Psicologi, lo stress da Covid è al massimo picco di sempre, +3% rispetto alla settimana precedente

Psicologi, lo stress da Covid è al massimo picco di sempre, +3% rispetto alla settimana precedente

Psicologi, lo stress da Covid è al massimo picco di sempre, +3% rispetto alla settimana precedente


L'indagine è stata realizzata dall'Istituto Piepoli per il Consiglio nazionale dell'Ordine degli Psicologi, l'indicatore di stress si attesta al 64%

Cresce, per la terza settimana di fila, il livello di stress degli italiani misurato dallo Stressometro, toccando il picco più alto di sempre. Secondo l'indagine realizzata dall'Istituto Piepoli per il Consiglio nazionale dell'Ordine degli Psicologi, infatti, l'indicatore di stress si attesta al 64%, registrando un +3% rispetto alla settimana precedente. L'indagine è stata realizzata il 16 marzo 2021 ad un campione rappresentativo della popolazione italiana dai 18 anni in su, segmentato per sesso, età, Grandi Ripartizioni Geografiche e Ampiezza Centri proporzionalmente all'universo della popolazione italiana.   


La paura del contagio

A pesare maggiormente sulla salute psicologica dei cittadini sono sempre le restrizioni dettate dall'emergenza e la paura del contagio (41%), la crisi economica (16%) e lavorativa (15%), ma è preoccupante il sensibile incremento degli italiani che si dicono stressati per il rapporto con i figli: +3% in una settimana, un boom a pochi giorni dal ritorno alla didattica a distanza che non è certamente casuale. Nel complesso il peso delle relazioni con figli, partner e colleghi raggiunge il picco del 17% come motivo di stress. Una curiosità: tutto quanto investe la sfera familiare, quindi il rapporto con i figli, partner, organizzazione famiglia-lavoro stressa più le donne che gli uomini. Mentre la 'condizione di salute' preoccupa di gran lunga più gli uomini (9%) che le donne (3%). Se il livello di stress degli italiani si attesta al 64%, con un incremento rispetto alla settimana precedente del 3%, è nelle regioni del Sud e delle Isole dove maggiormente si avverte stress (65%). A seguire il Centro (63%), le aree del Nord Ovest (60%) poi il Nord Est (58%). 

Il commento del presidente del CNOP

"La paura di contrarre il virus e i suoi riflessi sul piano economico e lavorativo continuano ad essere i principali fattori di stress per gli italiani, ma una crescita così repentina delle preoccupazioni per il rapporto con i figli è indicativa dei disagi psicologici e degli effetti negativi della didattica a distanza sulle relazioni familiari". È quanto afferma David Lazzari, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli Psicologi. , in relazione alla indagine che misura lo stress degli italiani. "Servono - continua Lazzari - nuove strategie da parte del governo per affrontare questo tema, assicurando un adeguato sostegno psicologico a tutte le famiglie e non solo a chi può permetterselo".


La gestione psicologica del Coronavirus

Il problema oggettivo del “coronavirus” diventa problema soggettivo in relazione al vissuto psicologico, alle emozioni e paure che il tema suscita nelle diverse persone. Secondo il CNOP, la “percezione del rischio” può essere distorta e amplificata sino a portare a condizioni di panico che non solo sono quasi sempre del tutto ingiustificate ma aumentano il rischio perché portano a comportamenti meno razionali e ad un abbassamento delle difese, anche biologiche, dell’organismo. E’ bene quindi affidarsi ai dati e alla comunicazione diffuse dalle autorità pubbliche e alle indicazioni di cautela e prevenzione in essa contenute. Ad esempio:

Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus

Istituto Superiore di Sanità: https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/

Non cercare di placare l’ansia inseguendo informazioni spesso amplificate ed incontrollate. Ricordate che l’eventuale esposizione al virus non è sinonimo di malattia, che la contagiosità non equivale alla reale pericolosità per la salute umana, che esistono indicazioni pratiche per ridurre il pericolo. Che avere timori e paure è normale ma non ansia generalizzata, angoscia o panico, che non aiutano e sono controproducenti. Un atteggiamento psicologico valido può aiutare non solo chi lo attua ma anche gli altri, innescando un circuito virtuoso, e aumentando il “quoziente di resilienza” dei singoli, della famiglia, della comunità.



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