Roma, scontro tra polizia e manifestanti al corteo per Ramy. Meloni: "tragedia usata per legittimare violenza"

Roma, scontro tra polizia e manifestanti al corteo per Ramy. Meloni: "tragedia usata per legittimare violenza"

Roma, scontro tra polizia e manifestanti al corteo per Ramy. Meloni: "tragedia usata per legittimare violenza"


La famiglia di Ramy prende le distanze dagli episodi di violenza

Oltre 250 i partecipanti alla manifestazione per chiedere giustizia per Ramy, il 19enne morto a Milano dopo esser stato investito da un’auto dei carabinieri alla fine di un inseguimento. Una manifestazione non autorizzata e che ha portato tantissima violenza. Negli scontri tra manifestanti e forze dell'ordine sono rimasti feriti almeno otto agenti. Il corteo nella Capitale, si stava svolgendo in concomitanza con gli altri promossi dal Coordinamento Antirazzista italiano a Brescia, Bologna e Milano. La premier Giorgia Meloni, e non solo, questa mattina ha condannato fortemente ciò che è avvenuto nella capitale: "Non si usa la tragedia per legittimare la violenza”.


MELONI: "IGNOBILE EPISODIO DI DISORDINE"

Il post del Presidente del Consiglio Giorgia Meloni sui social: “Tra bombe carta, fumogeni e aggressioni, ieri sera a Roma abbiamo assistito all'ennesimo, ignobile episodio di disordine e caos a opera dei soliti facinorosi scesi in piazza non per manifestare per una causa, bensì per puro spirito vendicativo. Non si può utilizzare una tragedia per legittimare la violenza. Alle forze dell'ordine va la nostra solidarietà, insieme agli auguri di pronta guarigione agli agenti feriti. Siamo dalla vostra parte". 


LA FAMIGLIA DI RAMY PRENDE LE DISTANZE

La famiglia del 19enne come già successo in passato prende le distanze da episodi di violenza legati al nome del figlio e “condanna fermamente ogni forma di violenza e vandalismo che si è verificata nelle manifestazioni delle scorse ore” e chiede che “la sua figura non venga strumentalizzata per fini che non hanno nulla a che fare con la nostra richiesta di verità e giustizia per cui abbiamo riposto massima fiducia nella magistratura e nelle forze dell'ordine", dichiarano all’Agi tramite l'avvocato Barbara Indovina, i familiari del giovane, a cominciare dal padre Yehia Elgaml.


LA RUSSA: "NESSUNA GIUSTIFICAZIONE"  

Il commento del Presidente del Senato La Russa: "Esprimo ferma e totale condanna per i gravissimi episodi di violenza avvenuti a Roma e a Bologna, dove numerosi delinquenti hanno lanciato bombe carta contro un commissariato, aggredito le forze dell’ordine e assaltato una sinagoga. Nessuna giustificazione, nessuna tolleranza è ammissibile per questi episodi, che purtroppo continuano a ripetersi con preoccupante regolarità. Ai sindaci di Roma e Bologna, alle Forze dell’ordine e alla comunità ebraica va la vicinanza mia personale e quella del Senato della Repubblica".


PIANTEDOSI: "TRAGEDIA USATA PER SEMINARE VIOLENZA"

Il commento del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi: "I disordini e gli attacchi alle forze di polizia che negli ultimi due giorni si sono verificati in varie città italiane dimostrano, ancora una volta, l’esistenza e la pericolosità di soggetti organizzati che strumentalizzano ogni tema, fatto o episodio, perfino una dolorosa tragedia come quella del giovane Ramy, soltanto per seminare violenza - ha detto il ministro dell'Interno condannando le violenze contro gli agenti a Roma -. In un Paese maturo e avanzato come il nostro dovrebbe essere parte di una cultura condivisa la consapevolezza che non fermarsi a un alt delle Forze dell’Ordine o cercare il confronto violento con chi rappresenta lo Stato non è solo una grave violazione della legge, ma è anche un comportamento pericoloso per sé e per gli altri, che mina la sicurezza dei cittadini e la convivenza civile. Chi non parte da queste considerazioni rischia irresponsabilmente di alimentare l’idea che tali condotte siano talvolta giustificabili e che possano essere messe sullo stesso piano dell’impegno di poliziotti o carabinieri, spesso costretti a operare in momenti e situazioni difficili e concitate, anche a rischio della loro stessa incolumità".



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