Le parole della pioggia, una Tokyo dai tratti onirici tra mito e realtà: Laura Imai Messina ci porta dietro le quinte del suo nuovo libro

Le parole della pioggia, una Tokyo dai tratti onirici tra mito e realtà: Laura Imai Messina ci porta dietro le quinte del suo nuovo libro

Le parole della pioggia, una Tokyo dai tratti onirici tra mito e realtà: Laura Imai Messina ci porta dietro le quinte del suo nuovo libro Photo Credit: "Le parole della pioggia" di Laura Imai Messina, illustrazioni di Emiliano Ponzi, Einaudi


Un racconto che nasce dalle esperienze personali dell’autrice, che ci accompagna tra le strade di una Tokyo dai connotati piovigginosi e sognanti, accompagnati da figuri che strizzano l’occhio al mito

Nuovo anno, vecchie abitudini. D’altronde perché privarsi di qualcosa che, settimana dopo settimana e appuntamento dopo appuntamento, arricchisce la vita degli appassionati di numerose sfumature, ognuna speciale a modo suo?

Di libri da leggere ce ne sono e ce ne saranno sempre di nuovi, ed ecco che il primo weekend del 2026 si apre come di consueto con un approfondimento dedicato. Un appuntamento imperdibile, quello con gli autori e le autrici che ci introducono ai loro mondi e alle loro storie. Come avvenuto recentemente con Christine Von Borries e il suo “A Firenze gira voce” (Piemme), oppure con Francesco Mazza e il suo “Estinzione” (La nave di Teseo).

Oggi lo sguardo va verso una delle novità approdate di recente sugli scaffali. Parliamo di “Le parole della pioggia”, il nuovo libro di Laura Imai Messina, con le illustrazioni di Emiliano Ponzi, pubblicato da Einaudi. Atmosfere oniriche, ma calate nella realtà pulsante di fascino tipica del Giappone.


LE PAROLE DELLA PIOGGIA, ANCHE IL MALTEMPO HA IL SUO PERCHÈ

Ciao Laura, a te il microfono per le presentazioni: cosa troviamo nel tuo "Le parole della pioggia"?

"Nel mio libro “Le parole della pioggia” si trova la pioggia, si trova Tokyo, si trovano ombrelli che si aprono sia nei giorni di temporale, sia quando la pioggia cade molto leggera, sia quando il sole picchia duro, perché a Tokyo succede così. Si trova anche l'amore, ma non è un amore senza condizioni: la condizione di questo amore è che sia un buon amore, una buona relazione. Credo che ci sia tutto questo messo insieme."


Com'è nata l'idea di portare tra le pagine le figure (quasi mitologiche) delle "donne-ombrello"?

“L'idea delle donne ombrello è nata tantissimi anni fa, quasi 20, poco dopo essere arrivata a Tokyo per la prima volta. È accaduto, come è scritto anche nella mia nota finale nel libro, un giorno che mi trovai ad aspettare un semaforo rosso e iniziò a piovere. Aprii un ombrello, e accanto a me però c'erano persone che ne erano sprovviste. E la sensazione, il desiderio di coprire qualcun altro per proteggerlo, mi dette l'idea che in un luogo dove sono possibili professioni per noi italiani “assurde” - come persone che vendono il proprio tempo, persone che affittano nonni e nipoti, a seconda delle situazioni, aziende che offrono i servizi più strampalati - poteva assolutamente essere plausibile che nascesse la figura delle donne ombrello. Peraltro c'era già un sottostrato di mitologia, perché appunto esiste lo yokai, esiste la donna ombrello, quella che aspetta nei giorni di pioggia i malcapitati fuori da un tunnel. E, se il malcapitato accetta di essere coperto dallo stesso ombrello e condividerlo con questa donna vestita in chimono bianco, una volta entrati nel tunnel quel malcapitato sparirà per sempre.”


Ovviamente sono personaggi che necessitano delle giuste "condizioni" per poter esistere, in particolar modo della pioggia. Come mai la scelta di focalizzare le narrazioni attorno a questo fenomeno? Che, tra l'altro, assume numerose forme diverse, finemente descritte all'inizio di ogni capitolo...

“I personaggi esisterebbero anche senza la pioggia, soltanto che la pioggia li riunisce. La pioggia è un po' come quell'elemento che in chimica fa sì che risultino visibili alcuni altri elementi. La pioggia è quel tipo di fenomeno che mette in luce un personaggio come Aya, che diversamente sarebbe una ragazza timida probabilmente, senza tantissimo desiderio di parlare. Ma quando piove, in questo fenomeno meteorologico che lei adora, ecco che si fa protagonista anche della propria vita. Le donne ombrello, che sono persone anche esse, ognuna con la propria storia, ognuna con il proprio vissuto, probabilmente non si incontrerebbero mai se non facessero questo lavoro. Quindi è vero che la pioggia li mette vicini, ecco. La pioggia è bellissima, e credo che sia un fenomeno molto sottovalutato. Noi pensiamo soltanto all'utilità, invece la sua bellezza non sta nell'essere utile, anche se lo è tantissimo al mondo che cerchiamo di proteggere. Ma è qualcosa che cambia l'aria, è qualcosa che cambia il nostro modo di muoverci nello spazio. Oltre ad essere particolarmente suggestiva in una città come Tokyo, perché appunto la rende doppia, tripla, quadrupla, perché è tutta fatta di riflessi. La pavimentazione, che è pulitissima, mostra i vari piani su cui si sviluppa una città come Tokyo, soprattutto nelle sue zone più centrali, più colorate, più affollate.”


