Per gli italiani crisi e smart working, durante la pandemia, hanno aumentato il livello di soddisfazione del proprio stipendio

Per gli italiani crisi e smart working, durante la pandemia, hanno aumentato il livello di soddisfazione del proprio stipendio

Per gli italiani crisi e smart working, durante la pandemia, hanno aumentato il livello di soddisfazione del proprio stipendio


Lo dice un'indagine dell'Osservatorio JobPricing che ha indagato la soddisfazione degli italiani nei confronti del loro salario

La crisi e lo smart working, cioè il lavoro da casa, hanno fatto crescere, durante la pandemia, il livello di soddisfazione dei salari per i lavoratori italiani. Questo è quello che emerge da un'indagine dell'Osservatorio JobPricing, pubblicata oggi, che ha verificato il livello di soddisfazione degli italiani nei confronti del loro stipendio. La situazione vissuta lo scorso anno ha inevitabilmente avuto un fortissimo impatto sulle percezioni dei lavoratori rispetto ai loro salari.


Cresce la soddisfazione 

Diversamente da quanto si potrebbe pensare, il livello generale di soddisfazione, pur restando insufficiente è aumentato in modo significativo rispetto al 2019, passando da 3,7 a 4,4 (+19%). I lavoratori che hanno espresso in giudizio positivo sono quasi il 46%, rispetto al 34% rilevato nel 2019 mentre il totale dei lavoratori totalmente insoddisfatti scende dal 26,3% al 18,9%. Solo per una categoria, quella degli operai si registra un livello di forte insoddisfazione (3.5) Si è riscontrato un ulteriore miglioramento laddove agli intervistati sia espressamente richiesto di tenere in considerazione la pandemia nell'effettuare le loro valutazioni. In questo caso il livello di soddisfazione è risultato pari a 5,1, anche superiore al 4,4 relativo alla soddisfazione generale e maggiore del 38% rispetto alla soddisfazione 2019.


Gli altri indici mappati

L'indice generale di soddisfazione torna quindi a crescere dopo il calo registrato lo scorso anno, come crescono tutti gli altri indici di soddisfazione mappati: equità (indice: 4,6, trend 2020-21: +0,4); competitività (indice: 5.0, trend 2020-21: +0.3); performance e retribuzione (indice: 4.1, trend 2020-21: +0.4); trasparenza (indice: 4.9, trend 2020-21: +0.2); fiducia e comprensione (indice: 4.1, trend 2020-21: +0.4); meritocrazia (indice: 3.9, trend 2020-21: +0.7). L'anno della pandemia sembra aver portato i lavoratori a una rivalutazione in positivo della propria retribuzione. In un periodo di questo tipo la priorità è intanto averne una: di fronte ad un mercato del lavoro dove in molti hanno perso il posto, dove molti altri lo vedono protetto solo dal divieto temporaneo dei licenziamenti e dove anche chi è ragionevolmente sicuro di mantenerlo ha visto calare i propri guadagni, la valutazione appare decisamente più indulgente che nel passato.


La correlazione tra CIG e livello di soddisfazione

Questo fenomeno viene confermato dal fatto che chi lavora in aziende impattate negativamente si dichiara più soddisfatto del suo salario (4,4) di chi ha lavorato in aziende positivamente impattate dagli effetti della pandemia (4,1). Molto forte la correlazione tra cig e livello di soddisfazione. Al crescere del periodo passato in cig cresce il livello di insoddisfazione, al punto che se si introduce la richiesta di valutare il salario considerando l'impatto della pandemia, a differenza che in tutti gli altri casi, la soddisfazione non aumenta, ma diminuisce raggiungendo un valore minimo di 2,8 per chi è è in cassa integrazione da oltre 3 mesi.


Lo smart working aumenta il livello di soddisfazione

La possibilità di lavorare in remoto è un fattore che aumenta il livello di soddisfazione. Per il gruppo di lavoratori che non aveva mai beneficiato dello smart working il livello di soddisfazione generale è di 4,5 (se con la pandemia ha iniziato lo smart working) e di 3,6 (se anche con la pandemia non ha potuto lavorare in smart working). L'insoddisfazione è più forte per le categorie di lavoratori che, nel mercato, percepiscono retribuzioni più basse: è il caso in particolare degli operai (3.2). Il livello di insoddisfazione è inoltre più elevato nel Sud e Isole (3.9) e nelle piccole imprese (3.9).

 



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