Sentimental Value, trama e recensione del film candidato agli Oscar 2026

Sentimental Value, trama e recensione del film candidato agli Oscar 2026

Sentimental Value, trama e recensione del film candidato agli Oscar 2026 Photo Credit: Ansa/Tolga Akmen


La pellicola di Joachim Trier è stata candidata in sei categorie e potrebbe vincere quella come miglior film internazionale

Altro giro, altra corsa. Prosegue il nostro viaggio tra i dieci titoli candidati all’Oscar 2026 come miglior film.

Questa volta lo sguardo si posa su Sentimental Value, arrivato a Hollywood forte del Gran Premio speciale della giuria conquistato al Festival di Cannes 2025: un biglietto da visita prestigioso per l’opera di Joachim Trier, autore che negli ultimi anni è stato accolto con grande calore dall’industria americana.

La pellicola è stata candidata in sei categorie e potrebbe vincere quella come miglior film internazionale.

SENTIMENTAL VALUE, LA TRAMA DEL FILM

Nora e Agnes sono due sorelle legate da un rapporto profondo e complice, costruito negli anni nonostante le difficoltà.

L’improvviso ritorno del padre Gustav, regista affermato ma da sempre incapace di essere una presenza stabile, riporta a galla tensioni e ferite mai davvero guarite.

Deciso a risollevare la propria carriera con un nuovo film, Gustav pensa a Nora come protagonista, certo delle sue qualità di attrice. Ma il rifiuto della figlia lo costringe a rivolgersi altrove: il ruolo viene così affidato a Rachel Kemp, giovane e promettente star hollywoodiana.

L’ingresso di Rachel nella loro vita sconvolge equilibri già fragili, spingendo le due sorelle a fare i conti non solo con il padre, ma anche con un passato che continua a pesare sul loro presente.

SENTIMENTAL VALUE, LA RECENSIONE

C’è una scena, verso il finale, che dovrebbe rappresentare il culmine emotivo del film: il personaggio interpretato da Renate Reinsve legge una pagina di copione; la voce trema, gli occhi si velano, la commozione cresce progressivamente fino a diventare quasi incontenibile. È un momento pensato per aprire una voragine nello spettatore, per trasformare il racconto in una confessione intima e universale. Eppure quella vertigine promessa non si compie del tutto. La sequenza appare costruita, leggermente forzata, come se la macchina emotiva fosse visibile nei suoi ingranaggi.

È il segno di un film che funziona per intermittenza, a singhiozzo, alternando intuizioni felicissime a passaggi meno centrati. Anche il montaggio riflette questa natura discontinua: stacchi improvvisi, bruschi neri che interrompono il flusso e frammentano la narrazione.

Una scelta stilistica coerente con l’idea di memoria come accumulo di frammenti, ma che alla lunga rischia di spezzare l’immersione. Alcune soluzioni narrative faticano a trovare un equilibrio compiuto. La voce fuori campo, ad esempio, spesso assume un tono didascalico, più intentata a spiegare che a evocare. In un film che ambisce a indagare le pieghe più intime del sentimento, l’eccesso di esplicitazione finisce per smorzare la forza delle immagini. Anche il finale, nel complesso, appare prevedibile: chiude il cerchio con coerenza, ma senza quel guizzo capace di lasciare un segno duraturo.

Eppure sarebbe ingeneroso liquidare Sentimental Value come un’occasione mancata. Al contrario, il nuovo lavoro di Trier è ricco di qualità e attraversato da momenti di autentica grazia. Il personaggio maschile affidato a Stellan Skarsgård è scolpito con misura e profondità: un uomo sospeso tra orgoglio e rimpianto, incapace di sottrarsi al peso delle proprie scelte.

Skarsgård lo interpreta con una sobrietà che diventa la cifra più convincente del film, evitando ogni facile patetismo. La fotografia, delicata ma vibrante, restituisce agli ambienti una consistenza quasi tattile. Resta un’opera imperfetta ma ambiziosa.

Non sempre il colpo arriva al cuore con la precisione desiderata; ma lungo il percorso si incontrano lampi di verità che valgono il viaggio.

POSSIBILITÀ DI VITTORIA

Sul fronte dei premi, appare difficile che il nuovo film di Joachim Trier riesca a conquistare la statuetta più ambita, quella per il miglior film. Più concrete, invece, sembrano le possibilità di vittoria nella categoria miglior film internazionale, dove la pellicola è in un serrato testa a testa con L’agente segreto di Kleber Mendonca Filho (gli unici due titoli candidati stranieri ad aver ottenuto anche una nomination come miglior film) Buone chance anche per Renate Reinsve nella corsa alla miglior attrice, sebbene la competizione sia tutt’altro che semplice.

L’attrice dovrà vedersela con l’altra grande favorita, Jessie Buckley, candidata per la sua interpretazione in Hamnet. Si preannuncia un confronto avvincente: resta da vedere chi riuscirà a spuntarla.



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