L'IMPORTANZA DELLA CURA PER CIÒ CHE CI STA INTORNO

Il romanzo vede al suo interno un proliferare di storie, portate in dote da personaggi ben definiti nelle loro caratteristiche caratteriali. C'è qualcuno di questi in cui ti rispecchi maggiormente o a cui sei più affezionata?

“Io mi affeziono, credo, a tutti i personaggi. A volte mi scrivono sotto ai post che pubblico online, quando parlo di me stessa, delle mie esperienze personali: perché non scrivi un libro autobiografico? In realtà c'è più autobiografia nella fiction che nei racconti di se stessi, perché c'è un approfondimento dei propri sentimenti, anche dei propri accadimenti che, mascherati dietro all'esperienza di un altro personaggio, si riescono ad ammettere, ma anche a guardare meglio, non soltanto di fronte agli altri, ma anche di fronte a se stessi. Sono molto diversa da Aya, sono molto diversa da Toru, non credo che mi sarei mai innamorata di un ragazzo come Toru, ma è pur vero che la sensazione di incanto che io provo verso il mondo coincide profondamente con quella che prova Aya. Tutte le varie sensazioni che, a seconda delle situazioni, le varie donne ombrello, le varie persone che parlano in questo libro, confessano nei confronti della pioggia, sono sentimenti possibili, li ho provati anche io. Non proviamo mai un solo sentimento nei confronti né delle cose né delle persone. C'è questa varietà che è permessa, io credo, proprio dal proliferare dei personaggi, quindi sono affezionata a tutti. Ma anche perché poi diventano proprie creazioni, speri sempre che gli vadano bene le cose.”


Il Giappone (e probabilmente tutto l'oriente), a dispetto della velocità estrema a cui si muove in termini di progresso tecnologico, è forse il luogo in cui culturalmente c'è maggiore sensibilità verso la natura e verso ciò che ci circonda. Oltre poi che per i miti tramandati da tempi remoti. Un mix di elementi che di fatto rappresenta la ricetta fondamentale del tuo nuovo libro. Secondo te, questa storia avrebbe potuto prender vita in un altro posto nel mondo? Oppure necessita di condizioni che solo il Giappone sa offrire?

“Io credo che il Giappone sia - almeno per quello che è diventato per me, perché dopo vent'anni non è soltanto un luogo - proprio una lente attraverso cui io guardo il mondo. Cioè appunto questa lentezza di cui parli è vera. Più che altro, forse più che lentezza, è questo essere assorbiti da ciò che sia accanto o davanti o intorno, questa cura estrema che si ha nei confronti dell'altro, della relazione, ma proprio, come dire, è parte dell'educazione, non è qualcosa di personale a tutti i costi. Cioè fa proprio parte dei giapponesi avere cura dell'altro, è parte della loro educazione e anche appunto della natura, questo osservarla, questo rendersi conto di quanto si è parte di questo processo, non si è staccati dalla vita di un albero o appunto da un temporale. In realtà viviamo un ciclo molto simile di vita, di morte, di rinascita - per come lo intendo io, non in senso buddista, ma far parte di questo grande meccanismo che gira. Quindi credo che avrebbe potuto anche, come dire, essere ambientato altrove. Certo non con gli stessi toni, non con le stesse delicatezze. Io che sono di Roma, probabilmente se immagino delle donne ombrello a Roma, immaginerei un po' meno ritualità, forse anche un po' più il rischio di scontri, magari di misunderstanding, imprevisti, incomprensioni. Ecco, forse bisogna aumentare il “fattore incidente” per ambientare una storia del genere in Italia. Però poi la poesia del mondo è ovunque, a Bangkok, nelle favelas, nell'hotel a 5 stelle in India, oppure al Polo Nord: è sempre lo sguardo che determina.”


Se il tuo libro fosse una canzone, quale sarebbe?

“Ascolto molta musica, ma la cosa che ascolto di più - sembra una banalità, sembra una risposta fatta apposta, ma è proprio così, i miei figli lo possono testimoniare - è la pioggia. Io ascolto quasi sempre, quasi ogni giorno, anzi ogni giorno sicuramente, la traccia della pioggia. Ho varie tracce scaricate online di temporali e quella è la mia colonna sonora, perché è qualcosa che non mi cambia l'emozione. Io sono molto sensibile alla musica, quindi a seconda della musica che ascolto mentre scrivo, cambia il mio cervello, cioè cambia - l'ho studiato anche a livello neurologico - il mio modo di esprimere i sentimenti. Quindi divento più attenta a delle cose rispetto alle altre. Scrivo in maniera diversa, e però appunto questo libro è la pioggia.”


Momento di proiettarsi verso il futuro: c'è qualcosa che bolle in pentola? Qualche nuovo progetto che sta già prendendo forma?

“Ce ne sono pure troppe di cose che bollono in pentola, perché ho progetti da anni. Io sembra che scriva molto velocemente, perché questa è la mia frequenza di scrittura, pubblico un libro all'anno. Addirittura nel caso del 2025, avendo scritto anche un libro per bambini, ne ho scritti due, quindi risulta estremamente prolifica. Ma in realtà sono tutti figli di processi creativi che abbracciano almeno due o tre anni di studio o di pensiero. Le parole della pioggia addirittura venti. Ne ho un altro che ricordo andò sotto contratto nel 2021, un altro più recente, per cui ci vorrà più tempo, e quindi alla fine sto scrivendo varie cose tutte insieme. Il prossimo anno dovrebbe uscire una riscrittura di un libro che è “Note del guanciale” di Sei Shonagon, un libro bellissimo scritto nel 1100 da una dama di corte giapponese, un libro meraviglioso e vorrei provare con molta umiltà, infatti provare non è essere certi, provare a scrivere, a fare una riscrittura, questo sguardo appunto che aveva Sei Shonagon sulla corte la vorrei posare invece sulla Tokyo di oggi.”


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