studenteschi. Nel 2018 poi ha ottenuto un secondo mandato con un voto giudicato illegittimo da gran parte della comunità internazionale, e così ha fatto anche nel 2023, con l'ineleggibilità della sua avversaria, Maria Corina Machado, leader della principale piattaforma di opposizione del Paese, il Pud, e di recente vincitrice del Premio Nobel per la Pace. Secondo fonti venezuelane in esilio, Maduro e la moglie sono stati allontanati in "un'uscita negoziata" con la Casa Bianca. La campagna di pressione di Washington era iniziata nei mesi scorsi, quando il presidente Donald Trump - che ieri ha annunciato la cattura - aveva spostato la portaerei più grande al mondo, la Gerald Ford, nel Mar dei Caraibi, ed aveva messo una taglia di 50 milioni di dollari sul leader chavista, ritenuto il boss narco del cartello dei Soli. Dietro di loro, Nicolas e Celia, lasciano oltre mille prigionieri politici, molti in carcere da mesi senza un'accusa formale. Tra questi anche il cooperante italiano Alberto Trentini.
IL PRIMO SCATTO A MADURO DOPO LA CATTURA
Donald Trump ha pubblicato sul suo social Truth una foto di Nicolas Maduro a bordo della nave americana Iwo Jima. Maduro indossava una tuta grigia della Nike, in mano una bottiglietta d'acqua. Indossava un paio di occhiali scuri, più vicini a una mascherina alta, di quelle usate dagli sciatori.



