Matrix Resurrections: uno spettacolare cortocircuito metatestuale che si prende letteralmente gioco di Hollywood

09 gennaio 2022, ore 12:00

Il nuovo film di Lana Wachowski rinnega con classe i due sequel mal riusciti ed esalta tutto ciò che di bello aveva il primo film, facendo anche di meglio

In tanti si saranno domandati se c’era la necessità oggi di un quarto capitolo di Matrix. C’era effettivamente bisogno di andare a toccare un brand già reduce da due sequel non proprio brillanti che forse aveva esaurito già tutto il suo potenziale? Sono gli stessi quesiti che si è posta Lana Wachowski, regista e sceneggiatrice che infatti sceglie di tematizzare tali domande e metterle letteralmente in scena nel suo film che più che un quarto capitolo, appare fin dalle prime scene come una storia a sé.

LA TRAMA

Non è facile raccontare una trama stratificata e complessa che forse per essere compresa fino in fondo sarebbe utile vedere attraverso le immagini potenti del film. In Matrix Resurrections siamo catapultati in un mondo in cui esistono due realtà: la vita quotidiana e ciò che si cela dietro ad essa. Thomas Anderson è uno sviluppatore di videogiochi di successo, creatore della serie di videogame “The Matrix” basata sui suoi deboli ricordi come Neo.
Per scoprire se la sua realtà è vera o solo immaginazione e per conoscere realmente se stesso dovrà scegliere di seguire ancora una volta il “Bianconiglio”.

UN FILM POTENTE DIFFICILE E DA AFFERRARE

Torna il connubio tra filosofia e spettacolo che aveva caratterizzato il primo film, aggiungendo la satira efferata e precisa sull'industria dei media e sulla realizzazione in serie dei film americani. Un atto di accusa verso le grandi Major da parte della regista che sembra quasi scusarsi per essere stata costretta a rimettere mano a qualcosa che aveva già detto tutto. Ma la cosa più grandiosa è che mentre dice tutto questo, realizza un film potente, anarchico e difficile da afferrare, ma soprattutto diverso e particolare rispetto ai classici sequel che ci vengono proposti.
Keanu Reeves diventa una perfetta incarnazione narrativa della regista, una sorta di “soggettiva libera indiretta” per dirla con Pier Paolo Pasolini, ossia l’immersione totale dell’autore nell’animo del suo personaggio, che diventa quindi un po' il suo alter ego. Matrix Resurrections è un film che sembra dialogare alla perfezione con lo spettro del postmoderno, mai del tutto sconfitto. Anzi potremmo dire che qui il postmodernismo viene enfatizzato in tutte le sue molteplici declinazioni: il pastiche, la nostalgia di un passato troppo glorioso, le tematiche alte che convivono con le tematiche basse, ecc…

UN SEQUEL DEGNO CHE RISANA LO STRAPPO CON IL PASSATO

Come si diceva inizialmente, il brand di Matrix ha pagato il prezzo molto alto di avere alle spalle due sequel piatti e mal riusciti, che a distanza di anni continuano a non essere all'altezza del primo film del 1999. Ma questa nuova pellicola risana letteralmente lo strappo con il passato e per certi versi rinnega quei due seguiti, andando a correggere il tiro e facendo tornare la passione in coloro che aveva amato l’originale.
Certo, volendo essere puntigliosi, la parte centrale di Matrix Resurrections è un po' verbosa e lenta, magari sarebbe potuta essere più accattivante andando a sforbiciare qua e là delle sequenze un po' troppo lunghe e ridondanti. Ma nel complesso, è un sequel perfettamente riuscito, il più degno che si poteva fare e forse uno dei migliori realizzati negli ultimi anni.

Matrix Resurrections: uno spettacolare cortocircuito metatestuale che si prende letteralmente gioco di Hollywood
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