Roberto D’Agostino e i vent’anni del sito Dagospia, ho fatto una pazzia per essere padrone di me stesso

Roberto D’Agostino e i vent’anni del sito Dagospia, ho fatto una pazzia per essere padrone di me stesso

Roberto D’Agostino e i vent’anni del sito Dagospia, ho fatto una pazzia per essere padrone di me stesso


Il giornalista e creatore del sito Dagospia Roberto D'Agostino ha raccontato com’è nata l’idea rispondendo alle critiche al web e parlando dell’Italia ‘”cafonal”.

Il giornalista Roberto D’Agostino ha parlato su RTL 102.5 dei vent’anni del suo sito Dagospia, che ha avuto uno strepitoso successo, partendo proprio dalla nascita dell’idea. “Ho fatto una pazzia, nel maggio del 2000, mettendomi a combattere con un sito che mi permettesse di essere padrone di me stesso”, ha raccontato D’Agostino. Oggi non esistono più i geni incompresi, ha aggiunto il giornalista, perché esiste la possibilità di uscire fuori attraverso Instagram, Twitter o un blog. “Se hai delle qualità, hai la possibilità di farcela con tenacia”, ha detto D’Agostino.

Le accuse al mondo del web

Il web viene spesso indicato come terreno fertile per volgarità e violenza. D’Agostino ha sottolineato come, sui 7,5 miliardi di abitanti del pianeta, circa 4 miliardi hanno una connessione internet; su cifre così grandi è chiaro che ci sarà anche una quota di maleducati, volgari e via dicendo. “Però non si può prendere una parte per il tutto, come allo Stadio, uno va per divertirsi e magari trova accanto uno che inizia a tirare le sedie”. D’Agostino ha raccontato inoltre che, quando Umberto Eco scomunicò internet, dicendo che dava la possibilità alle persone ubriache di esprimersi, lui rispose: “Professore mi scusi, ma lei al Dams, dove insegna, tutti i suoi studenti sono perfetti, educati, capaci di esprimere una critica senza usare parolacce? Su cento studenti ci sarà una quota di fuori di testa anche lì”. Roberto D’Agostino ha lanciato inoltre una riflessione sul web e il periodo di lockdown appena passato. “Cosa sarebbe stata questa quarantena, questa pandemia, senza uno smartphone, una connessione o un computer?”.

L’Italia ‘cafonal’

Per quanto riguarda l’Italia cafona, o ‘cafonal’ per usare un termine coniato dallo stesso D’Agostino, quali sono le differenze con vent’anni fa? Il giornalista ha spiegato che è tutto cambiato, oggi c’è una possibilità inesistente all’epoca, ovvero tutti raccontiamo la nostra vita sui social network. “Altro che privacy, siamo i primi ad aver dato agli altri la privacy, noi esistiamo con i like, con i followers, siamo la nostra fiction”. In alcuni casi le persone si mettono completamente a nudo, altri si creano una maschera o una vita parallela, che nasce dall’insoddisfazione e dal voler essere qualcun altro. Stiamo vivendo una rivoluzione epocale, ha ribadito D’Agostino, paragonabile a quella dal Medioevo al Rinascimento. Tutto ciò che c’era prima non c’è adesso; inoltre i cambiamenti, che prima avvenivano nel corso di un anno, oggi sono velocissimi. “Ecco perché la nostra vita è così affannosa, è un aggiornamento continuo, non basta studiare e trovare un lavoro, bisogna evolversi continuamente”. Lo stesso smart working, di cui si è molto parlato durante la quarantena, presuppone uno studio e un aggiornamento continuo.

Il successo e lo scoop più divertente

D’Agostino è intervenuto anche sul tema del successo. “Il problema non è avere successo”, ha detto, “ma mantenerlo. Si può avere una botta di fortuna, ma non basta, servono capacità, tenacia e carattere, in modo da mettersi lì ogni mattina e lavorare”. In conclusione, il creatore di Dagospia ha raccontato lo scoop che più lo ha divertito in questi vent’anni. “La cosa che più mi ha colpito è stata una ricerca pubblicata sul Daily Mail sul fatto che le uova non vanno in frigorifero. È stato il pezzo più cliccato, l’ho dovuto tenere un giorno in apertura”.


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