Raid a Khan Younis, tensione a Gerusalemme, l'escalation tra Israele e Hamas accende una nuova crisi

Raid a Khan Younis, tensione a Gerusalemme, l'escalation tra Israele e Hamas accende una nuova crisi

Raid a Khan Younis, tensione a Gerusalemme, l'escalation tra Israele e Hamas accende una nuova crisi Photo Credit: Ansafoto/Abir Sultan


Un attacco israeliano ha colpito la Mezzaluna Rossa, mentre i coloni guidati da Ben-Gvir hanno invaso la moschea di Al-Aqsa

L'ATTACCO ISRAELIANO A KHAN YOUNIS

Un nuovo episodio di violenza ha segnato la crisi in corso tra Israele e Palestina. Nelle ultime ore, un attacco delle forze israeliane contro la sede centrale della Mezzaluna Rossa palestinese a Khan Younis ha provocato la morte di un membro dello staff e il ferimento di altri tre operatori. Secondo l’organizzazione umanitaria, il raid ha innescato un incendio al primo piano dell’edificio, aggravando ulteriormente la situazione dei soccorritori già impegnati in condizioni estremamente difficili.

LA MARCIA DI BEN-GVIR

Parallelamente, nella città di Gerusalemme, il ministro israeliano della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha guidato una marcia di coloni nel complesso della moschea di Al-Aqsa. L’evento, accompagnato dalla presenza del deputato Amit Halevi del Likud, ha visto la partecipazione di oltre 1.200 coloni che, secondo il Dipartimento del Waqf islamico, hanno invaso i cortili del luogo sacro recitando preghiere, danzando e intonando cori. Le immagini diffuse dalle agenzie locali mostrano momenti di tensione, con i partecipanti incoraggiati dalle direttive di Ben-Gvir che autorizzano pratiche considerate provocatorie all’interno dell’area della moschea. La situazione è peggiorata quando, poche ore prima, lo stesso ministro aveva già condotto un corteo attraverso la Città Vecchia di Gerusalemme, alimentando accuse di voler cambiare con la forza lo status quo storico e religioso del sito. Le autorità giordane, custodi ufficiali della moschea di Al-Aqsa, hanno condannato duramente l’iniziativa, definendola una “violazione flagrante del diritto internazionale” e una sfida diretta alle norme che regolano l’accesso a uno dei luoghi più sacri dell’Islam. Hamas, dal canto suo, ha denunciato la visita di Ben-Gvir e dei coloni come “un’escalation pericolosa” e “una provocazione nei confronti dei musulmani di tutto il mondo”. Il movimento palestinese ha avvertito che tali azioni rischiano di destabilizzare ulteriormente la regione, minacciando la sicurezza globale. In una nota, Hamas ha sollecitato la comunità internazionale e le Nazioni Unite a intervenire con decisione, adottando misure concrete per fermare quella che definisce una campagna di violazioni sistematiche contro il popolo palestinese e i luoghi santi di Gerusalemme.

IL VIDEO DEGLI OSTAGGI

Nel frattempo, il conflitto in corso continua a produrre conseguenze drammatiche anche sul fronte degli ostaggi. Video diffusi da Hamas e dalla Jihad islamica, che mostrano prigionieri israeliani in condizioni critiche, hanno suscitato sdegno internazionale. Kaja Kallas, capo della diplomazia europea, ha definito le immagini “orribili” e un chiaro esempio della brutalità del gruppo armato. Attraverso un messaggio su X, Kallas ha chiesto il rilascio immediato e senza condizioni di tutti gli ostaggi e ha ribadito la necessità che Hamas deponga le armi, ponendo fine al suo controllo su Gaza. Tra i prigionieri appare in grave pericolo Evyatar David, la cui famiglia teme per la sua vita. Il fratello Eli, durante una manifestazione a Tel Aviv che ha bloccato l’autostrada Ayalon South, ha lanciato un appello disperato, sostenendo che senza cure mediche e alimenti il giovane non sopravviverà a lungo. Le sue parole, cariche di dolore, hanno trovato eco nei media israeliani, dove ha dichiarato che “darei la mia vita un milione di volte per salvarlo”. Il clima di esasperazione è tangibile. Le famiglie degli ostaggi, ormai allo stremo, continuano a chiedere un intervento immediato, mentre la comunità internazionale fatica a trovare soluzioni concrete. Il conflitto, che già da mesi insanguina la regione, mostra sempre più i segni di una spirale difficile da spezzare. La situazione resta dunque incandescente, con un equilibrio fragile che rischia di precipitare da un momento all’altro, rendendo ancora più urgente un impegno globale per fermare la violenza e aprire spiragli di dialogo.


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